Tempi duri per i prof nell’era di Greta. L’inquietudine arriva a “L’ultima ora”
In sala dal 4 luglio (con Teodora), “L’ultima ora”, opera seconda di Sébastien Marnier, dall’omonimo romanzo di Christophe Dufossé (Einaudi). Un’inquietante e ben riuscito film noir, a partire dal suicidio di un professore che nel bel mezzo di un compito in classe sale su uno sgabello e si butta dalla finestra davanti ai suoi alunni…

C’erano persone all’uscita dell’anteprima che si guardavano perplesse come a dire: “sono io che ho perso qualcosa, o c’è qualcosa di strano nel film?”.
L’heure de la sortie in sala dal 4 luglio con Teodora, titolo italiano, L’utima ora, si vede come un’inquietante e ben riuscito film noir fino all’ultimo, quando un colpo di scena cambia tutta la prospettiva lasciando la maggior parte degli spettatori un po’ spiazzati.
Tratto dall’omonimo romanzo di Christophe Dufossé, del 2004, pubblicato in Italia da Einaudi dovrebbe mettere a fuoco l’incomunicabilità tra generazioni, ma quello che mostra è una mancanza di comunicazione assoluta, tra studenti e insegnanti, ma anche tra coetanei, tra colleghi, tra amici.

L’aria che si respira nell’esclusivo collegio di Clerval, vicino a Orlèans, forse anche per motivi di copione, è molto simile a quella di Strange Things: avvelenata.
La storia inizia con il suicido di un giovane professore che nel bel mezzo di un compito in classe sale su uno sgabello e si butta dalla finestra davanti ai suoi alunni. L’eredità che si trova a raccogliere Pierre Hoffmann (Laurent Lafitte), il supplente che prenderà il posto del suicida non è propriamente leggera.
Il docente, generoso e sinceramente interessato ai suoi studenti, spera di poterli aiutare dopo la tragedia ma si rende subito conto di essere capitato tra un gruppo di sapientoni presuntuosi legati da qualcosa di misterioso che forse non è estraneo alla morte del suo predecessore.
Inseguendo i leader della classe, un po’ incoscienti, un po’ crudeli, terrorizzati e parecchio masochisti, viene risucchiato dalla situazione fino a rasentare la follia. Tutto prende una piega sempre più cupa fino all’ultima scena quando, dopo quello che sembra un salvataggio in extremis, ci troviamo in pieno clima Fridays for future di Greta Tunhberg.
Opera seconda di Sébastien Marnier, dopo Irréprochable, avrebbe dovuto essere girato anni fa, ma, confida il regista “sono felice di averlo girato quando la situazione politica e ambientale in tutto il mondo si è fatta più preoccupante”.
Nel cast oltre a Laurent Lafitte e Emmanuelle Bercot, anche Luàna Barjami, applaudita a Cannes in Portrait de la jeune fille en feu di Celine Sciamma.
L’ultima ora è stata accolto calorosamente all’ultima mostra del cinema di Venezia, nella sezione Sconfini.
Carla Chelo
Giornalista. Ha lavorato all'Unità, al settimanale Diario e in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica, Alice Werblowsky e da sola una guida sul verde in città: "Milano, Parchi e giardini", Touring club italiano.
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