Fantasia a due sul mondo che perde l’umano. “Il pianeta selvaggio” leggenda dell’animazione in sala 50 anni dopo

Torna in sala (con CG Entertaiment) in versione restaurata “Il pianeta selvaggio”, leggendario film di animazione del 1973 dei visionari autori francesi: René Laloux e Roland Topor. Con i disegni fatti a mano e lunghe tribolazioni produttive l’opera è ispirata al racconto di fantascienza di Stefan Wul sul tema della “deumanizzazione” e dell’oppressione dei popoli, mai così attuali come in questi tempi di guerre. Il film è stato il primo cartoon ad essere premiato a Cannes e, con le sue immagini che richiamano le opere Dalì, Bosch, Magritte, Doré, ha influenzato non solo l’animazione a venire …

 

Dice la voce narrante del piccolo Terr, riferendosi a Tiwa, la giovane Draag che l’ha appena adottato per farne il suo animale da compagnia: ”Mi salvò la vita e nello stesso tempo unì la mia alla sua”. Siamo a Yigam, pianeta popolato da giganteschi androidi, dove gli uomini, al loro confronto sono più piccoli di un topolino, e non sono tenuti in miglior considerazione.

Yigam ha un unico satellite, il pianeta selvaggio, da dove gli uomini sono stati prelevati. A salvare la vita a Terr è un’ adolescente dello stesso gruppo che per gioco ha appena ucciso la madre del piccolo umano. A colpire in questo inizio surreale, feroce ed elegante, è la capacità di portarci in un mondo straniante con la forza di un disegno (fatto a mano) e una sottile vena di fiducia e speranza nel futuro. Il film è degli anni Sessanta (debutta in Francia nel 1973), lento ai nostri occhi, ma con ancora un ottimismo difficile a trovare oggi. Era il periodo in cui il regista René Laloux poteva dire: ”Il mondo ha senso solo se abbiamo il coraggio di reinventarlo”.

Arriva sul grande schermo in tutt’Italia Il Pianeta selvaggio in edizione restaurata, una fantasia animata sulla deumanizzazione.
Il capolavoro di animazione degli scomparsi René Laloux (Le temps mort, les escargot, i maestri del tempo) e Roland Topor, fu premiato nel 1973 al Festival di Cannes (primo film d’animazione sul podio nella storia del festival) ma gli oltre 50 anni che ci separano dalla sua uscita (il film era stato realizzato dieci anni prima ma incontrò molte difficoltà di produzione) lo rendono ancora più prezioso.

Raccontarono Laloux e Topor che all’epoca si divisero il lavoro il questo modo: il primo si occupò del tempo il secondo dello spazio. In anni di scarsa tecnologia ci volevano buone idee e i due visionari artisti ne avevano abbastanza da trasformare un genere di nicchia come l’animazione in un film di culto.

Tratto dal racconto di fantascienza di Stefan Wul Oms en série (in italiano Homo domesticus Ponzani 1959, esaurito), è un’opera che si presta a infinite letture: dalla critica al colonialismo a quella allo sfruttamento animale, alla messa in discussione della centralità dell’uomo, all’espansionismo imperialista. C’è chi ha tirato in ballo la Shoah, e i riferimenti sono molti. A rivederlo oggi vengono subito in mente le guerre in corso in Ucraina ma soprattutto in Medio Oriente con l’orrore quotidiano a Gaza.

La storia è quella di Terr, un bimbo adottato da Tiwa, figlia di un importante leader dei Draag, la popolazione che domina il pianeta Yigam. Alti decine di metri, occhi rossi, pelle azzurra, orecchie delicate increspate e quasi trasparenti, I Draag si presentano come esseri superiori per la loro flemma e saggezza, passano la maggior parte del loro tempo a meditare e sembrano non perdere mai la pazienza, solo qualche moto di stizza trattenuta quando discutono dei profitti delle loro aziende.

Terr stabilisce un rapporto con la sua padroncina, ma quando lei viene introdotta alla sua prima meditazione, il bimbo riesce a fuggire con un disco che contiene molta della sapienza dei draag. Raggiunta una colonia di oms selvatici Terr condivide le sue conoscenze e lo strumento per procurarsele e gli uomini cominciano ad evolversi.

Riescono anche a sapere con qualche anticipo che i Draag allarmati per l’evoluzione umana hanno deciso di deominificare/sterminare i loro piccoli vicini, radunati nel vecchio albero del giardino abbandonato. Un’impresa che sarà molto più ardua di quanto i Draag non immaginano. Gli uomini cercando salvezza sul pianeta terra scoprono un segreto che capovolge le sorti dello scontro.

Restaurato in 4 K da Argos Film nel 2025, il pianeta selvaggio è stato digitalizzato e restaurato da Eclair Classics utilizzando gli elementi fotochimici originali.
Prima del film sarà proiettato il cortometraggio Les escargot, del 1965, la prima collaborazione tra Roland Topor e René Laloux
Le musice di Alain Goraguer, accompagnano magistralmente le immagini ipnotiche e psichedeliche di Topor, animate completamente a mano in Cecoslovacchia.

Nel corso degli anni il film ha influenzato sia il cinema che il mondo musicale, la band irlandese Solar Bears ha utilizzato immagini del Pianeta selvaggio nella clip della canzone Dolls, i Failure hanno intitolato il loro terzo album Fantastic Planet, in omaggio al film.

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Carla Chelo

Giornalista. Ha lavorato all'Unità, al settimanale Diario e in tv (Mediaset). Ha scritto un paio di libri insieme a un'amica, Alice Werblowsky e da sola una guida sul verde in città: "Milano, Parchi e giardini", Touring club italiano.


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