Martone, Bellocchio e la Storia. Ma Cannes 75 soffre di long Covid e fa volare i Top Gun

Al via il 17 maggio Cannes 2022. Mario Martone in corsa per la Palma d’oro con l’adattamento di “Nostalgia” di Ermanno Rea. E Marco Bellocchio presenta la serie su Aldo Moro. La Storia protagonista in tanti film, tra cui quello dell’ucraino Sergei Loznitsa che a partire dal libro Winfried G. Sebald affronta il tema tabù della distruzione causata dai bombardamenti alleati nel secondo conflitto mondiale. Mentre Tom Cruise col nuovo “Top Gun” torna a far volare alto i valori dell’aviazione militare americana… Vero sciovolone del festival visti i nostri tempi di guerra …

Mario Martone in concorso con l’adattamento dell’ultimo libro di Ermanno Rea, Nostalgia. Marco Bellocchio a Cannes Première con la sua prima serie tv, Effetto Notte, che torna sul caso Moro e gli anni di piombo a quasi vent’anni dal magnifico Buongiorno, notte, dimostrando a 82 anni – parole di Thierry Frémaux delegato generale del festival di Cannes – un entusiasmo particolare nel continuare a lavorare sulla storia dell’Italia.

In rappresentanza della storia dell’Est, invece, al centro delle drammatiche cronache della guerra in Ucraina un autorevole manipolo di autori sempre in concorso: il russo dissidente Kirill Serebrennikov col suo omaggio a Čajkovskij (Zhena Chaikoskogo); il maestro del cinema polacco Jerzy Skolimowski (Hi-Han), il rumeno Cristian Mungiu (RMN) e – non poteva mancare – l’ucraino Sergei Loznitsa che, dopo il folgorante Austerlitz torna ad ispirarsi alle pagine dello scrittore tedesco Winfried G. Sebald (Storia naturale della distruzione) per raccontare stavolta le sofferenze della popolazione tedesca sotto i bombardamenti alleati, rimasto a lungo un tema tabù.

Tom Crise col nuovo Top Gun: Maverik – 36 anni dopo – tornerà invece a far volare alto i valori dell’aviazione militare americana, anche se fuori concorso. Vero “scivolone” in tempi di guerra come i nostri di un festival che ha sempre incarnato altissimi ideali progressisti e di libertà. Che pronuncia orgoglioso “no pasaran” alle piattaforme dello streaming e poi s’inchina alle major Usa (la nuova presidente Iris Knobloch che subentra a Pierre Lescure, è stata per anni ai vertici della della Warner Bros France) e si modernizza (parola d’ordine di questa edizione) su TikTok e Brut.

Ci sarà tanta Storia, insomma al festival di Cannes 2022 che torna nelle abituali date (dal 17 al 28) di maggio, dopo l’edizione estiva causa pandemia. Eppure questa kermesse numero 75 non sembra destinata a passare alla storia. Non ci sono grandi film pronti al momento. La crisi del Covid lascia segni lunghi. Così compaiono meno dei soliti grandi nomi del ghota internazionale del cinema (non mancano però i fratelli Dardenne, David Cronemberg e George Miller). Sebbene figurino quelli giusti d’oriente: il sudcoreano culto Park Chan-wook (Decision to Leave), il giapponese Kore-Eda Hirokazu (Broker) e Lee Jung-jae, l’attore star della serie coreana Squide Game qui al suo debutto nella regia (Hunt).

Anche di film letterari non ne appaiono tantissimi (oltre ai già citati). Spicca però quello di Claire Denis, in concorso con The stars at noon di Claire Denis dal romanzo di Denis Johnson sulla rivoluzione in Nicaragua dell’84 raccontata attraverso lo sguardo di una donna americana. Interessata alla denuncia degli orrori del colonialismo fin dai suoi esordi nel cinema (Chocolat) Denis racconta in questo suo nuovo film il complesso scenario politico del paese sud-americano in cui la Cia ha sempre fatto da padrona.

Tra gli adattamenti più attesi, almeno per noi, è sicuramente il film di Mario Martone di ritorno al festival per la quarta volta. Con Pierfrancesco Favino nei panni del protagonista il film è ispirato a Nostalgia pubblicato da Feltrinelli nell’ottobre 2016, ad appena un mese dalla scomparsa di Ermanno Rea e sorta di suo testamento spirituale. Dopo quarant’anni di lontananza Felice torna lì dov’è nato, il rione Sanità, nel ventre di Napoli. Riscopre i luoghi, i codici del quartiere e un passato che lo divora.

 

Un racconto di razzismo, ma non solo, è quello scelto dalla regista polacca Agnieszka Smoczyńska che nel suo The Silent Twins riprende l’omonimo romanzo (Le gemelle che non parlavano, Adelphi) della giornalista del Sunday Times, Marjorie Wallace dedicato alla storia vera di June e Jennifer Gibbons: gemelle dell’unica famiglia nera in una piccola città del Galles negli anni ’70 e ’80. Il film passerà nella sezione Un certain regard.

Una carrellata di star musicali, ancora, si aggiunge al cartellone del festival: l’Elvis Presley di Baz Luhrmann, il documentario su Jerry Lee Lewis di Ethan Coen e l’omaggio a David Bowie di Brett Morgen.

L’apertura è affidata agli zombi di Michel Hazanavicius (Coupez!) che completano la selezione insieme a Valeria Bruni Tedeschi (Les Amandiers) col suo personale (e tanto di personale come di consueto) omaggio a Patrice Chéreau; Arnaud Desplechin (Frère et soeur) che torna alle tematiche familiari, il dissacrante svedese Ruben Östlund (Triangle of Sadness) e l’americana Kelly Reichardt (Showing Up), tra le poche donne in concorso e anche presidente del Festival di Locarno. Mentre Jasmite Trinca, tra i giurati, porta fuori concorso il suo esordio alla regia: Marcel! imprescindibile storia di una bambina, il suo cane e sua madre.

A conti fatti, infine, la Mostra di Venezia avrà perso un nome importante come Mario Martone, ma ad occhio e croce vista la penuria sulla Croisette sembra di capire che molti altri ne avrà. A meno che non si tratti di un segno dei tempi: il cinema ormai è residuale rispetto alla produzione di serie che sono diventate il vero busineses dei colossi dello streaming. Speriamo di no.