Addio Catherine Spaak. Da Lolita nell’Italia del boom a signora della tv


 

È stata la Lolita del cinema italiano degli anni Sessanta, poi cantante di brani da hit parade e ancora raffinata ed elegante conduttrice televisiva.

È morta il 17 aprile a 77 anni Catherine Spaak, era nata a Boulogne-Billancourt, nella regione Île-de-France, da una famiglia belga di artisti e politici. Nel 2020 aveva avuto un’emorragia cerebrale dalle cui conseguenze non si è più ripresa.

Giovanissima, appena quattordicenne Catherine calca il primo set: è il film francese Il buco di Jacques Becker, ma sarà Alberto Lattuada (amico di suo padre, lo sceneggiatore Charles Spaak) a darle il suo primo ruolo di rilievo in I dolci inganni, è il 1960 e fa subito scandalo (con tanto di processo per oscenità) il personaggio di Francesca, adolescente di buona famiglia sedotta da uomo più grande di lei di vent’anni.

Il ruolo di adolescente disinibita e ribelle, una Lolita nell’Italia del boom, le resterà addosso a lungo. Eccola ne La voglia matta (’62) di Luciano Salce che si rivelerà il suo vero trampolino di lancio; con quel comletino a righe ne Il sorpasso di Dino Risi che diventerà un’icona del costume.

Ma anche e soprattutto nei letterari La noia di Damiano Damiani dal capolavoro di Moravia (’63) dove è nei panni della cinica e disincantata Cecilia, immortalata nella scena in cui il suo amante la ricopre di denaro (nelle foto) e ne La parmigiana, dello stesso anno, in cui Antonio Pietrangeli a partire dall’omonimo romanzo di Bruna Piatti le cuce addosso uno dei suoi straordinari e complessi personaggi femminili in un percorso esistenziale di emancipazione.

Catherine diventa quindi anche uno dei volti della commedia all’italiana. Un film per tutti: L’Armata Brancaleone di Mario Monicelli. Parallelamente è anche cantante, tra i suoi successi Noi siamo i giovani. Nel ’68 è La vedova allegra per il musical televisivo di Antonello Falqui. Suo partner maschile è Johnny Dorelli che diventarà suo marito.

Nel ’70 inizia a scrivere per varie testate. Il cinema si dirada anche se è del ’76 la sua partecipazione al fianco di Gigi Proietti nel film culto di Steno, Febbre da cavallo. A seguire sono gli anni della tv, da Forum ad Harem di Rai3, dove si fa apprezzare anche in questo caso per la sua eleganza. I suoi libri, 26 Donne, Da me, Un cuore perso, Oltre il cielo, la fanno apprezzare anche come scrittrice. Quattro i suoi matrimoni: con l’attore Fabrizio Capucci, da cui ha avuto una figlia Sabrina. Johnny Dorelli da cui ha avuto il figlio Gabriele. L’architetto Daniel Rey e Vladimiro Tuselli.


Gino Santini

redattore

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