Delia, Olga e le altre. Tutte le donne di Elena Ferrante che rinascono

Si farà. Rai e Hbo confermano la terza stagione de “L’Amica Geniale” dalla fortunata saga letteraria di Elena Ferrate. Le nuove puntate della serie, creata da Saverio Costanzo, saranno ispirate a “Storia di chi fugge e di chi resta”, il terzo libro della celebre quadrilogia E/O. Intanto ecco a voi un excursus attraverso le tante figure femminile della scrittrice misteriosa, spesso diventate eroine cinematografiche …

Tutte le donne di Elena Ferrante hanno vite difficili e devono confrontarsi col proprio passato (che presenta spesso episodi di violenza) attraverso un processo di cambiamento. Dove l’io narrante non è mai esterno, ma costituisce lo sguardo curioso di chi cresce con le vicende che osserva.

Napoli è la città con cui si intrecciano quasi sempre le vite di queste donne, che spesso parlano un dialetto stretto e duro del quale si vogliono liberare o di cui, al contrario, subiscono il fascino: è il caso del suo ultimo libro, La vita bugiarda degli adulti (edizioni e/o 2019). La protagonista è Giovanna, un’adolescente che prende coscienza di aver vissuto l’infanzia sotto una cupola di perbenismo. Crescendo le si svelano man mano le ipocrisie borghesi della sua famiglia, in una Napoli dove si parla solo italiano, al Rione Alto in cima a S. Giacomo dei Capri.

Così, mentre arrivano le sofferenze dovute al cambiamento del corpo, Giovanna scopre un’“altra” Napoli, quella del Pascone, popolare, eccessiva, sboccata, da cui proviene suo padre. Vacilla, non trovando soluzioni al suo mal di vivere. È spaventata dal mondo maschile, lo prende di petto finché non prova anche lei un sentimento che crede sia amore, ma che forse è un’infatuazione, o una proiezione paterna.

Che l’autrice sia donna o uomo non mi interessa, ma penso più a una collaborazione di coppia: la donna imposta il racconto mentre l’uomo interviene nelle parti che parlano di sessualità, dove talvolta le descrizioni sono rudi, a mio avviso, più “maschili” che “femminili”. Così era stato fin dal libro L’amore molesto (’92, portato al cinema da Mario Martone), focalizzato sul rapporto madre-figlia: Delia, alla ricerca della verità riguardo alla morte improvvisa della madre (incidente? suicidio?) si auto-analizza, cercando di dare un senso al lutto e tirando fuori particolari rimossi della propria storia.

L’ottica è ribaltata ne La figlia oscura (edizioni e/o 2006, che Maggie Gyllenhaal porterà al cinema Olivia Colman protagonista), che esplora le problematiche di una madre e i suoi sentimenti contraddittori verso le figlie: Leda, insegnante divorziata da tempo, si sente liberata e alleggerita dalle responsabilità quando le figlie partono per raggiungere il padre all’estero. Decide di andare in vacanza al mare, da sola, in un paesino del sud, dove instaurerà un rapporto contraddittorio con una famiglia napoletana.

Olga, protagonista de I giorni dell’abbandono (edizioni e/o 2002, adattato per il dinema da Roberto Faenza), presenta invece la situazione forse più classica di sofferenza femminile: il dolore della perdita, il tradimento, la non accettazione di una situazione di amore finito. Insolitamente collocata a Torino, Olga ripercorrerà il suo passato a Napoli e sarà risucchiata dai fantasmi dell’infanzia.

Ricorrenti nella Ferrante sono alcune contrapposizioni: il buono e il cattivo, il bello e il brutto, la lingua e il dialetto, la cultura e l’ignoranza, la tradizione e il progresso, il perbenismo e la morale. La tematica del doppio viene spesso rappresentata da figure separate ma legate da una profonda amicizia: pensiamo a Elena e Lila, protagoniste de L’amica geniale (edizioni e/o 2011, alla base della fortunata serie tv), ambientato nel rione Luzzati (periferia est di Napoli) nei primi anni Cinquanta, descritto in modo fortemente evocativo (si vede che chi scrive è veramente cresciuto lì).

Tra le due c’è un sentimento di tenerezza mista a invidia, ammirazione e competitività, che persiste negli anni. Una lascia Napoli, si laurea e diventa stimata scrittrice, facendo un salto di classe. L’altra, quella “geniale”, decide di restare a Napoli perché più legata alla vita dialettale del rione con i suoi personaggi talvolta tragici e però autentici. Ma la periferia è anche un ricettacolo di violenza e volgarità, tra le case popolari e ambite palazzine piccolo-borghesi.

Napoli dunque è, ancora una volta, città-simbolo, pretesto per rappresentare i contrasti tra diverse classi sociali, luogo chiave per le vicende delle donne di Elena Ferrante. Vicende che sviluppano con intelligenza un tema classico della letteratura, quello della trasformazione. Storie di donne che crescono, si trasformano, rinascono.


Ghisi Grütter

Architetto e Professore Associato di "Disegno", fa parte del Dipartimento di
Architettura dell'Università Roma Tre. Autrice di numerosi libri e saggi, tiene la rubrica "Disegno e immagine" nella rivista on line
"Ticonzero" e scrive nella sezione micro-critiche di "DeA Donne e Altri".


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