Quanto cinema nei libri di Paul Auster. Ritratto doc dello scrittore americano al Biografilm
Passato al Biografilm di Bologna “Paul Auster – What if “di Sabine Lidl, ritratto doc del celebre scrittore americano. A partire dal suo ultimo romanzo, 4 3 2 1 (Einaudi 2019) la ricostruzione della vita di un cantore dell’America e in particolare della città di New York, in cui il cinema ha avuto tanta parte. Cominciando da sceneggiatore fino ad arrivare alla regia con “La vita interiore di Martin Frost” …

“Il lato politico e poetico dello scrittore Paul Auster, che a settantacinque anni combatte ancora per il sogno di un’America governata in modo autenticamente democratico”. Così è stato presentato in anteprima italiana nella sezione Art&Music di Biografilm a Bologna il film Paul Auster – What if di Sabine Lidl.
Attraverso interviste allo stesso autore, alla moglie-musa ispiratrice-prima lettrice e critica severa Siri Husted, ad amici e a personaggi del mondo artistico e dello spettacolo, il film ripercorre la biografia di Paul Auster a partire dal suo ultimo romanzo, 4 3 2 1 (Einaudi 2019) che attraverso le vicende del protagonista Ferguson – come racconta lo stesso autore – propone quattro versioni diverse dello stesso personaggio.
La produzione letteraria di Paul Auster lo ha portato a diventare un cantore dell’America e in particolare della città di New York, un po’ come ha fatto Woody Allen con il suo cinema.
Come spiega Wim Wenders nell’illuminante e molto cinematografica intervista che Sabine Lidl fa a lui e alla moglie Donata durante una corsa in auto per le vie della Grande Mela, New York sta a Paul Auster come Londra a Charles Dickens, e i suoi libri sono scritti come fossero film.
Non a caso il poliedrico impegno artistico di Paul Auster lo ha portato a creare importanti opere cinematografiche, le più famose delle quali sono Smoke (1995), Blue in the face (1996) e Lulu on the Bridge (1999). Se la prima lo ha visto solo nel ruolo di co-regista assieme a Wayne Wang, la seconda gli è valsa il prestigioso Independent Spirit Award per la miglior sceneggiatura d’esordio e l’Orso d’Argento, gran premio della giuria al Festival di Berlino 1996, mentre la terza opera e la successiva La vita interiore di Martin Frost (2006, nelle foto) hanno impegnato Auster in qualità di regista a tutti gli effetti.
Dunque, la vicenda letteraria di Paul Auster si intreccia strettamente con quella cinematografica, che si può considerare una vera e propria estensione della pagina scritta. Il ritratto che Sabine Lidl fa dello scrittore-saggista-sceneggiatore-regista americano ne sottolinea la forte personalità, il lato umano che emerge soprattutto quando parla della morte del padre e delle sue memorie familiari, e anche un po’ l’identificazione con l’ambiente letterario americano, e newyorkese in particolare, con i suoi aspetti mondani, autocelebrativi e spettacolarizzanti che risulterebbero persino irritanti in figure di minore spessore artistico e umano di Paul Auster.
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