L’ultimo Ozon. Come ti spoglio i gemelli di Joyce Carol Oates
In sala dal 19 aprile (per Academy Two), “Doppio amore”, di François Ozon, ispirato ad un racconto della grande scrittrice americana, Joyce Carol Oates, passato allo scorso festival di Cannes. Un thriller erotico sul tema del doppio che finisce per essere un puro esercizio di stile…
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Dulcis in fundo arriva François Ozon. L’autore francese più prolifico: 49 anni e 17 film (Amanti criminali, Swimming Pool, 8 donne e un mistero, Una nuova amica). Lo sperimentatore di generi, il più cinefilo amato dai cinefili e quello che torna sempre a mani vuote dai festival.
È successo anche alla scorsa Mostra di Venezia col raffinato Franz (ispirato da una pièce di Maurice Rostand) ed è accaduto ancora con Doppio amore (titolo originale L’amant double), thriller erotico tutta estetica e testa, con la “sua” Marine Vacth e il fascinoso Jérémie Renier, scoperto giovanotto dai Dardenne.

Il film passato a fine concorso è tratto da Lives of the twins, racconto di Joyce Carol Oates, scrittrice monumento della narrativa contemporanea americana, anche lei prolifica all’inverosimile (79 anni e un centinaio di titoli, fra romanzi, sceneggiature, poesie), anche lei attraversatrice di generi (giallo, gotico, horror) e particolarmente amata dal cinema: penultima trasposizione, quella di Laurent Cantet con Foxfire (2012), dal suo romanzo Ragazze cattive.
Doppio amore (distribuito da Academy Two) è il racconto del ménage di coppia tra Chloé, giovanissima ragazza dai seri problemi psichiatrici e il suo fidanzato, suo ex analista di cui è sicura ci sia in giro un gemello “cattivo”. Questa la cornice, o meglio il punto di partenza, dove è facile individuare temi e atmosfere care alla Oates.
Quello che segue, dietro l’obiettivo di Ozon, è una sorta di catalogo cinematografico sul tema del doppio. Da Hitchcock a Cronenberg passando inevitabilmente per un amante assoluto del doppio come Brian De Palma. Specchi rotti, identità in frantumi. Allucinazioni. Con aggiunta di scene sexy, amplessi violenti e visite ginecologiche, su cui i più cinefili si sono già sbizzarriti in fantasiose letture “postmoderne”.
L’Ozon touch c’è sempre, sofisticato, raffinato, estetizzante. Ma stavolta davvero non basta.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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