“L’innocente” di Carlei continua la corsa in un graphic novel

Ricordate quel ragazzino scampato, oltre vent’anni fa, alla strage di una faida della malavita calabrese, protagonista del film “La corsa dell’innocente” di Carlo Carlei? Ebbene ora “corre” in “The Passenger”, un graphic novel scritto dallo stesso regista, deciso a portarlo ancora una volta al cinema…

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Ha ricominciato a correre dopo oltre vent’anni ma non è detto che sia proprio lo stesso: ovvero il ragazzino scampato alla strage di una faida della malavita calabrese, protagonista del film La corsa dell’innocente (1992) di Carlo Carlei. Corre parecchio, infatti, anche il protagonista del suo prossimo film che però non è un film. O almeno ancora non lo è diventato.

Corre parecchio, infatti, anche il protagonista del suo prossimo film che però non è un film. O almeno ancora non lo è diventato.

È un graphic novel dal titolo The Passenger, scritto da Carlo Carlei, sceneggiato da Marco Rizzo e disegnato da Lelio Bonaccorso, appena uscito in libreria per le edizioni Tunué.

Un’opera autonoma, un fumetto maturo, ben costruito e congegnato, e ben disegnato: molto più di uno storyboard, insomma.

«Questa mia sceneggiatura non poteva stare lì nel cassetto ad ammuffire – ha spiegato Carlei (Fluke, Romeo & Juliet, e tante serie tv, da Padre Pio a Enzo Ferrari, fino a I bastardi di Pizzofalcone, tratta dai libri di Maurizio De Giovanni, in arrivo su Rai1) in un’affollatissima presentazione che si è svolta alla Casa del Cinema di Roma – . Ci lavoro da parecchio tempo e avevo bisogno di visualizzarla, ma uno storyboard non mi bastava. Così ho chiesto all’editore e ai due bravissimi autori di farne un fumetto».

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Che ora ambisce a diventare davvero un film, e va in cerca di una produzione internazionale che possa sostenerlo.
Gli autori del graphic novel sono ambedue siciliani (Rizzo è di Erice e Bonaccorso di Messina), hanno già realizzato, da soli o in coppia, altre storie a fumetti sul tema della criminalità organizzata e delle mafie: da Ilaria Alpi, il prezzo della verità (Becco Giallo, 2008) a Peppino Impastato, un giullare contro la mafia (Becco Giallo, 2009) a un libro per i più piccoli, La mafia spiegata ai bambini.

Ma in The Passenger non ci sono soltanto pur lodevoli intenti sociali e pedagogici, c’è, prima di tutto, una storia avvincente, sostenuta da un ottimo ritmo della narrazione e da alcuni ben dosati colpi di scena. Si vede, insomma, la mano di un regista che con quella «corsa» arrivò, dalla Calabria a Hollywood dove il suo film fu molto apprezzato e candidato ai Golden Globe (un po’ meno – come spesso succede e non soltanto nel cinema – lo fu da noi).

La storia racconta di una notturna fuga in auto per le vie di Palermo. Alla guida c’è James Sutton (un «turista» americano) costretto da Don Masino Caligiuri (un boss mafioso braccato) a guidare sotto la minaccia della pistola e, soprattutto, sotto la minaccia di far ammazzare la moglie, incinta, sequestrata poco prima in un autogrill dai complici del boss.

Don Masino è scappato dal suo rifugio, perché l’assedio della polizia ma anche delle nuove cosche che stanno detronizzando la vecchia mafia, si sta stringendo attorno a lui, detentore di molti segreti che testimoniano i rapporti tra mafia, istituzioni e potere. Stanno tutti appuntati in un’agenda che si porta appresso e che in copertina reca l’anno 1992. È più di un’allusione alla misteriosa agenda rossa sparita il giorno dell’assassinio di Paolo Borsellino, il 19 luglio del 1992 (The Passenger è tutta una «trasfigurazione» della terribile stagione che vide l’uccisione di Falcone e Borsellino e segnò il passaggio d’epoca della lotta alla mafia).

Come accade nel film Collateral di Michael Mann (al quale Carlo Carlei ha fatto riferimento nella conferenza stampa), due persone separate (ma non troppo, come svelerà nel finale a sorpresa il graphic novel) dalle storie personali e distanti per morale e comportamenti, si trovano a stretto contatto per lunghe ore. Durante le quali, Don Masino racconterà e svelerà molto di sé, e costringerà il giovane James a seguirlo e a farlo diventare, in qualche misura, partecipe dei delitti che, anche in quella notte, commetterà.

Un Cattivo (rispettoso della famiglia e legge Il vecchio e il mare di Hemingway) che spiega al Buono la propria concezione del dovere, dell’onore e della giustizia. Una narrazione fascinosamente ambigua che ben rivela però le radici profonde della cultura mafiosa (come hanno spiegato Giovanni Salvi – ex procuratore a Catania – e Giancarlo De Cataldo – giudice e scrittore – nella serata romana).

Rizzo e Bonaccorso confezionano un fumetto pregevole, scritto senza retorica e sbavature, sostenuto – come è evidente – da una regia cinematografica, alla quale le dinamiche inquadrature, i campi lunghi, i primi piani di Bonaccorso e il mood fornito da una colorazione livida e calda al tempo stesso, suonano già come un «buona la prima!».

Renato Pallavicini

giornalista e critico di cinema e fumetti

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