Elena Ferrante, un doc che parte da New York

Nei giorni dell’ennesimo scoop sull’identità segreta della celebre scrittrice, al via le riprese di “Ferrante Fever“, documentario di Giacomo Durzi che spiega: non un film “pettegolo” sull’identità sconosciuta, ma “l’esplorazione dell’opera narrativa”, anche alla luce della scelta dell’anonimato…

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Mentre la stampa prosegue la caccia alla vera identità di Elena Ferrante, sono iniziate a New York le riprese di Ferrante Fever per la regia di Giacomo Durzi e continueranno fino a dicembre tra San Francisco, Napoli, Firenze e Torino.

Sceneggiato da Giacomo Durzi e Laura Buffoni il film documentario è un viaggio che parte dall’America fino ai vicoli di Napoli attraverso l’opera di Elena Ferrante, i luoghi dei suoi romanzi e lo sguardo di grandi personaggi e testimoni d’eccezione.

“Il mio interesse – dichiara il regista – nasce dalla passione travolgente per i libri della Ferrante e dal desiderio di esplorarne l’opera narrativa nella sua complessità. Una produzione che sfiora temi di grande rilevanza, non ultimo il significato della scelta dell’anonimato che ha portato a un dibattito culturale mai registrato prima. Il tentativo è quello di suscitare riflessioni sulle particolari ragioni del successo della Ferrante, non lasciandosi sedurre dalla provocazione di realizzare un documentario “pettegolo” sull’identità sconosciuta né di farne un’inchiesta che si esaurisca nel svelarne “evidenze documentali”.  La sfida è quella di raccontare  una storia che forse non vorrebbe essere raccontata”.

Proprio in questi giorni abbiamo assistito all’ennesimo scoop, stavolta messo a segno dal Sole 24 ore che, a seguito di un’indagine finanziaria, avrebbe “appurato” che dietro al nome della celebre scrittrice si celi Anita Raja, scrittrice, traduttrice e consorte di Domenico Starnone, del resto già più volte indicato – insieme alla consorte – come possibile “ghost writer”.

Il film uscirà nel 2017 ed è prodotto da: Alessandra Acciai, Giorgio Magliulo, Roberto Lombardi per Malia Film, Rai Cinema, Giovanni Cova e Maria Teresa Favia per QMI.