L’emancipazione impossibile. La Suzanna della Duras risplende sullo schemo di Jacquot

In sala dal 21 aprile (per Wanted Cinema) “Gli amori di Suzanna Andler ” dramma da camera scritto da Marguerite Duras e ora portato sullo schermo da Benoit Jacquot con una splendida Charlotte Gainsbourg. È lei Suzanna l’infelice protagonista che deve scegliere tra il suo destino convenzionale di moglie e la libertà, che nella storia ha le sembianze del suo amante. Il ritratto di una donna alla ricerca di un’impossibile emancipazione …

Una meravigliosa villa, chiusa in attesa dell’estate, con una vetrata oltre la quale una terrazza si affaccia sul mare e sui promontori verdi di macchia mediterranea dalle parti di Saint Tropez. All’interno un salotto tra due Matisse che si fronteggiano alle pareti.

Questa è la scenografia nella quale si svolge Gli amori di Suzanna Andler il dramma da camera, scritto nel ’68 da Marguerite Duras e ora portato sullo schermo da Benoit Jacquot con una splendida Charlotte Gainsbourg nella parte della protagonista.

Se l’opera è stata scritta nell’epoca delle contestazioni e della rivendicazione dei diritti e dell’affermazione delle donne questo film mantiene una rigorosa fedeltà al testo, pur ambientando ai giorni nostri la vicenda, a conferma dell’attualità dei temi trattati.

Suzanna è una donna intrappolata in un molto più che agiato matrimonio con un uomo d’affari assente e infedele, che deve scegliere tra il suo destino convenzionale di moglie e la libertà, che nella storia ha le sembianze del suo amante.

Nel grigiore malinconico della villa si snoda quella che potrebbe essere definita una seduta psicoanalitica a colpi di tenerezze, bugie, mezze verità, silenzi e omissioni oltre che rancorose rivendicazioni tra gli amanti. I dialoghi sono pieni di un dolore confuso e spesso tagliente. Un catalogo di disagio crescente, sofferenze che lasciano perfino pensare a gesti estremi che in un mondo di non scelte non può essere compiuto ma solo ipotizzato.

“Sono la donna più tradita di St. Tropez”, dice ad un certo punto Suzanna come se fosse l’unica verità nel vortice di menzogne sue, del marito, della sua migliore amica Monique e anche di Michel (Niels Schneider), l’amante. Lei, Suzanna,  non sa cosa fare di se stessa e della propria vita, impantanata com’è nella memoria, anche questa poco riconoscibile tra realtà e finzioni praticate a lungo.

Marguerite Duras tratteggia il ritratto di una donna alla ricerca di un’impossibile emancipazione: “È una donna nascosta, nascosta dietro la sua classe, nascosta dietro la sua fortuna, dietro tutti i sentimenti convenzionali e le idee ricevute… Non pensa a niente, Suzanna Andler. Ma ho cercato di lasciarla andare, di restituirle la sua libertà”.

Già passato al Torino Film Festival 2022, dal 21 aprile nelle sale italiane distribuito da Wanted Cinema, è la trasposizione cinematografica di un’opera molto rappresentata a teatro, in Italia la traduzione del testo è stata curata da Natalia Ginzburg, ma il primo spettacolo allestito alla fine del 1969 a Parigi deluse la Duras insoddisfatta dalla messa in scena.

Del resto Marguerite Duras non è mai stata tenera con le trasposizioni dalle sue opere. Come racconta lo stesso Jacquot, che dell’autrice fu stretto collaboratore in parecchi momenti: “Duras non era solita apprezzare le pellicole tratte dai suoi lavori. Cambiava spesso opinione adirittura su Hiroshima mon amour”.

Chissà cosa avrebbe detto di questa trasposizione nella quale Benoit Jacquot decide di usare la lentezza e la quantità di parole come una metafora e una componente stessa del mondo in cui la bravissima Charlotte/Suzanna si trova invischiata. La bellezza del luogo, della villa e l’impeccabile abitino Saint Laurent sono su di un piatto della bilancia mentre sull’altro c’è Michel con il suo amore ringhioso, l’età e un cappotto stazzonato da offrire… sipario.