L’album della famiglia Tarkovsky. Tra poesia e cinema nel doc di Andrej jr.

In sala dal 20 gennaio (per Lab 80) “Andrey Tarkovsky. Il cinema come preghiera”, il doc di Andrey jr, figlio del grande regista russo. Un album di famiglia in cui si ritrova il nonno, Arsenij Tarkovsky, uno dei più grandi poeti russi del Novecento, la mamma amorevole, oltre ovviamente, alle tappe salienti del percorso artistico dell’autore di “Solaris”. Presentato nella sezione Venezia Classici …

Il volto squadrato, ruvido come fosse stato giusto appena sbozzato in un legno duro. Occhi piccoli, penetranti. Poesia e determinazione. Fisicità e trascendenza. Un cineasta con il distacco di un monaco e l’intraprendenza di un guerriero, immerso nella fatica concreta che professa di fare facendo film, dandosi interamente, così, senza alcun risparmio. Un cinema totalizzante. Come “dovere”, insopprimibile. Ce ne ricordiamo tutti sequenze che lasciano attoniti per la bellezza, in Nostalghia, in Stalker, in Solaris.

Andrey Tarkovsky: solo una manciata di film, che hanno però lasciato un segno profondo nel cinema e in chi lo ama. L’infanzia di Ivan (1962), Andrej Rublëv (1966), Solaris (1972), Lo specchio (1975), Stalker (1979), Nostalghia (1983), Sacrificio (1986). Sette film in tutto. Con una discreta percentuale di capolavori.

Che poi, cos’è un “capolavoro”? Ci indirizza verso una risposta proprio Tarkovsky, in un brano di questo bellissimo documentario : “Un capolavoro può essere la manifestazione di un’anima che ti passa accanto”. Chissà quante volte l’anima di Tarkovsky ci ha accarezzati, passandoci accanto?

Ha detto Ingmar Bergman a proposito di Tarkovsky e della sua grandezza: “… ho bussato tutta la vita alla porta di quei luoghi in cui lui si muove con tanta sicurezza. Solo qualche volta sono riuscito a intrufolarmi. ”.

L’autore di Andrey Tarkovsky. Il cinema come preghiera è il figlio di Tarkovsky: Andrej Andreevič Tarkovsky, regista come il padre, del quale qui ripercorre il cammino nella vita e nel cinema. Il documentario, che si potrebbe anche chiamare “ricordo affettuoso”, ma che ha soprattutto il piglio ed il taglio dello studio scientifico, antologico, è in effetti anche una composta rievocazione dell’album della famiglia Tarkovsky: si va dal grande regista al nonno, Arsenij Tarkovsky, uno dei più grandi poeti russi del Novecento, alla mamma, all’amore infinito per la terra da cui vengono respinti, prima dalla cerchia degli intellettuali poi dal partito, a quei paesaggi, a tutto il resto.

Nel film è la stessa voce di Andrey Tarkovsky che racconta direttamente (voce alla quale si interseca quella del padre poeta) sulla scorta di immagini molto rare, spesso inedite. Spesso girate proprio dallo stesso grande regista. Audio e video di interviste e di lezioni di regia, conservate e restate tuttora inedite, provenienti dall’Archivio Tarkovsky di Firenze.

Di passo in passo, secondo i capitoli in cui è suddiviso il doc, Tarkovsky dice la sua sulla propria Patria, sulla famiglia, sull’arte, sulla poesia. Riflessioni su “grandi” argomenti, ma anche “piccole” riflessioni.

Si va da indicazioni sul rapporto concreto e linguistico che esiste tra cinema e letteratura, argomento classico che lo introduce al centro del dibattito semiotico degli anni ’70, a considerazioni politiche sui diritti civili e sulla libertà in Russia come nel resto del mondo (i diritti civili sono “comprimibili” da un regime, non la libertà personale di ogni individuo), al lavoro del regista di cinema con l’attore, al predominio della poesia rispetto ad ogni arte e scienza, al rispetto, alla contemplazione, per la natura e per il suo disegno, a riflessioni sul senso dell’arte, ed ancora sulla morte, oppure sulla cosiddetta “civilizzazione” e sull’inarrestabile declino cui conduce in mancanza di rispetto per l’animo umano. Ed altro ancora.

C’è spazio, si diceva, anche per polemiche più quotidiane, ma non per questo meno graffianti. Per esempio contro la critica in generale, come quando racconta che di Solaris l’unica ad averne capito appieno il senso, era stata una semplice e gentile signora del pubblico presente ad una proiezione.
Tarkovsky si sofferma maggiormente su alcuni aspetti.

Ad esempio sul rapporto tra arte e sacro del pittore di icone Andrey Rubliov, racconto dove tutto, anche l’opera del pittore, di ogni pittore, proviene e dipende dalla religione, che ne è la sola ragione e da cui emana.

O su Amleto di Shakespeare su cui lavora a lungo e che giudica: “la più grande opera dell’umanità”, con il culmine drammaturgico laddove proprio Amleto “condanna se stesso”.

O ancora su Stalker: “il mio film che aha vuto più successo, probabilmente per la sua costruzione, che era molto semplice”. O su Solaris, altrettanto di successo, tanto da avere un remake a Hollywood trent’anni dopo, con la regia di Steven Soderbergh
In sequenza cronologica, l’opera di Tarkovsky, viene tutta passata in rassegna.
Immagini girate da Tarkovsky in 8mm in Italia e in Russia ed altrove costituiscono il video-commento al racconto del regista, così come le fotografie e le polaroid scattate dallo stesso Tarkovsky.

Dopo aver girato in Toscana e in Italia Nostalghia (1983), premiato lo stesso anno a Cannes (da Welles, assieme al suo mito Robert Bresson), Tarkovsky visse in Italia, dal 1983 al 1986, gli anni dell’esilio dall’Unione Sovietica.

Il figlio Andrej Andreevič Tarkovsky solo nel 1986, grazie all’intervento di François Mitterrand, lascia l’Unione Sovietica e raggiunge in Francia i suoi genitori dai quali era stato separato per quattro anni.

Semplice e documentato come le opere belle e sentite, Andrey Tarkovsky. A Cinema Prayer, con grande delicatezza traccia il ritratto di questo solitario (per come appare in tante immagini di questo doc), di questo uomo, prima ancora che cineasta, indomito, che non ha mai smesso di cercare vita e significato dentro e fuori di se. Pregando, cercando versi e senso. Pregando e camminando. Pregando e lasciando che il tempo racconti le sue storie…


Enzo Lavagnini

Regista, sceneggiatore, produttore e critico cinematografico. Suoi i documentari: "Un uomo fioriva" su Pasolini e "Film/Intervista a Paolo Volponi". Ha collaborato con Istituto Luce, Rai Cultura e Premio Libero Bizzarri. Tra i suoi libri, "Il giovane Fellini" , "La prima Roma di Pasolini". Attualmente dirige l'Archivio Pasolini di Ciampino


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