Botero, un pittore allegro. Un doc sull’artista colombiano che ha reso comica la pittura

In sala dal 20 gennaio (con Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema), “Botero – Una ricerca senza fine”, documentario diretto da Don Millar sul grande artista colombiano. Un viaggio attraverso le sue opere e la sua vita, a partire dalla sua città, quella Medellin troppo spesso associata soltanto al traffico della droga e che lui, invece, ha riqualificato con la sua arte. Un’arte carica di comicità e, forse per questo, avversata da certa critica legata prevalentemente all’avanguardia e ai movimenti pittorici. Ma invece molto molto amata dal pubblico …

Don Millar è un regista di documentari che ha lavorato sui cambiamenti climatici e su un paio di biografie. È autore anche di serie televisive e di filmati pubblicitari. Questo documentario su Fernando Botero è stato realizzato con Feltrinelli Real Cinema e Wanted Cinema.

Il regista è riuscito a coinvolgere l’artista grazie all’intercessione dei figli di Botero, Fernando jr. e Juan Carlos e in particolare di Lina Botero Zea, nati dal primo matrimonio con Gloria Zea. La loro collaborazione aiuterà Millar a mettere insieme le interviste a curatori, storici, galleristi, e accademici che hanno apprezzato la creatività dell’artista.

L’opera pittorica di Ferdinando Botero si colloca tra i fenomeni più indicativi di una contrapposizione tra il gusto della critica e quello del pubblico. È un pittore di grande successo, molto amato dal grande pubblico, in ogni parte del mondo. Avversato da alcuni critici, legati prevalentemente all’avanguardia e ai movimenti pittorici, che gli rimproverano probabilmente l’assenza di drammaticità dalle sue opere, Botero dipinge infatti con un palese gusto della comicità.

Attento alla decorazione, presenta le sue figure in modo statico, pertanto qualcuno gli rimprovera di essere quasi più un illustratore, o un pittore fumettista. Alle critiche che gli vengono mosse di dipingere sempre donne grasse, Botero così risponde: «Sono interessato al volume, alla sensualità della forma. Se io dipingo una donna, un uomo, un cane o un cavallo, ho sempre quest’idea del volume, e non ho affatto un’ossessione per le donne grasse».

Ma vediamo in dettaglio chi è e qual è la sua storia, come ci mostra il documentario di Millar. Fernando Botero è un pittore e scultore nato ottantasette anni fa a Medellin, in Colombia. A sedici anni era già illustratore del periodico El Colombiano, e nel 1952, con il secondo premio ottenuto al IX Salone degli artisti colombiani, si finanzia un lungo viaggio in Europa.

Avrà così modo di conoscere l’opera di tanti grandi Maestri. Al Prado di Madrid osserva con attenzione le opere di Goya e quelle di Tiziano. In Italia, in particolare, scoprirà il Rinascimento. Rimarrà affascinato dagli affreschi di Piero della Francesca che, a suo avviso, introducono finalmente il volume nella pittura tridimensionale, elemento che rimarrà fondamentale per secoli fino all’avvento degli Impressionisti francesi. Per capire meglio il lavoro di alcuni pittori italiani dipingerà anche copie di autori come Giotto e Andrea Mantegna.

Si sposa nel 1955 con Gloria Zea – dalla quale avrà i tre figli – e si trasferisce prima in Messico e poi a New York. In quegli anni organizza un paio di mostre personali a Washington. Dal 1958 insegna all’Accademia delle Belle Arti di Bogotà. Negli anni ’60, invece, vede il successo internazionale con alcune mostre che si tengono in Europa (a Parigi e in Germania).

Nel 1964 si sposa per la seconda volta con Cecilia Zambrano, ma il matrimonio si concluderà dopo una terribile disgrazia: il loro figlio Pedrito di quattro anni muore in un incidente di auto. Botero, nel tentativo di salvarlo perde una parte della mano destra che, solo dopo anni di esercizi, riesce a riutilizzare.

Si risposerà nel 1978 con l’artista greca Sophia Vari, nota per le sue sculture monumentali e per i suoi dipinti policromi. In quegli anni Botero si dedica molto alla scultura fino ad aprire uno studio a Pietrasanta, in Italia, per essere vicino alle cave di marmo, nel 1983. Le sue sculture vengono esposte a Parigi e, più tardi, in una grande mostra in Cina.

Artista generoso, Fernando Botero contribuisce con le sue opere allo sviluppo del Museo de Antioquiaa Medellin (l’ultimo piano è tutto dedicato a lui) e dona molte sue opere al Museo di Bogotà. La città di Medellin gli ha dedicato la piazza su cui si affaccia il Museo. Con questi gesti Botero si prefigge di riqualificare la città dove è nato – troppo spesso associata al traffico della droga – in modo che possa essere ricordata come un luogo di cultura e di arte.

Il documentario ha il pregio di mostrare l’opera di Botero in almeno una decina di città diverse dove si sono tenute le sue mostre, è ben documentato, ha una bella fotografia (curata da Johan Legraie e Joe Tucker) sorretta da una musica suggestiva composta da David Bertock e costituisce una vivace panoramica sul lavoro dell’artista colombiano.