Giulio Base dall'”Isola dei famosi” a Pessoa. Un banchiere anarchico a Venezia
Passato negli Sconfini veneziani, “Il banchiere anarchico” di Giulio Base, ispirato al libro del grande scrittore portoghese Fernando Pessoa di cui l’attore e regista va’ pazzo da sempre. Il risultato è un film da camera di lusso, tutto parlato dai due protagonisti: il Giulio Base-banchiere soprattutto e il suo unico convitato non di pietra, Paolo Fosso. Praticamente un perfetto audiolibro. Produce, tra gli altri, la moglie Tiziana Rocca con la sua Agnus Dei, la cui assonanza con la potente organizzazione ecclesistica non è casuale …

Metti una sera a cena con un banchiere anarchico per festeggiare il suo primo mezzo secolo.
Un bel regalo che si è fatto il quasi coetaneo attore-regista-autore, ma anche recente naufrago all’Isola dei famosi, Giulio Base che da sempre va’ pazzo per Fernando Pessoa, con quella foga che potrebbe avere un fan di Jim Morrison.
Tratto da O Banquerio Anarchista – Conto de Raciocinio, è diventato un film da camera di lusso, tutto parlato dai due protagonisti: il Giulio Base-banchiere soprattutto e il suo unico convitato non di pietra, Paolo Fosso, fatta eccezione per la fine post titoli di coda con canto, braccia a ritmo di musica, balli e cambiamenti di sedute di quanti hanno partecipato a questa impresa. Moglie Tiziana Rocca compresa che col marito – Agnus Dei – Solaria- AlbertTeam GRoup e Rai Cinema hanno prodotto questo film teatrale.

Un perfetto audiolibro, però con scene e dettagli di costumi illuminati ogni tanto dalla luce.
Si parte al buio con una frase rubata a Pasolini, “Nulla è più anarchico del potere, fa praticamente tutto ciò che vuole”.
Nel sottofondo tintinni di stoviglie e di acqua o vino versati nei bicchieri. Nel buio, illuminata lontanissima, una tavola candida sobriamente allestita per la cena.
Chi introduce la parola, in questa spoglia fortezza in rigoroso bianco e nero, è l’unico amico del banchiere riluttante che non ostenta ricchezza. Finito il pasto, accompagnati dalla luce che ruba spazio all’oscuro, entrano in scena, nel senso che si avvicinano allo sguardo degli spettatori, per sedersi su due bianche poltrone simil Frau davanti a un tavolino trasparente con su una pronta scacchiera naturalmente in bianco e nero. Entrambi in smoking, ma scopriremo che il banchiere è illuminato da bottoni di diamanti.
A rompere, si fa per dire, il ghiaccio, rianimando una conversazione ormai priva di argomenti è il convitato non di pietra. Chiede all’amico una cosa che l’ha fatto ridere: “Dicono che Lei un tempo è stato anarchico”. “È falso – risponde il banchiere – non lo sono stato, SONO ANARCHICO!”.
E da lì parte la teoria che chi ha letto il libro di Pessoa conosce bene. Scandita solo, ogni tanto, dai rintocchi di un pendolo, e accompagnata dalla luce che illumina solo gli scarsi spostamenti del banchiere, sempre stimolati da un necessario, fondamentale chiarimento delle motivazioni che l’hanno portato alla scoperta della vera anarchia.
Non quella da puttane di scriteriati bombaroli, o di socialisti e comunisti che se ne fregano della libertà, ma quella individualista e solitaria che è diventata la sua unica missione. Sognava la soppressione di tutte le caste e l’uguaglianza tra uomini e donne quest’uomo venuto dal niente, pieno di rabbia per la sua misera origine, e alla fine ha capito che l’unico modo per essere liberi da ogni tipo di convenzioni sociali (che è la cosa principale a cui un vero anarchico deve ambire) era fare denaro.
E cosa serve per farlo oltre ad una instancabile tenacia? “Essere senza scrupoli, “francescanamente” asociali e insensibili”, spiega muovendo le mani inanellate da l’unica nota di colore: una piccola pietra rosso sangue, ottimizzando i movimenti, a volte anche con azioni, come versarsi un liquore, scaldare preziosi sigari che fumerà da solo o prendere appunti con una penna stilografica per scrivere ARMA LA TUA MENTE da consegnare al suo ospite, ma anche con qualche perfetta mossa di scacchi fatta con molta nonchalance.
Che dire di quest’opera in non vero bianco e nero che tuttavia si riesce a vedere fino alla fine?
Un bel coraggio quello dello spericolato Base.
Visto alla Mostra di Venezia, sarà nelle sale distribuito da Sun Film Group
5 Agosto 2015
A Venezia il pastore tibetano che amava Mao Zedong
Si aggiunge alla sezione della Mostra, Orizzonti, "Tharlo" diretto dal regista…
72 Mostra del Cinema di Venezia 2015,Primo piano,Dal libro al film
29 Luglio 2016
Cinema migrante a Venezia, con Ozpetek presidente giuria
È il Premio Migrarti, nato da un bando del Mibact destinato a valorizzare "le…
28 Luglio 2015
Bookciak, Azione! 2015 con Salvatores apre Venezia per la stampa
Nella tradizionale "cena per la stampa", alla vigilia dell'apertura……



