Adolescence sull’isola sperduta. “Il signore delle mosche” della BBC è una (buona) serie su Sky
In onda dal 22 febbraio in esclusiva su Sky e in streaming su NOW “Il signore delle mosche”, adattamento per la tv in 4 episodi del classico della letteratura del britannico premio Nobel William Golding. Firma la sceneggiatura Jack Thorne, lo stesso dell’acclamata serie “Adolescence”, regia di Marc Munden e produzione BBC. La perdita dell’innocenza di un gruppo di ragazzini che, a causa di un incidente aereo, si ritrovano a sopravvivere su un’isola deserta. Presentata alla Berlinale appena conclusa. E magari anche l’occasione per rivedere la versione per il cinema del grande Peter Brook…

Come ricostruire, o quantomeno ripensare, una società è stato il tema carsico della Berlinale 2026. Sarà forse per questo che Il signore delle mosche, la nuova serie targata BBC e in arrivo su Sky a partire da domenica 22 febbraio, è sembrata la migliore tra le proposte a episodi passate dal festival tedesco. O forse, semplicemente, la storia nata dal romanzo celeberrimo del britannico William Golding (del 1955) continua ad avere il fascino di sempre.
A guidarci nella riproposizione dell’allegoria sconsolata ma lucidissima del libro è la penna di Jack Thorne, la stessa che solo l’anno scorso aveva convinto mezzo mondo con Adolescence, pluripremiata miniserie girata in un solo piano sequenza a episodi. Stavolta cambia la regia, affidata a Marc Munden, che sembra comunque divertirsi con ricercati movimenti di camera già dai primi momenti.
Salta subito all’occhio il gran lavoro di casting, ogni attore è ottimamente modellato sul personaggio, un aspetto non banale anche e soprattutto perché parliamo di bambini spesso alla prima esperienza su un set. In particolare Piggy, a cui dà voce e volto il piccolo David McKenna, ispira subito la tenerezza del suo omologo letterario. È a lui che si dedica il primo episodio, a cui seguono a ruota quelli sugli altri giovani naufraghi: Ralph, Jack e Simon.
Gli episodi mostrati a Berlino sono i primi due, siamo catapultati immediatamente sulla famosa isola deserta in cui si è schiantato l’aereo da cui fuoriesce la cucciolata. Non è stata ricostruita in studio, la maggior parte delle riprese si sono svolte in Malesia. Arriviamo rapidamente ai simboli del libro: la cicatrice lasciata dall’aereo, la conchiglia per parlare, solo poi la testa che verrà soprannominata come il titolo.
In altre parole, vediamo la salita prima della rapida discesa che ovviamente precipiterà negli ultimi due spezzoni di storia. I bimbi sperduti si dividono rapidamente, scelgono il loro leader e iniziano a esplorare l’isola. La serie sceglie di dedicare ampissimo spazio alla preparazione della caccia, ma non è difficile intuirne la ragione. È il momento della perdita dell’innocenza, in cui la violenza si presenta con tutto il suo potenziale. Sarà anche la scintilla che porterà allo svanimento di quel seme di società.
In questo festival così intimorito, fa un certo effetto vedere il serpeggiare della paura per la Bestia. La minaccia che non si vede né si riesce a descrivere, ma ammanta tutto e costringe i ragazzini a correre ai ripari. La morale del romanzo è che il male si annida nelle persone e non nelle cose, ma solo parlandone si può provare a ridimensionarlo. Una lezione che in questa Berlinale, rivendicatrice fino all’ultimo del suo silenzio su Gaza, risuona con non poca forza.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.



