Nel giardino della bella benefattrice (c’è pure Alberto Sordi). “La vedova elettrica” è disponibile su Prime

Disponibile su Prime Video “La vedova elettrica” commedia nera culto degli anni Cinquanta (1958) del francese Raymond Bernard. Dal romanzo Le septième ciel ou la Jardinière de minuit del giornalista e drammaturgo francese André Lang la storia di una intraprendente ricca vedova benefattrice che si diletta nell’accoppare filibustieri della finanza e poi farli sparire nel suo rigoglioso giardino. Coproduzione italo-francese con Danielle Darrieux, grande diva del cinema d’Oltralpe, più di recente la Mamy di “Otto donne e un mistero”. E anche una particina per Alberto Sordi …

Se “noblesse oblige”, la beneficenza fa altrettanto: ce lo dimostra La vedova elettrica (1958), di recente riproposto su Prime Video. Come ottenere il denaro dei filibustieri per ridistribuirlo a fin di bene? Ci forniscono le istruzioni per l’uso Brigitte de Lédouville (interpretata con grande ironia da una straordinaria Danielle Darrieux, grande diva del cinema d’Oltralpe, più di recente la Mamy di Otto donne e un mistero di François Ozon, 2002), ricca vedova benefattrice, amabilissima gentildonna “assassina di uomini” posseduta dal demone della carità, e il suo complice per amore Lestrange (Noël Noël).

È Raymond Bernard (Parigi, 10 ottobre 1891 – Parigi, 11 dicembre 1977) a mettere in scena questa commedia “nera” al vetriolo di produzione italo-francese, girata come “una commedia rosa” americana, fondata sul concetto del perpetuare il male per garantire il bene e deridere, esasperandone l’integralismo, l’operato delle buone dame di carità.

Bernard, regista cinematografico francese, noto principalmente per i grandi affreschi storici come Le miracle des loups (1924), ambientato nella Francia del XV secolo, sotto il regno di Luigi XI, il film più costoso e redditizio del periodo. La vedova elettrica, invece, si ispira al romanzo Le septième ciel ou la Jardinière de minuit [Il settimo cielo o la giardiniera di mezzanotte] del giornalista e drammaturgo francese André Lang (1893-1986).

Viene in mente la celeberriima commedia Arsenico e vecchi merletti di Frank Capra (1944), in cui due anziane ziette irreprensibili “aiutano” i malcapitati che affettuosamente chiamano i “loro signori” – ossia gli inquilini ai quali affittano una camera – a lasciare la vita con un sorriso sulle labbra, offrendo loro del vino di sambuco corretto con un miscuglio di veleni e seppellendoli poi in cantina. Ma da La vedova elettrica appare un intento molto più umanistico, e morale, in nome della giustizia immanente.

L’intraprendente Darrieux/Brigitte, la graziosa ladykiller proprietaria della Birra Tre Stelle, vive in un magnifico castello e, con l’aiuto del beffeggiato innamorato senza speranze contabile Lestrange, disposto a tutto per accontentarla, si dedica a opere di beneficenza. Con le sue brasseries da tempo ipotecate, per procurarsi il denaro attira in casa sua i più loschi rappresentanti della finanza, e avvalendosi delle sue arti femminili, induce gli incauti ospiti a consegnarle a titolo di prestito una forte somma, poi li uccide e ne seppellisce i corpi nel sempre più florido giardino di ortensie in fondo al parco accanto al defunto marito, alla cui memoria ha fatto erigere un obelisco funerario

Brigitte non prova senso di colpa alcuno, poiché ha fatto sì che un lestofante compisse una buona azione: il fine giustifica i mezzi! Uccide con eleganza, classe, anche bonomia, che denotano una coscienza cristallina. Bernard ci trasporta quindi in un mondo dalla morale a dir poco contorta; all’inizio del film – quando il consiglio municipale approva all’unanimità le sovvenzioni in favore delle cause umanitarie, tanto il denaro scorre a fiumi, la garbatissima assassina ha già spedito ad patres undici “benefattori”.

Verrà però il nostro Alberto Sordi, nei panni di un ricattatore dal grande fiuto, a indagare sulla scomparsa sospetta del dodicesimo dei “gentiluomini”, papabile vittima del fino ad allora ineffabile duo Brigitte/Lestrange. Mutatis mutandi proprio di questi tempi nella top ten di Netflix c’è la serie spagnola, Il giardiniere dove è un giovanotto ad usare lo stesso tipo di “concime” per render rigogliose le piante del vivaio di mammà. Evidentemente La vedova elettrica ha fatto scuola.

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