Lo sballo e il ballo della nostrana “gioventù bruciata”. Il film in memoria di Willy Monteiro al cinema

In sala dal 19 novembre (per Eagle Pictures) “40 secondi” di Vincenzo Alfieri, sull’omicidio di Willy Duarte Monteiro, pestato a morte nel 2020 fuori da una discoteca a Colleferro. La giornalista di cronaca nera Federica Angeli l’ha raccontato in un libro che è alla base del film: seguiamo le ultime 24 ore di Willy (Justin De Vivo) attraverso un susseguirsi di implacabili primi e primissimi piani e camere a spalla in stile “Dardenne”. Premio speciale della giuria al cast e premio L.A.R.A. 2025 a Enrico Borello come Miglior Interprete alla Festa di Roma 2025 …

Quanto sia rapido distruggere la vita nostra e degli altri lo anticipano i titoli dei due film presentati a seguire alla Festa del cinema di Roma: una manciata di secondi.

Per ragioni tematiche, noi ci occupiamo di quello legato ad un reale fatto di cronaca e tratto dal libro omonimo, scritto da Federica Angeli, nota cronista di mala, spesso ostiense, che da ormai 12 anni per le sue inchieste su la Repubblica può uscir di casa soltanto sotto scorta.

Non c’è respiro in questa storia. In quei 40 secondi che hanno spazzato via una vita il 6 settembre del 2020. Quella Willy Duarte Monteiro, il ventunenne capoverd-italiano, che costruiva con fatica e grazia affettuosa il suo futuro, anche ambizioso, a Colleferro, dove era ben inserito e stimato dagli amici, e ora, oltre al dolore rimasto, una piazza ha il suo nome, ed è arrivata, consegnata dal presidente Mattarella alla sua dignitosissima mamma, una medaglia al valor civile insignita al suo meraviglioso figlio.

Il film, che ripercorre le sue ultime 24 ore di vita, non ci concede campi larghi se non in apertura: un tocco rapido sui monti Lepini per informarci che ancora, oltre allo sballo, la droga e la violenza, c’è chi si porta al pascolo 200 pecore, col rischio che dei balordi ne facciano per gioco anche fuori una, intorno a questa piccola città di quasi 22.000 abitanti a metà strada tra Roma e Latina.

Città del centro sud che, oltre all’agricoltura, sembra fornisca anche un ottimo concime per delinquenti pronti a esibirsi nelle serate da movida che a quanto pare i Comuni ritengono non dannose all’ambiente.

Willy, come sappiamo, intervenuto in una rissa in piazza per difendere un amico, l’hanno straziato di botte due brutali e ridicoli gemelli tatuati e finto-biondi, sfornati da genitori con casa, e non solo, in puro stile Casamonica.

Diretto e montato da Vincenzo Alfieri, di professione anche attore, ma non qui, il film è un susseguirsi di implacabili primi e primissimi piani, steadycam, camere a spalla in stile “Dardenne”. Questo lo stile scelto per raccontarci lo sballo, il ballo, lo stordimento della nostrana “gioventù bruciata” e spesso senza futuro che, in questo caso, le nottate le passa dentro e fuori un locale, “Futura”, dall’illusorio e preoccupante nome.

Ottimi tutti gli attori vje si aggiudicano il premio speciale della giuria: Justin De Vivo nel ruolo di Willy, Giordano Giansanti, giovane pugile di Civitavecchia in quello di uno dei due gemelli, Francesco Gheghi, Enrico Borelli, Beatrice Puccili, Francesco Di Leva e un commuovente Sergio Rubini in quello di un prof. che apre gli occhi finalmente su chi sarà il futuro genero e padre della creatura che sua figlia ha in grembo: quello che offre come dono al riluttante suocero un ciuccio fresco tatuato sul braccio.


Marina Pertile

giornalista

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