Pierre Goldman il bandito rivoluzionario che stregò la sinistra francese. Arriva in sala il film di Cédric Kahn

Arriva in sala il 23 maggio (per Movies Inspired) “Il caso Goldman” di Cédric Kahn, dedicato alla figura di Pierre Goldman, ebreo laico, intellettuale, militante di estrema sinistra, scrittore e ladro condannato all’ergastolo (in prima istanza) negli anni Settanta. Il suo libro, “Memorie oscure di un ebreo polacco nato in Francia” diventò un caso e il film, con rigore e passione, racconta il secondo processo nel quale fu accusato d’omicidio. Una storia ormai dimenticata ma che parla tanto del nostro presente. Presentato a Cannes 2023 nella Quinzaine des cinéastes …

Pierre Goldman in Francia è stato una leggenda. Anche se a un rgazzo di oggi quel nome, probabilmente, non dirà nulla. Come, del resto, a noi. Se non fosse per quel suo libro, Memorie oscure di un ebreo polacco nato in Francia, pubblicato nel 1977 da Bompiani che, qualche anno prima al momento della sua scrittura in carcere, sempre di là dal confine, diventò un caso. Anzi quasi un manifesto di quella sinistra intellettuale e radicale che, fra gli anni ’60 e 70, considerava la rivoluzione a portatata di mano.

Ebreo laico, intellettuale, militante di estrema sinistra, scrittore e ladro, Pierre Goldaman ha segnato la ribalta di quegli anni, soprattutto per essere stato condannato all’ergastolo. Quattro rapine a mano armata, di cui lui stesso ne riconosceva tre. Non la quarta, durante la quale persero la vita due farmacisti.

Dimenticato per tutti questi anni Pierre ha fatto la sua ricomparsa “cinematografica” a Cannes. A 44 dalla sua morte misteriosa, freddato a colpi di pistola per le strade di Parigi nel ’79. Ancora oggi nessun colpevole, ma voci che parlano di gruppi di estrema destra, dei servizi segreti francesi e persino di quelli spagnoli, così da alimentare ancor di più la sua aura da personaggio picaresco.

Ed è proprio questo che ha voluto evitare Cédric Kahn nel suo film, Il caso Goldman che aveva apertoin ptenza la Quinzaine des cinéastes 2023, la sezione più militante del festival. Volto di tanto cinema francese ma anche autore svezzato alla scuola di Maurice Pialat, Kahn ha scelto di racchiudere l’intera storia all’interno di un’aula di tribunale. In particolare quella della cittadina di Amiens, dove nel 1976 si è svolto il secondo processo a Pierre Goldman impegnato a difendersi dall’accusa di omicidio. Un processo presto trasformato in caso mediatico, con la sinistra schierata compatta dalla sua parte e l’aula piena di sostenitori, compresi Simone Signoret et Régis Debray, vecchio compagno di guerriglia in America Latina.

Amante delle figure irregolari (suo il film su Roberto Succo, serial killer italiano riparato in Francia) qui Cédric Kahn si mette alla prova con una regia secca e rigorosa per un film dove la parola è tutto. Pagine e pagine di giornali, dei verbali processuali, ore e ore di registrazioni, non hanno tralasciato nulla il regista e la cosceneggiatrice Nathalie Hertzberg. E il risultato si vede.

Col volto, la forza e l’abilità del provocatore di professione, lo straordinario Arieh Worthalter incarna un Pierre Goldman di rara efficacia. Che parla con le sue parole originali. Che racconta della sua infanzia sballottata tra Francia e Polonia, paese d’origine dei suoi, del desiderio di essere come loro, comunisti ebrei che hanno fatto la resistenza. Per questo ci racconta “sono andato a fare la guerriglia in Venezuela”.  Dice ancora che “negri ed ebrei” sono la stessa cosa, sottolineando la vicinanza tra tutti gli oppressi, mentre accusa la polizia di razzismo, di antisemitismo, di fronte alle loro testimonianze così evidentemente di parte.

Ma senza rinunciare neanche, tumultuoso e a tratti insopportabile com’è, a contraddire il suo avvocato, indebolendo lui stesso la sua difesa. E noi, il pubblico, come fossimo i giurati in aula, seguiamo questo costante botta e risposta, consapevoli che al cuore di quel processo ci sono la violenza della polizia, il razzismo, l’antisemitismo e la società dello spettacolo. Temi che restano il nostro presente nonostante i cinquant’anni passati.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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