Strategie di fuga per morire felici. Il romanzo di Mario Balsamo con James Bond

In libreria per Morellini editore “La vita estranea”, romanzo del regista Mario Balsamo. Protagonista Leo, famoso escapologo, esperto in fuga da prove impossibili come e meglio di Houdini. Una riflessione sul senso della vita trovato attraverso momenti di dolore, rivisitati con sguardo ironico e divertito. Percorso già intrapreso dall’autore col film “Noi non siamo come James Bond” …

Premessa. La morte in questi periodi, pandemia e poi guerra in Ucraina, è purtroppo molto presente.
Ed anche molto negata grazie al “tana libera tutti” sia sul fronte etico che morale legato alla globalizzazione. Mettere in discussione basilari certezze su cui trova fondamento il senso di sé, il senso di appartenenza e  l’identità sociale, portano un sovraccarico psicologico per il singolo, un senso di vuoto e solitudine; e insomma il nostro essere e stare di questo mondo, frutto di lunga costruzione diviene instabile. E tutto in favore di un essere che appare precostituito, programmato, in odore di eternità. Il trionfo del narcisismo così fa da contraltare alla solitudine.

Tutto ciò per dire della centralità del tema di un romanzo come quello del regista Mario Balsamo, La vita estranea, Morellini editore.
Nel libro l’autore riflette sul tema della rimozione nella nostra società della “Grande Mietitrice”. Il romanzo completa una sua personale ricerca nello stesso ambito, la trilogia dell’elaborazione, che a partire dalla sua esperienza di malattia, prosegue la riflessione del film Noi non siamo come James Bond e del documentario in lavorazione In ultimo.

Protagonista è Leo, famoso escapologo, esperto in fuga da prove impossibili, come e meglio di Houdini. Con lui c’è Marco il suo assistente, alter ego insicuro e per questo a lungo denigrato da Leo, come per prendere le distanze dalla proprie paure e rinsaldare la propria unicità di figlio della sfida. E poi c’è Irene, esperta in Ipnosi, che lo accompagna in un incontro – scontro con la propria finitezza.

Il linguaggio del narratore è preciso, chirurgico, e i vari personaggi, delineati con una nitidezza direi cinematografica, ciascuno assorto in una propria ricerca, in eventi diversamente sfidanti e in una riflessione con se stessi.
Il tono è lieve, ironico a volte scherzoso, rende piacevole la lettura pure se il discorso è serio e profondo .

La struttura del romanzo si muove fra un prima, l’aldiquà quando Leo è in vita, e un dopo, l’aldilà in cui il protagonista osserva e riflette. Al centro, come opportunità di legame tra una vita “da vincitore” e il problematico avvicinarsi della morte: la malattia.

Le simbologie sono molte e anch’esse cambiano col mutare della vicenda emotiva di Leo: Il cilindro in cui si produce nel numero di “la cella della tortura cinese”, utero accogliente dell’unicità della vita, dall’acqua salata, diviene il mare, la grande madre dell’aldilà.
Il circo, come scenario, dove esibiscono coraggio, maestria e forza i genitori del protagonista e Leo stesso, e dove, alla notizia della malattia, Leo torna per il bisogno di ritrovare il legame con le radici e col futuro, il fratello più piccolo, che eredita il compito di stare nel circo.

Affascinante il personaggio di Irene, misteriosa, donna, madre, nutrice, maieutica, dai poteri sciamanici.
Leo uscirà da questo incontro con la malattia e con i suoi legami profondi mutato e riconciliato con l’idea che “ciò che vive di necessità muore” e con un messaggio: vita è sfida e conflitto, niente altro.

E dalla hybris iniziale lentamente avverrà un’elaborazione e ricongiungimento con la propria storia e la vita: nel mondo dell’aldilà potrà giocare a carte, condividere con gli altri, il proprio destino.

È soprattutto un romanzo sul senso della vita trovato attraverso momenti di dolore, rivisitati con lo sguardo ironico e divertito di colui che , come dice il protagonista stesso, da una podio solitario narcisistico, dal quale nutre un sincero disprezzo per l’umanità, approda ad una metamorfosi che lo situa come parte di una vicenda che nasce prima di lui e proseguirà dopo.

Tutto con la leggerezza e l’affetto ironico per la propria vita che la malattia amplifica invece di distruggere.
Il messaggio è chiaro. Una riflessione lieve e utile per i nostri tempi difficili