Se la “strega” è una ragazzina immersa nella natura. Arriva in sala il bestseller di Delia Owens

Reduce dall’anteprima al Festival di Locarno arriva in sala dal 13 ottobre (per Warner Bros) “La ragazza della palude” di Olivia Newman interpretato da Daisy Edgar-Jones, giovane astro nascente britannica. Dall’omonimo bestseller di Delia Owens (Solferino 2022) la storia di una ragazzina abbandonata dalla famiglia che vive “protetta” dalla natura nell’America profonda e razzista degli anni Cinquanta. E facile capro espiatorio da additare come la “strega” che vive isolata da tutto …

 

A Barkley Cove, villaggio di pescatori della Carolina del Nord con paludi che si estendono a perdita d’occhio e si sopravvive distillando whiskey, pescando gamberi e cozze e cacciando anatre, circolano strane voci su Catherine “Kya” Clarke.

È una bambina poi adolescente abbandonata dai genitori e dai fratelli maggiori in una casa baracca isolata all’inizio degli anni ’50 che sopravvive da sola, tra canali e canneti, a piedi nudi e con indosso qualche straccio; la palude e le sue creature per lei non hanno segreti: la nutrono, la cullano, la proteggono, sono maestre e compagne di giochi.

Piena di risorse, nella sua assoluta solitudine sembra bastare a se stessa, decifra i segni della natura, in questo caso madre e non matrigna, prima ancora di saper leggere un libro.

È la protagonista di La ragazza della palude, il film che uscirà nelle nostre sale il 13 ottobre, prodotto da Sony Pictures e distribuito da Warner Bros Entertainment Italia.

La regista Olivia Newman – che ha al suo attivo Il primo match (Netflix 2018) – ha realizzato il lungometraggio, applaudito in Piazza Grande a Locarno 2022, preceduto dalla consegna del Leopard Club Award alla sua protagonista, l’astro nascente britannico volto principe di Normal people (2020), la ventiquattrenne Daisy Edgar-Jones.

Ha portato sul grande schermo l’adattamento fedele del romanzo giallo-dramma del 2018 Where the Crawdads Sing, opera narrativa di esordio dell’americana Delia Owens, apparso in Italia con il titolo, appunto, La ragazza della palude (Solferino 2022, 416 pp., 15 euro). Considerato il caso letterario negli Stati Uniti degli ultimi anni, ha venduto ben dodici milioni di copie ed è stato tradotto in 42 lingue.

L’ambiente è protagonista della vicenda al pari di Kya, che con esso vive una relazione simbolica: le paludi con la loro flora e la loro fauna proteggono la giovane donna dagli assalti del mondo. L’autrice Delia Owens proviene da un ambito ben diverso dalla narrativa classica, e questo forse ha in qualche modo influenzato lo stile inusuale del libro: è infatti una zoologa e ha scritto alcuni memoirs sui vent’anni trascorsi a studiare la fauna selvatica in Botswana e in Zambia e pubblicato articoli di ecologia comportamentale su riviste accademiche oltre a testi più divulgativi.

Non stupisce, quindi, che l’intera narrazione venga costruita intorno al rapporto strettissimo della giovane protagonista con la natura, che la induce a raffigurare su carta con straordinaria precisione piante e animali delle sue paludi, tanto da farla diventare un’illustratrice di successo.

Il libro e di conseguenza il film ci insegnano come si nasce e si diventa outsiders nell’America di provincia più dimenticata, spietata e razzista degli anni ’50 e ’60, nelle acquitrinose pozze nei boschi del profondo Sud. Sola, protetta soltanto da una coppia di colore titolari di un piccolo negozio di alimentari che cercano di evitare che venga data in affido, Kya si aprirà poco per volta al mondo civilizzato che poco conosce, vivendo in una casa circondata da acquitrini e un rigoglio naturale affascinante quanto fuori dal comune.

La storia si conclude nel 1969, quando, ormai cresciuta, Kya avverte la necessità di avere più contatti con altri esseri umani, e la realtà di Barkley Cove irrompe nel suo mondo selvatico e travolge la sua vita; Kya diventa oggetto delle attenzioni indesiderate dei ragazzi del paese. Il corpo senza vita di Chase Andrews, popolare rampollo della cittadina, riaffiora dagli acquitrini e i sospetti cadono immediatamente sulla “ragazza della palude”, in fuga dalla polizia dopo il ritrovamento del corpo e ostracizzata dalla comunità.

Ecco dunque la “strega”, che vive ai margini della società, “ascoltando il canto dei gamberi” – dal titolo dell’edizione originale americana – e fuori dalle sue costrizioni e, dunque, viene guardata con un misto di fascinazione e paura da chi invece non sembra in grado di uscire dal proprio, ristretto, orizzonte sociale. Non si può fare altro che additarla come colpevole. La risoluzione dell’omicidio trova però solo un piccolo spazio finale, trattato come materia secondaria rispetto all’economia del racconto.


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