Il talento di Helen Mirren. E Patricia Highsmith rivive in un giallo alla Highsmith

Presentato in anteprima al festival di Toronto e dopo un tour attraverso altre kermesse europee, arriva alla Festa del cinema di Roma “A Talent for murder” del regista olandese Anton Corbijn. Ispirato alla pièce “Switzerland” di Joanna Murray-Smith il film è un godibile giallo sulla scrittrice americana Patricia Highsmith che intreccia realtà e finzione come nelle migliori tradizioni cine-teatro-letterarie. Helen Mirren straordinaria nei panni della protagonista …

Nei titoli di coda si è ritenuto opportuno precisare, al posto del canonico “ogni riferimento a fatti realmente accaduti” (non a persone realmente esistenti) da ritenersi “puramente casuale”, che la storia è inventata di sana pianta.

E grazie! Stiamo parlando non solo di un film “letterario”, in questo caso A Talent for murder di Anton Corbijn, adattamento cinematografico della pièce Switzerland di Joanna Murray-Smith presentato alla Festa del cinema di Roma, ma di un film sulla scrittrice americana Patricia Highsmith che intreccia realtà e finzione come nelle migliori tradizioni cine-teatro-letterarie.

E che fa assumere al protagonista le sembianze del principale personaggio creato dalla fantasia dell’autrice, quel Mr. Ripley che ha ispirato cinque suoi libri e il cui “talento” è ripreso dal titolo stesso del film.

Edward, giovane editor americano, viene spedito dalla sua casa editrice in Svizzera per convincere la scrittrice che vive ritirata in uno chalet di montagna a scrivere un sesto volume basato sul personaggio di Tom Ripley. Cerca di lusingarla con il miraggio della gloria imperitura ma lei non si fa convincere facilmente, se non dopo avere messo alla prova il suo ospite immergendolo in una trama da romanzo giallo “alla Highsmith”.

Al punto che lo spettatore rischia a un certo punto di perdersi, specie nella parte finale ricca di colpi di scena, tra realtà e finzione, tra personaggi del film e personaggi del libro, sia quello ancora da scrivere sia quelli già pubblicati.

Il film di Corbijn cerca di riprodurre le atmosfere e i caratteri dei libri di Patricia Highsmith, molti dei quali hanno ispirato film famosi, a partire da L’altro uomo di Afred Hitchock a L’amico americano di Wim Wenders, da Delitto in pieno sole di René Clément a Il Talento di Mr Ripley di Anthony Minghella, da Il gioco di Ripley di Liliana Cavani ad Acque profonde di Adrian Lyne, e molti altri.

Atmosfere e caratteri che, specie con Tom Ripley, travalicano i limiti del giallo di fattura classica, basato su delitto, colpevole, investigatore e, di solito, espiazione della colpa. Qui si può parlare invece di qualcosa che assomiglia alla banalità del male, al “chi è senza peccato scagli la prima pietra”, e a un meccanismo psicologico e letterario che ti fa spesso prendere le parti del colpevole e non della vittima.

Un’attitudine che il film, e soprattutto il suo protagonista Alden Ehrenreich (Edward-Tom Ripley), ha saputo cogliere solo in parte. Invece Helen Mirren non solo riesce a vestire i panni di Patricia Highsmith in modo straordinario, ma è capace di dare spessore a un film che mostra le sue fragilità di sceneggiatura soprattutto nella parte finale.


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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