L’Europa dell’esilio. “Ceniza en la boca” di Diego Luna racconta l’emigrazione con la lente di Brenda Navarro

Passato a Cannes (Séances spéciales) “Ceniza en la boca” del divo messicano Diego Luna ispirato all’omonimo romanzo della scrittrice e attivista femminista Brenda Navarro (tradotto in Italia da La Nuova Frontiera, 2023, Cenere in bocca). La ricerca di un posto (migliore) nel mondo di due fratelli messicani la cui madre li ha preceduti in Europa molti anni prima, per cortruire loro un futuro possibile. La solitudine, il dolore, il senso di colpo per l’abbandono. Sullo sfondo di un Messico dove le sparizioni di bambini e adolescenti, vittime delle tratte, stanno assumendo proporzioni impressionanti …

Generalmente il cinema che racconta l’emigrazione lo fa attraverso storie estreme. La forza di Ceniza en la boca, nuovo film da regista del divo messicano Diego Luna, sta nel raccontare una storia assolutamente (e drammaticamente) comune. Una donna messicana che lascia i figli (ai nonni) ed emigra in Spagna, per costruire loro un futuro possibile fuori da quel paese.

Storie che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni, nelle nostre case, ma sulle quali difficilmente ci soffermiamo a riflettere, soprattutto sulle loro conseguenze, le ferite sui figli che restano. Ma anche il dolore delle madri costrette all’abbandono.

Di questo tratta Ceniza en la boca la cui complessità, non a caso, viene dalla penna di Brenda Navarro, una delle voci femminili e femministe più importanti della letteratura contemporanea latinoamericana, su cui fa riferimento il film. Il tema della maternità, anzi delle maternità nelle sue forme più diverse, da sempre centrale nell’opera della scrittrice messicana, qui spinge sul rapporto tra fratelli. La sorella più grande, Lucila (intensa Anna Díaz) che deve fare da mamma al fratello più piccolo, Diego. È l’ultima raccomandazione-saluto che le fa la madre (Adriana Paz, già vincitrice a Cannes nel casta di Emilia Perez di Jacques Audillard) scappando via – letteralmente – quella mattina all’allba, mentre loro due ancora dormono.

Il cuore del film sarà la ricerca di libertà ed emancipazione che Lucila s’immagina di trovare emigrando anche lei in Spagna, al seguito delle amiche. Sesso, ragazzi, discoteche. Ha pure un fidanzato yankee che fa l’insegnante.

Il principio sembra quasi come se l’aspettava. Quello che non lo è – e via via sarà sempre più evidente – sono la solitudine che la circonda e i lavori che deve fare per sopravvivere. Proprio come è toccato a sua madre. Donna delle pulizie, badante, baby sitter e per lei che è così giovane anche la rider. Sarà, una sera, durante una consegna che Lucila capirà quale è il suo posto: all’apertura della porta col pacco in mano, incrocia a sorpresa lo sguardo del fidanzato che sta suonando nella sala. Lui fa finta di non conoscerla e lei incassa il colpo.

Nel frattempo il rapporto con il fratello si fa sempre più difficile: Diego ha raggiunto la madre a Madrid, ma le sfugge cercando ostinatamente Lucila, il suo punto fermo. La sua fragilità cresce, il malessere si accumula, e con esso la rabbia verso una madre che lo ha abbandonato e poistrappato al suo paese. Finché un gesto estremo, a soli quattordici anni, fa crollare tutto. Lucila torna in Messico con le ceneri del fratello e crede di poter rimanere li, ritrovandosi nella casa dei nonni, per affrontare il lutto e ricominciare.

Accadimenti essenziali, pochi dialoghi, colori plumblei di una Spagna e di un Messico ben lontani dagli stereotipi di allegria da cartolina, accompagnano Ceniza en la boca attraverso un territorio vicino al cinema del reale. Quasi un altro film, invece, simbolico almeno all’ apparenza, s’impone poi nel finale. Ed è il vero colpo al cuore: misteriose sparizioni che si consumano nel quartiere di Lucila, sotto gli occhi vigili del nonno militare, la fanno precipitare nella vera realtà di quel Messico da cui sua madre ha voluto allontanarla.

Si tratta dell’agghiacciante fenomeno della sparizione di bambini e adolescenti, ignorato dall’informazione occidentale oltre che dalle autorità locali. Sessantacinquemila giovanissimi scomparsi, cifre di qualche anno fa, sicuramente già superate. Sono le vittime della tratta, della prostituzione, di un paese dove lo stato è assente. E altrettante madri che cercano, in totale solitudine, una verità senza risposta. Brenda Navarro lo denuncia nel suo libro, Diego Luna col suo film.

 


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.

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