Esuli: dalle guerre al clima il mondo in fuga in tre doc

Una trilogia firmata da Barbara Cupisti dedicata all’emergenza planetaria dei rifugiati, costretti ad abbandonare le loro case a causa dei conflitti, delle persecuzioni politiche e dei mutamenti ambientali. Un grido d’allarme lanciato a Milano nel corso di “Visioni dal mondo-Immagini dalla Realtà”…

Diga Almaden (Justin Sullivan/getty images)

“All’inizio mi vergognavo. Per farmi la doccia dovevo andare in palestra a sette miglia da qui”. Si commuove Donna raccontando della siccità che da qualche anno ha fatto tornare la California all’epoca dei pionieri. “Siamo gli Stati Uniti d’America – prosegue – eravamo abituati ad aiutare gli altri paesi e adesso siamo noi ad aver bisogno di aiuto”.

Siamo a Portville, California, tra i cittadini che si sono ritrovati senz’acqua nelle loro abitazioni a causa dei mutamenti climatici, tanto che la Contea ha imposto un regime di austerity per ridurre il consumo del 25%. Donna è una di loro. Anzi, una volontaria che si occupa dell’approvigionamento. I tempi di attesa per ottenere le cisterne sono così lunghi che nel frattempo sono i cittadini ad essersi organizzati per aiutarsi fra loro.

A raccontarcelo è Esuli/l’ambiente di Barbara Cupisti, presentato a “Visioni dal mondo- Immagini dalla realtà”, la prima edizione del festival del documentario, per la direzione artistica di Fabrizio Grosoli, che si è svolta dall’11 al 13 dicembre a Milano.

Dopo aver indagato il conflitto israelo-palestinese (i notevoli Madri e Vietato sognare), lo sfruttamento dei migranti (Io sono. Storie di schiavitù) e la realtà carceraria (Fratelli e sorelle: storie di carcere), stavolta l’ex attrice ora documentarista (per Raicinema con Clipper media) si è rivolta al racconto di una delle più drammatiche emergenze planetarie: i profughi costretti ad abbandonare le loro terre per sfuggire alle guerre, alle persecuzioni politiche e ai mutamenti climatici.

Ne è nato un progetto ambizioso, una trilogia, di cui Esuli/l’ambiente è l’ultimo capitolo, ma decisamente il più originale e potente dei tre, nel racconto della devastazione del pianeta messa in atto dal capitalismo globalizzato di cui, emblematicamente, sono proprio i cittadini statunitensi le nuove vittime. Un tema enorme (secondo le stime saranno 250 milioni i profughi ambientali nel 2050) che avrebbe meritato a sua volta una trilogia, ma che la regista limita ad un breve “capitolo”, suddiviso tra la siccità in California e la lotta delle popolazioni Guarani Kaiowa a cui le multinazionali hanno rubato la loro terra, distruggendo il 70% della foresta del Mato Grosso in Brasile, per destinarla all’allevamento bovino e alle monoculture (soia, canna da zucchero, eucalipto). Come nei precedenti capitoli, anche in questo, il racconto si sviluppa attraverso le voci dei “testimoni”, nella più classica tradizione dei reportage televisivi.

Sono piuttosto appunti di viaggio, infatti, quelli che Barbara Cupisti propone in questi tre doc. Così per Esuli/le guerre in cui è un parto ad aprire il racconto sui profughi sfuggiti ai conflitti, girato in Turchia e Giordania tra i rifugiati siriani e palestinesi e in Kenya tra quelli Somali. Tanti, tantissimi sono bambini, infatti, i profughi che a piedi per chilometri e chilometri attraversano il pianeta in cerca di rifugio. Dei 59,5 milioni di persone costrette alla fuga nel 2014 – dati Unhcr – il 51% sono ragazzini. Come ci racconta anche il secondo doc, Esuli/Tibet sull’esodo della popolazione tibetana, riparata in India a causa dell’invasione cinese della loro terra. Qui, oltre al racconto dei più anziani, vittime di torture e interminabili anni di prigione, sono soprattutto i piccoli dell’asilo creato ad hoc per i bimbi tibetani, a mostrarci il loro quotidiano e la loro crescita, lontano dal loro paese d’origine.