Letteratura, cinema, tv e politica. Addio Angelo Guglielmi l’ultimo sperimentatore spericolato


Quegli occhiali – rigorosamente rotondi – tirati su a metà fronte quando ti parlava e rifletteva erano diventati un tratto distintivo. Un po’ come il sigaro del Che o la bombetta di Churchill. Un grande del Novecento italiano lo è stato certamente Angelo Guglielmi ed ora che se n’e andato a 93 anni, nel sonno, all’alba dell’11 luglio, l’impressione è quella che il Secolo breve si sia definitivamente consumato. Portandosi via gli ultimi sprazzi di libertà creativa, sommersi dal già visto e sentito dell’omologazione social.

Dello scorso secolo Guglielmi, nato il 2 aprile del 1929, ad Arona, in provincia di Novara ha incarnato sicuramente il miglior spirito di ribellione, sofisticata ricerca e sperimentalismo che, in qualche modo ha accompagnato la sua vita, fino ad anni recenti.

Non simpaticissimo al primo impatto, per sua stessa ammissione, Angelo Guglielmi innovatore lo è stato davvero. Dagli esordi come critico letterario con le solide basi marxiste del Gruppo ’63, l’assalto alla cultura borghese della Neoavanguardia, il superamento del Neorealismo verso uno sperimentalismo linguistico spericolato in compagnia di scrittori, poeti e intellettuali (Edoardo Sanguineti, Umberto Eco, Renato Barilli, Nanni Balestrini, Alberto Arbasino, Alfredo Giuliani), fino alla direzione di quella giovanissima Rai3 appena nata e marginalissima, non solo per l’Auditel.

Nell’Italia che di lì a poco si sarebbe concessa all’abbraccio fatale del Biscione e del suo padrone, Guglielmi (a Rai3 dal 1987 al 1994) sforna una televisione mai vista fin lì. Dove Piero Chiambretti si permette esilaranti interviste a Giluio Andreotti (Il portalettere), Ciprì e Maresco (Cinico Tv) nel loro poetico e politico bianco e nero fanno satira sul cannibalismo dei media nel racconto della mafia. Dove è la tv il bersaglio di sè stessa, attraverso il sapiente montaggio del suo flusso narrativo (Blob). Dove l’etica degli italiani è messa alla prova in un gioco a quiz (Porca Miseria).

Una tv quella di Guglielmi che fa entrare la realtà sul piccolo schermo, declinandola in tutte le sue possibili forme. Portando il pubblico nelle aule di tribunale (Un giorno in pretura), indagando in diretta sui casi di cronaca nera irrisolti (Telefono giallo), inventando una satira tutta nuova e al femminile (La tv delle ragazze e tutti i suoi derivati a seguire), reinventando il talk show poltico (Samarcanda) e creando nuovi spazi di palinsensto mai esplorati prima, come la terza serata dove miscela ironicamente cronaca, cultura e diritti (Magazine 3).

Sono programmi che hanno fatto la storia della nostra tv, lanciando volti come Michele Santoro, Serena Dandini, Gloria De Antoni, Corrado Augias, Corrado Guzzanti, Fabio Fazio, Piero Chiambretti. Molti dei quali ancora in auge nonostante nessuna traccia, purtroppo, resti più di quella grande stagione.

Finito con Rai3 Angelo Guglielmi è tornato, poi, ad un’altra delle sue grandi passioni: il cinema. È stato presidente e amministratore delegato dell’Istituto Luce da 1995 al 2001 per poi far parte, fino al 2004, del Comitato di consulenza dell’Enciclopedia del cinema della Treccani. A seguire l’incarico come assessore alla cultura a Bologna, chiamato da Sergio Cofferati, fino al 2009.

Ha continuato a lungo come critico letterario de L’Espresso, per Tuttolibri de La Stampa e col suo blog su Il Fatto Quotidiano. Tra i suoi tanti scritti segnaliamo l’ultimo, uscito per i suoi 90 anni e portato in libreria dalla Nave di Teseo: Sfido a riconoscermi – Racconti sparsi. “Un piccolo breviario laico – spiega lui stesso -, da prendere e abbandonare all’occasione, costituito di ricordi autobiografici, giudizi e considerazioni sulla letteratura italiana da metà del secolo scorso a oggi, sulla televisione, sul cinema, sulla politica (che sono i quattro ambiti in cui mi sono impegnato nella mia lunga carriera di lavoro)”.

Noi di Bookciak, tra le altre cose, lo ricordiamo in particolare per aver “battezzato” la nostra associazione culturale col nome Calipso. “Vi occuperete di cinema e letteraturatura, bene” ci disse allora oltre dodici anni fa quando ci rivolgemmo a lui per qualche buon consiglio in proposito: “I titoli funzionano meglio quando non c’entrano niente con quello che si va a fare” – ci spiegò. “Tra i miei più riusciti c’è Samarcanda. Potreste trovare qualche relazione con un talk-show politico?”. Ecco ci mancherà molto anche per questo.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.


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