“Passare la parola serve a capire cosa ne fanno gli altri”. Luciana Castellina presidente di Bookciak, Azione! ci regala le sue

“Bookciak, Azione! è uno strumento formidabile per passare la parola e osservare come cambia”. Luciana Castellina presidente onoraria della XV edizione del concorso cine-letterario che premia alle Giornate degli Autori veneziane i corti dai libri, parla del dialogo con le nuove generazioni, di comunismo (“non è una parolaccia. In Italia ha fatto capire che ciascuno era il soggetto del cambiamento e non bisognava aspettarlo ma crearlo), di consapevolezza e di crisi del patriarcato. Con lo sguardo sempre lucido di una straordinaria indomita intellettuale eretica …

Luciana Castellina al centro. Alla sua sinistra Aurora Palandrani e Costanza Quatriglio. E alla sua destra Gabriella Gallozzi ed Elisabetta Giannini

Il tema di questa XV Edizione di Bookciak, Azione! è il passaparola tra generazioni. Che parole vorrebbe passare alle giovani di oggi?
Più che passare io vorrei capire che parole traggono i giovani dalla loro memoria. Questo premio è perfetto perché c’è inevitabilmente del tempo tra libro e film, il che permette di capire come diavolo interpretano i giovani le parole del libro. Non è un caso se i film che vengono fuori sono sempre diversi, sono diversi anche gli occhi, le reazioni, la memoria. Andrebbe diffuso molto di più, è uno strumento formidabile per passare la parola e osservare come cambia.

Rispetto agli anni in cui è stata una grande protagonista della vita politica e culturale, vede delle parole che invece non sono passate all’oggi? Delle parole che ci mancano?
Quando penso al passato più che le parole sono le tematiche dell’immediato dopoguerra a venirmi in mente. Il cinema era dentro quelle tematiche. Il Neorealismo, ad esempio: quando abbiamo visto per la prima volta i film neorealisti siamo rimasti sbalorditi. Rispecchiavano un’Italia nuova, in cui era protagonista la soggettività. Quei film ti dicevano che eri un soggetto del cambiamento, non dovevi aspettartelo dal Papa o da un Presidente. È una cosa da ricostruire oggi, la vedo solo nei quartieri di periferia come il Quarticciolo.

Più che le parole dobbiamo quindi cercare lo spirito, la mentalità.
Potrebbe aiutare moltissimo. Non bisogna andare davanti al Parlamento a chiedere per cortesia di far qualcosa. Bisogna dire: “Io questa cosa la faccio, poi te la vedi tu”. Una parola comunque c’è e si lega a questo discorso. Gli operai del Neorealismo avevano tutti in tasca una tessera, quella del partito comunista. Comunista non è una parolaccia, era in continuità con la soggettività. La cosa importante del comunismo in Italia è stata far capire che ciascuno era il soggetto del cambiamento e non bisognava aspettarlo ma crearlo. Poi certo, se sei uno solo o 2 milioni le cose cambiano.

Una grande partecipazione giovanile l’abbiamo vista a sostegno della Palestina, tra l’altro protagonista qui alla Mostra di Venezia 83, grazie a Naza, il documentario sulla macchina da genocidio dell’esercito israeliano.
Il fatto che questo vigore sia scoppiato sulla Palestina dimostra che la società civile italiana continua a essere molto ricca culturalmente prima ancora che politicamente. Si è conservata una consapevolezza, quella che non bisogna andar dietro a chi detiene il potere in un dato momento. Questo concetto mi sembra la chiave della democrazia. L’unico riparo alla crisi della democrazie è ricostruire la consapevolezza che i politici sono quelli della società civile. Del dibattito parlamentare non me ne frega niente, non si sono nemmeno accorti che siamo davanti a un cambiamento epocale.

I film di questa Mostra si interrogano molto sul loro valore in questo momento di cambiamento. Ce n’è qualcuno che l’ ha colpita?
Ho visto pochi film qui, ma in quasi tutti ho visto un senso di smarrimento spaventoso. Sono belli, ma confusi, fatti di gente smarrita che non si ritrova più. Mi ha impressionato. Eppure ci sono nuove forme di politica a cui prestare attenzione. Ho nominato il Quarticciolo, ecco ho passato una vita a dire che il mio paese guida era l’Unione Sovietica, oggi è il Quarticciolo. Mi sarebbe piaciuto un film su quel quartiere o comunque sia su questi tentativi tenaci di ricostruire una nuova forma di democrazia, che dev’essere per forza di cose diversa.

Ha sempre detto in questi anni che l’unica rivoluzione riuscita è quella delle donne. Presiede honoris causa la giuria di un premio in cui a decretare i vincitori sono state altre tre donne di generazioni diverse. È un segno anche questo di un passo verso una società diversa?
Non so, mi interessano molto di più i maschi ormai. Hanno perso il loro potere, non sanno più chi sono. Ammazzano le donne libere perché non sono in grado di capirle, di immaginarsele, di pensarle. La questione è tutta qui. Non ci sono film nemmeno sul disagio degli uomini dopo la rivoluzione femminista, sarebbe un argomento interessante da affrontare. Credo che i maschi siano “cattivi” perché sentono che il patriarcato sta finendo e non sanno più reagire. Insomma, siete dei poveracci e io invoco le ragazze ad aiutarvi.

Mi sembra che le due parole da passare sul mondo di oggi siano: nuovi paradigmi. Le sue risposte chiedono sempre un nuovo sguardo.
La verità invece è che ogni cosa mi ricorda sempre di più Lenin, figurati. Non esistono rivoluzioni senza spargimenti di sangue. Una rivoluzione cambia in profondità la società, lascia per forza delle macerie. Sembra invece che tutti dicano qualcosa e poi aspettino che la rivoluzione arrivi da sola, non si capisce da dove. La Palestina e la mobilitazione che ne è seguita, anche qui alla Mostra, sono il segno che qualcosa si sta muovendo in profondità.

Crede sia il primo passo dei giovani verso la consapevolezza.
Possiamo dire che mi conferma nel mio ottimismo. Ora però ho la gola secca.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.


© BOOKCIAK MAGAZINE / Tutti i diritti riservati

Testata giornalistica registrata al Tribunale di Roma n. 17/2015 del 2/2/2015
Editore Associazione culturale Calipso C.F.: 97600150581