Sarebbe fantascienza ma è già oggi (compreso Elon Musk). La satira di Bong Joon-ho arriva al cinema

In sala dal 6 marzo (Warner Bros. Pictures) “Mickey 17” dell’ amatissimo regista sudcoreano Bong Joon-ho che, nel 2020 stupì tutti con “Parasite”. Il nuovo film dall’omonimo romanzo di di Edward Ashton (Fanucci), è una satira fantascientifica in cui si immagina un personaggio immortale, di cui si possono stampare infinite versioni, da utilizzare come cavia  per qualsiasi esperimento. Tra caricature di Musk e un cast eccezionale, il film ha diviso la Berlinale 2025, dov’è passato in anteprima…

Sarà poi vero che vivere non è difficile potendo poi rinascere? Smentire Battiato è presuntuoso, meglio non arrischiarsi. Ma Mickey Barnes, o almeno una delle sue diciotto versioni, non sarebbe così d’accordo. Lui è il protagonista di Mickey 17, attesissimo ritorno del sudcoreano Bong Joon-ho, passato nella sezione Special Gala della Berlinale 2025. 

Se il nome di Bong non vi suonasse, poco probabile, sicuramente qualcosa vi dirà il titolo del suo ultimo (ora penultimo) film: Parasite. Palma d’oro per acclamazione, nel 2020 il regista sudcoreano finì per salire quattro volte sul palco degli Oscar, sempre più incredulo, per ritirare la statuetta al miglior film straniero, poi alla migliore sceneggiatura, poi ancora miglior regia e alla fine, impensabile, miglior film.

Bong è diventato così un’icona mondiale, non più uno di quei nomi adorati nei festival ma poco conosciuti all’esterno. Per il suo nuovo lavoro i rumor sono stati moltissimi, ma tra un ritardo e l’altro ha saltato varie delle kermesse per cui lo davano in prima linea. Alla fine l’ha spuntata la Berlinale, con la sua nuova direttrice Tricia Turttle che può quindi fregiarsi di un pezzo da novanta per il suo tappeto rosso.

Il film viene da un romanzo fantascientifico, Mickey 7 di Edward Ashton (Fanucci), dove si immagina un futuro in cui le stampanti 3D saranno in grado anche di ricreare in toto un corpo umano. A quel punto si tratta solo di immagazzinare in un hard disk ricordi e personalità, dopodiché si può morire quante volte si vuole e basterà ristampare il corpo e trasferire i dati.

Per questo si candida Mickey Barnes, a cui Robert Pattinson riesce a dare un tono ironico straordinario, giocando con gli accenti e la voce per differenziarne le varie versioni. In realtà non ha letto bene per cosa si è candidato, ma quando un mafioso vuole accopparti non vai troppo per il sottile. Il programma è implementato su un’astronave mandata in avanscoperta nella galassia, a lui basta star lontano dalla Terra.

Il titolo nasce proprio dalla “ristampa” del protagonista a cui siamo arrivati, la diciassettesima. L’astronave continua a usarlo come cavia da laboratorio per tutte le nuove scoperte trovate tra un pianeta e l’altro. Risultato: viene ammazzato sempre più frequentemente. Va da sé che di volta in volta lo ricreano da zero, ma è come se a ogni versione la sua esistenza perdesse di significato.

Bong gioca molto col presente. La crociera spaziale la offre un ricchissimo imprenditore prestato alla politica, con la fissa della colonizzazione galattica. Il rimando a Elon Musk è chiarissimo, così come alla sua deriva neonazista nel segno del trumpismo. Tutto quel poco del personaggio che non ricorda il patron di Tesla rimanda direttamente al Presidente degli Stati Uniti.

Nel ruolo c’è Mark Ruffalo, che dopo la meravigliosa interpretazione in Povere creature! di Yorgos Lanthimos, Leone d’oro nel 2023, si conferma incredibilmente portato per le caricature dei narcisi insopportabili. Accanto a lui, una splendida Toni Colette, first lady della missione, ossessionata dalla ricerca per nuove salse da propinare ai suoi ospiti per cena.

Mickey 17 riporta a galla il tono di film precedenti del suo autore, su tutti Okja ma anche Snowpiercer, non a caso le uniche altre due produzioni statunitensi della sua filmografia. Spostandosi dal suo paese, Bong sembra prendere sempre la via della satira distopica, di un umorismo obliquo, in cui il capitalismo è sempre un male ma è molto più ridicolo che terrificante.

In questo, il suo nuovo film riesce piuttosto bene, combinando umorismo e fantascienza. Certo, chi si aspettava la costruzione affascinante di Parasite non la ritroverà, ma è pur vero che malgrado tanti ci provino non si può fare in eterno lo stesso film. Mickey 17 si adagia invece su una struttura più canonica, su meccanismi consolidati, più vicini anche al grande pubblico.

Non sfida, al massimo sbeffeggia, seppure con una corrosività limitata. All’uscita dalla sala berlinese, come prevedibile, ci si divideva in entusiasti e delusi. Senza volersi trincerare nel languore della via di mezzo, va detto che stavolta potrebbe essere il parere più corretto. Bong rimane un osservatore acuto e un critico fermo del mondo contemporaneo, ma dovendo scegliere come raccontarlo sembra che cercherà sempre di vederne il lato comico.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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