Addio Silvia d’Amico. Il cinema e la cultura italiana perdono una produttrice e sceneggiatrice coraggiosa

È scomparsa a Roma il 25 settembre ad 85 anni Silvia d’Amico, produttrice e sceneggiatrice di grande talento. Figlia della grande sceneggiatrice Suso Cecchi e del musicologo Fedele D’Amico, sorella di Caterina e Masolino, ha usato a lungo nel suo lavoro lo pseudonimo Bendicò per evitare di essere considerata la “figlia di”. I funerali Roma lunedì 28 settembre alle 16 nella chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù in Panfilo, in via Paisiello…

Bendicò, come il cane del Gattopardo: con questo pseudonimo Silvia d’Amico ha firmato per molti anni il suo lavoro di produttrice e di sceneggiatrice. Era un modo per dire che non voleva essere considerata “la figlia di” e, insieme, quanto si fosse nutrita dell’aria respirata in famiglia, accanto alla madre Suso Cecchi d’Amico, che per Luchino Visconti aveva scritto Bellissima (1951), Rocco e i suoi fratelli (1960) e proprio Il Gattopardo dall’omonimo romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa (1963). D’Amico è morta a Roma il 25 settembre a 85 anni. Era nata nella capitale il 2 dicembre 1940, figlia di Suso e del musicologo Fedele d’Amico, il cinema italiano del secondo Novecento lo ha conosciuto da vicino fin da bambina, come del resto anche il fratello Masolino e la sorella Caterina.

Dopo gli studi di filologia e letteratura russa, esordì come sceneggiatrice con Il brigante (1961) di Renato Castellani. Nel 1960 aveva partecipato alla nascita della William Morris, la prima agenzia di attori in Italia. Con Alfredo Giannetti firmò La ragazza in prestito (1964), la miniserie Tre donne (1970) con Anna Magnani (nelle foto), della quale fu amica fino alla morte nel 1973, e Correva l’anno di grazia 1870 (1972), di cui fu anche produttrice. Per la Rai, alla fine degli anni Sessanta, realizzò sempre con Giannetti la serie La famiglia Benvenuti, che ebbe un grande successo di pubblico, e nel 1981 scrisse con la madre Vita di Antonio Gramsci.

Fu compagna e collaboratrice di Roberto Rossellini dal 1974 al 1977: lavorò con lui a Il Messia (1975) e al progetto di un film sull’amicizia giovanile di Marx ed Engels, Lavorare per l’umanità, rimasto incompiuto per la morte del regista.

Come produttrice, con le società Excelsior e Parus Film, ha firmato State buoni se potete (1983) di Luigi Magni, Le due vite di Mattia Pascal (1985) di Mario Monicelli, Oci ciornie (1987) di Nikita Michalkov, per cui Marcello Mastroianni ricevette il premio a Cannes, e Il cielo cade (2001) di Antonio e Andrea Frazzi, Globo d’oro alla migliore opera prima.

Ha contribuito anche a documentari biografici, tra cui quello dedicato a sua madre, Suso. La signora del cinema italiano di Luca Zingaretti (2007) e Sergio Corbucci: L’uomo che ride (2015) di Gioia Magrini e Roberto Meddi. Nel 1991 fu nella giuria internazionale della Mostra di Venezia presieduta da Gianluigi Rondi.

Sul set seguiva i progetti dall’ideazione al montaggio, e spesso cucinava per tutta la troupe. I funerali si terranno a Roma lunedì 28 settembre alle 16 nella chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù in Panfilo, in via Paisiello.


Gino Santini

redattore

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