Sognando da grandi. Due fratelli, il karaoke e l’autismo nel film di Greta Scarano che emoziona
Fresco di premi al Bif&st di Bari (quello SIAE alla regista e il Premio Bif&st San Marzano all’attrice) arriva al cinema il 3 aprile (per 01 Distribution) “La vita da grandi”, esordio alla regia di Greta Scarano, liberamente ispirato al libro “Mia sorella mi rompe le balle – una storia di autismo normale” (Mondadori 2020) in cui i fratelli Damiano e Margherita Tercon, raccontano la loro storia. Il film interpretato da Matilda De Angelis e da Yuri Tuci, non è solo un racconto di autismo, ma un “come diventare grandi” condiviso tra fratelli, ciascuno in cerca dei propri sogni …

Difficile non farsi prendere dall’emozione di fronte al film La vita da grandi, diretto da Greta Scarano che ne ha scritto anche la sceneggiatura insieme a Sofia Assirelli e Tieta Madia ispirandosi al libro di Damiano e Margherita Tercon Mia sorella mi rompe le balle (Mondadori 2020).
Il film, prodotto da Matteo Rovere, Groenlandia, Halong con Rai Cinema, in collaborazione con Netflix e con il sostegno della Regione Emilia Romagna, si basa su una storia vera, la storia di un ragazzo autistico che vuole diventare cantante lirico e del suo rapporto con la sorella che lo aiuta a realizzare il suo sogno.

Non è così frequente vedere adottare dal cinema il punto di vista di due fratelli, uno “sano” e uno disabile, che affrontano insieme le difficoltà e gli incerti della malattia. Forse bisogna risalire a Rain Man diretto da Barry Levinson nel 1988 con Dustin Hoffman e Tom Cruise.
Qui, per sovrappiù, il film è arricchito dalla forza che deriva da un libro scritto a quattro mani da fratello autistico e sorella sana, che ripercorre la storia di una famiglia sin dalle origini descrivendo come la malattia di Damiano ha finito per contagiarla; ma anche dalla sensibilità femminile di Greta Scarano nonché dalla sua esperienza di attrice, per nulla ininfluente sul modo in cui viene impostata – su un soggetto così difficile da trattare come l’autismo – la recitazione di un’attrice professionista, Matilda De Angelis la sorella, e di un attore debuttante e realmente autistico, Yuri Tuci il fratello.
Un po’ come avviene nel jazz viene predisposta una base sulla quale gli attori si sentono liberi di improvvisare e di portare variazioni sul tema, rinunciando a priori al virtuosismo tecnico dei movimenti di macchina o delle riprese a mano. Il richiamo alla musica, che ha una parte preponderante nel film – non musica lirica ma qualcosa che assomiglia al karaoke, e va bene così – non è affatto casuale.
Al di là della vicenda e del suo lieto fine, l’audizione di fronte a una giuria da talent show composta da Mara Maionchi, Malika Ayane, Ferzan Ozpetek e Valerio Lundini, ciò che colpisce al cuore e che rende davvero notevole La vita da grandi è la descrizione per nulla scontata delle dinamiche che intercorrono tra i due fratelli. I quali finiscono per influenzarsi a vicenda e per rispecchiarsi l’uno nell’altra, scoprendo i punti di contatto tra normalità e malattia che appartengono a due consanguinei con retroterra comune ma che in realtà fanno parte della vita di tutti e dell’animo umano nel senso più universale.
Il film (scritto della stessa Scarano insieme a Tieta Madia e Sofia Assirelli) è ambientato in una Rimini invernale e livida quasi irriconoscibile, che non ha nulla di felliniano. Bellissima però la scena finale dei due fratelli che danzano nella spiaggia deserta, con tutta l’attrezzatura estiva ammassata che sembra non attendere altro che la rinascita estiva, e con il mare agitato di fronte. Complimenti a genitori e aggiunti – in ordine Maria Amelia Monti la madre, Paolo Hendel il padre, Gloria Coco e Ariella Reggio le zie – che accettano di buon grado di interpretare il ruolo ingrato della famiglia oppressiva.
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