“Lourdes”, un doc miracoloso attraverso la laicità del dolore

In sala come evento speciale il 24, 25 e 26 febbraio (102 Distribution), “Lourdes” il potente documentari di Thierry Demaizière e Alban Tuerlai (già autori di un ritratto su Rocco Siffredi) dedicato al celebre santuario francese. Un viaggio quanto più laico si possa immaginare attraverso un’umanità sofferente che colpisce come un pugno in faccia lo spettatore. Di miracoli, quei miracoli per i quali Lourdes è famosa nel mondo, nel film quasi non si parla. Il miracolo, piuttosto, sarà riuscire a vederlo …

 

Mani che appena sfiorano la roccia. Mani che la accarezzano decisamente. Mani che ci si strusciano contro a lungo e quasi non vogliono staccarsene. Volti compresi in preghiera. Volti stravolti dal dolore. Volti persi all’inseguimento di una illusione.

È una galleria di umanità sofferente, colta sia attraverso dettagli simbolici o grazie a drammatici primi e primissimi piani, quella che colpisce come un pugno in faccia lo spettatore fin dalle prime immagini di Lourdes, documentario nelle sale per una tre giorni-evento a partire dal 24 febbraio, distribuito dalla 102 Distribution in collaborazione con la associazione degli esercenti cattolici.

 

Si tratta infatti di un documentario dedicato al terzo santuario cristiano al mondo per numero di visitatori, 3 milioni all’anno, dopo S. Pietro e la basilica di Nostra Signora di Guadalupe. Un “luogo simbolo”, dove la Madonna, per la Chiesa cattolica, apparve l’11 febbraio del 1858 a Bernadette Soubirous e che da allora è luogo di culto nonché di guarigioni, ben 7000, giudicate non spiegabili dalla scienza medica e di queste 70, a oggi, ritenute ufficialmente veri e propri miracoli.

Insomma come si capisce facilmente, un luogo oggetto di venerazione ma che può essere guardato anche con scetticismo se non addirittura sospetto per la gigantesca organizzazione che gestisce il santuario con millimetrica, militaresca, precisione e col giro di affari, fra viaggi, ospitalità e supermercato del gadget sacro che genera un così enorme flusso di pellegrini.

Ebbene, Lourdes è un film molto bello che per altro ha già ricevuto riconoscimenti importanti dalla critica e dal pubblico francesi (miglior documentario a Valenciennes, nomination come miglior documentario al Premio Lumière della critica).

A spiegare questo successo possono aiutare le credenziali degli autori, i registi Thierry Demaizière e Alban Tuerlai, in Francia giornalisti di grande successo, giunti insieme alla undicesima fatica dopo aver firmato documentari dedicati a personaggi più diversi come Karl Lagerfeld, Fabrice Luchini, Lilian Thuran o Rocco Siffredi. Per non parlare degli spot pubblicitari realizzati per Chanel. Insomma quanto di più laico si può immaginare. Perché allora dedicare un anno di lavoro, tanto sono durate le riprese, proprio al Santuario di Bernadette?

“Con nostro grande stupore” spiegano i due registi, “abbiamo scoperto che non era mai stato fatto un documentario su Lourdes. C’erano stati film (magnifico quello dell’austriaca Jessica Hausner) e numerosi reportage televisivi per via dell’aspetto commerciale ma niente sui pellegrini, niente sulle loro motivazioni: perché vengono fino a qui? Che cosa sperano? Che cosa rappresenta per loro la Vergine?”

Per rispondere hanno scelto di far parlare le immagini e le voci dei diretti interessati, seguiti attraverso la storia di una decina di personaggi. Voci e immagini raccontano la fragilità e la povertà delle persone perché il santuario è un rifugio per i pellegrini che, spogliandosi degli orpelli della vita di tutti i giorni si mettono letteralmente a nudo nelle piscine dove si immergono, metaforicamente in un rapporto diretto, quasi carnale, con la Vergine.

Demaizière e Tuerlai sono andati a incontrare questi pellegrini: pazienti ricoverati, malati, gitani, soldati e prostitute. Autosufficienti e non. Hanno ascoltato le loro preghiere sussurrate e documentato le loro vite tormentate da lunghi calvari. Corpi deformi, arti contorti, anime lacerate. Niente ci è risparmiato. E non è facile restare incollati alle immagini senza sentirsi altrettanto lacerati.

Al di là della fede hanno ripreso Lourdes come un grande teatro antropologico dove si intersecano storie profondamente struggenti. Quelle dei malati. Ma anche quelle degli operatori sanitari e soprattutto dei volontari, spesso giovani e molto giovani, che li assistono nel viaggio, talvolta lunghissimo, sui treni pieni di barelle e carrozzine; negli alloggi durante i tre, quattro, cinque giorni di soggiorno, nutrendoli, vestendoli, curandoli, lavandoli e poi accompagnandoli nelle cerimonie, nella quotidiana recita del rosario, nelle grandi e suggestive adunate attorno alla grotta miracolosa o nell’immenso santuario, sempre col sorriso sulle labbra e con lo sguardo di chi, immergendosi nel vortice della sofferenza, scopre di crescere in umanità assieme ai suoi fratelli più sfortunati.

Le immagini sono di grande suggestione, le riprese hanno un ritmo serrato, il montaggio è veloce, le storie si intrecciano come in romanzo senza mai una caduta di attenzione, i dialoghi scarni, essenziali, ad alto impatto emotivo.

Di miracoli, quei miracoli per i quali Lourdes è famosa nel mondo, nel film quasi non si parla. Anche se tutti i pellegrini invocano più o meno apertamente la guarigione. Struggente la confessione di un disperato che si chiede: ma perché dovrebbe toccare proprio a me? E usa, molto laicamente, un parallelo fra il miracolo e una lotteria.

Del resto è la Chiesa stessa che in materia procede con i piedi di piombo. Con indagini mediche rigorosissime cui hanno partecipato scienziati di altissimo livello e di ogni orientamento religioso. Per documentazione, possiamo dire che la stragrande maggioranza dei 70 miracoli riconosciuti – i primi a pochi mesi dalle apparizioni, nel 1858 – ha riguardato per l’80% donne, persone di tutte le età a partire da due bambini di due e tre anni, in maggioranza francesi ed europei, di diverse estrazioni sociali, affetti da tutte le malattie conosciute a eccezione di quelle genetiche. Chi è guarito immergendosi nella vasca dell’acqua che scaturisce dalla roccia della grotta, chi bevendola, chi la Madonna l’aveva solo invocata. Per chi fosse interessato ad approfondire, i libri non mancano. Ma in ogni caso, miracoli o non miracoli, (il miracolo, con rispetto parlando, sarà piuttosto riuscire a vederlo) questo è un film che non si dimentica facilmente.