Archivi vivi per uomini vivi. Il Premio Zavattini (presentato a Venezia) aumenta la memoria

Presentata a Venezia la terza edizione del Premio Zavattini, concorso pubblico per giovani filmmaker con l’obiettivo “zavattiniano”, appunto, di rimettere in circolo la memoria attraverso l’uso dei materiali d’archivio. Interventi di Paolo Baratta, Vincenzo Vita, Antonio Medici. Appello dell’Anac per la liberazione del regista ucraino Oleg Sentsov, condannato a 20 anni di carcere …

foto di Pietro Coccia

Non solo storia, ma strumento per ampliare la conoscenza del mondo contemporaneo. Fonti di indagine sul presente, condivisioni e licenze creative commons, riutilizzo e tutela della memoria e, soprattutto, luogo di ricerca per i giovani.

Sono questi, in estrema sintesi, i concetti chiave emersi dall’incontro veneziano dedicato alla terza edizione del Premio Zavattini, concorso pubblico per giovani filmmaker, con l’obiettivo “zavattiniano”, appunto, di rimettere in circolo la memoria attraverso l’uso dei materiali d’archivio.

Per far vivere e circolare lo straordinario patrimonio filmico italiano e internazionale, dice il presidente della Biennale Paolo Baratta, fondamentale è l’intervento di “uomini vivi”, interessati a utilizzare gli archivi non solo per ricostruire la storia, ma anche come strumenti per ampliare la conoscenza del mondo contemporaneo.

Archivio come “realtà aumentata”, capace di amplificare la conoscenza del contemporaneo è, infatti, la definizione offerta da Vincenzo Vita, presidente della Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico,  promotore del Premio Zavattini, con Istituto Luce Cinecittà.  “Se – dice Vita – i materiali custoditi negli archivi devono scrollarsi di dosso la polvere degli scaffali, allora, come dice Baratta, sono gli uomini e le donne che vi si accostano a ridargli nuovi significati, rimettendo in circolo le immagini di ieri in storie che parlano all’oggi”.

Antonio Medici, direttore artistico del Premio, sottolinea a sua volta la “contemporaneità” dei materiarili d’archivio, nel senso che “se sollecitati da interessi non accademici, ma autenticamente innestati nel tempo in cui si vive, diventano fonti preziose di indagine e racconto, anche intimi e personali. Inoltre, come confermato dall’esperienza condotta sin qui con i giovani partecipanti al Premio, il confronto con le immagini d’archivio è anche un corpo a corpo con il cinema, il suo linguaggio e le sue estetiche, che può condurre a rivisitazioni critiche, originali, visionarie”.

Enrico Bufalini, in rappresentanza del Luce Cinecittà, ricorda poi il patrimonio enorme digitalizzato in grandissima parte e che dal 2000 è disponibile on line per l’intero pianeta. Tra gli altri interventi, l’appello di Francesco Martinotti, presidente dell’Anac  per la liberazione del regista ucraino Oleg Sentsov, condannato a 20 anni di carcere, appello rilanciato anche da Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione Nazionale Stampa italiana.

La terza edizione del Premio Zavattini, attualmente in corso, ha visto selezionare 12 nuovi progetti di giovani filmmaker. La giuria formata da Susanna Nicchiarelli (presidente), Ugo Adilardi, Elisabetta Lodoli, Roland Sejko e Giovanni Spagnoletti sceglierà tre progetti vincitori che, oltre a utilizzare liberamente (con licenze Creative Commons) il materiale dell’Aamod e degli archivi partner, riceveranno servizi gratuiti di supporto per la realizzazione dei cortometraggi (produzione e post-produzione) – la cui fase di lavorazione è prevista fra gennaio e giugno 2019 – e la somma di 2.000 euro per ciascun progetto realizzato.

Il Premio Zavattini è promosso dalla Fondazione Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, sostenuto dalla Siae, MiBAC, dalla Regione Lazio, e realizzato in collaborazione con Istituto Luce Cinecittà, con la partecipazione della Cineteca Sarda, Deriva Film e Officina Visioni.

 


Gino Santini

redattore


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