“Corrispondenze immaginarie” il doc che fa uscire (finalmente) le lettere dai manicomi

In onda il 9 marzo su Rai3 Friuli Venezia Giulia (ore 9,00 con replica su Rai3 bis – canale 810 del digitale terrestre in lingua friuliana – il 12 marzo, 21.20) e l’11 marzo su Rai3 (ore 16.15) “Corrispondenze immaginarie” documentario di Piero Pieri ed Alessandro Spanghero realizzato nell’ambito delle celebrazioni del centenario di Franco Basaglia. Le lettere dei pazienti psichiatrici rimaste chiuse nei manicomi ora trovano i loro destinatari. Le risposte “immaginarie” valgono come risarcimento, come testimonianza di un amore che va oltre il tempo e come conferma di ciò che può fare l’arte, non per cambiare il mondo ma per renderlo molto, molto più umano…

Rientra a buon diritto tra le iniziative più interessanti che fanno da cornice alla commemorazione dei cent’anni dalla nascita di Franco Basaglia il film Corrispondenze immaginarie, una produzione della sede regionale Friuli Venezia Giulia della Rai, soggetto e regia di Piero Pieri, sceneggiatura e testi di Alessandro Spanghero.

Si tratta del racconto di un progetto che si definisce di “arte pubblica partecipata”, ideato dall’artista Mariangela Capossela e iniziato nel contesto di Volterra Prima Città Toscana della Cultura 2022.

L’idea era quella di recuperare le lettere scritte dai ricoverati nel manicomio di Volterra, salvarle dall’oblio, ricopiarle, catalogarle e infine spedirle a una serie di nuovi destinatari – la maggior parte di quelle lettere, inserite nelle cartelle cliniche dei pazienti nella prima parte del Novecento, non avevano mai varcato le soglie dell’ospedale psichiatrico – in modo da dare loro una risposta, per quanto “immaginaria”, e soprattutto dar loro senso e nuova vita.

Nel 2024 il progetto si sposta su Trieste e Gorizia su invito di Hangar Teatri e Teatro degli Sterpi e inizia una seconda fase, arricchita dagli archivi delle due città dove Franco Basaglia iniziò la sua rivoluzione e anche di quelli dell’ex ospedale psichiatrico San Servolo di Venezia.

Il film indulge sulla descrizione dell’accuratissimo e prezioso lavoro di riscrittura delle lettere, un lavoro quasi da amanuense che coinvolge i ragazzi di alcune scuole. Sarebbe già sufficiente questo per cogliere l’importanza di un progetto che unisce arte, educazione e recupero della memoria.

Ma è alla fine che l’operazione riesce a dare anche libero sfogo all’emozione, quando viene data lettura alle risposte ai mittenti di coloro che hanno aderito all’appello iniziale di offrirsi come destinatari.

Sono risposte che valgono come risarcimento, come testimonianza di un amore che va oltre il tempo e anche come conferma di ciò che può fare l’arte, non per cambiare il mondo ma per renderlo molto, molto più umano.


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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