Né pane né rose. Le donne invisibili dei ferryboat (di Carrère) arrivano in sala

In sala dal 7 aprile (per Teodora) “Tra due mondi” importante ritorno alla regia dello scrittore Emanuel Carrère che adatta il libro-inchiesta della giornalista francese Florence Aubenas (“Ouistreham”) sullo sfruttamento selvaggio delle donne delle pulizie sui ferryboat che attraversano la Manica. Splendida Juliette Binoche protagonista tra meravigliosi interpreti non professionisti. Apertura nel segno degli “invisibili” per la Quinzaine des réalisateurs a Cannes 2021 …

C’era il libro-inchiesta di una giornalista dietro Nomadland, il film Oscar di questo 2021, e c’è il libro-inchiesta di un’altra giornalista, la francese Florence Aubenas (Libération, Le Nouvel Observateur) dietro il film importante che ha inaugurato la Quinzaine des réalisateurs, la sezione più autoriale e curiosa di Cannes 2021 e ora in sala per Teodora.

Il film è Ouistreham, ma il titolo italiano è Tra due mondi. Aubenas si “infiltrò” per mesi tra le donne delle pulizie dei ferryboat che attraversano la Manica, e raccontò il lavoro precario di queste lavoratrici notturne pagate 7.49 euro l’ora con tempi cronometrati, 4 minuti per rimettere a nuovo una camera, 230 camere da sistemare a velocità record. E poi il ritorno a casa, a piedi, perché l’auto è un bene di lusso.

Il libro è Le quai de Ouistreham, (in Italia La scatola rossa, Piemme) pubblicato nel 2010.

Il film è importante non solo per la materia, ma perché segna il ritorno alla regia dello scrittore Emanuel Carrère (Yoga, Limonov) e vede Juliette Binoche – che si è battuta ostinatamente per realizzarlo – fondersi magnificamente con i non-professionisti di contorno.

Alcune di queste donne (Nadège e Justine in particolare) sono vera manovalanza del ferryboat, proprio come erano nomadi veri alcuni personaggi di Nomadland. E a onore della star Binoche va detto che permette alla non-star Helène Lambert (vera madre single di tre figli, chiusa e rabbiosa, che fa se stessa in Christèle) di “bucare” lo schermo assai più di lei.

Come Aubenas, Binoche nel film segue tutta la trafila del precariato senza qualifica, dal Pole Emploi di Caen– l’agenzia di collocamento per i disoccupati – alle pulizie a ore dei gabinetti pubblici, ai licenziamenti arbitrari di padroncini tirannici, fino alla solidarietà che si impara pulendo gomito a gomito la sporcizia indicibile che questi “invisibili” ereditano dai frequentatori di bagni.

La sceneggiatura di Carrère (a quattro mani con l’ex consorte Hélène Devynk ) aggiunge al libro l’amicizia profonda che la scrittrice in incognito stringe con Christèle, la più tosta della squadra. Christèle la crede sua pari, non sa che l’amica non è condannata a quel lavoro, può andarsene quando vuole e tornare al suo mondo. E quando lo scoprirà, lo vivrà come un tradimento senza riparazione possibile.

È meritorio, questo tipo di inchieste da insider, ma c’è una menzogna di fondo su cui Carrère ha voluto scavare. Non può non esserci senso di colpa, quando sia pure per sacrosante ragioni e nobili scopi sociali ti fingi uguale tra uguali. Puoi subire lo stesso sfruttamento e gli stessi soprusi, ma a tempo: uguale non sarai mai.

Mi piace ricordare che lo sfruttamento selvaggio nelle imprese delle pulizie, che negli Usa reclutano forza-lavoro tra gli immigrati, fu affrontato anche nel film “americano” di Ken Loach, Bread and Roses, del 2000. Questo, onestamente è molto più bello.

fonte Huffington Post