Berlinale 2026: Il festival della libertà condizionata. L’Orso d’oro al dissenso in Turchia e molte domande per il futuro
Con l’Orso d’oro a ” Yellow letters” del tedesco di origini turche Īlker Çatak, si è conclusa la Berlinale 2026 caratterizzata dalle accese polemiche sulla mancata presa di posizione del Festival contro il genocidio a Gaza, scatenate dalle parole di Wenders dalla parte di un cinema libero dalla politica, riviste per il palmarès con: “non trasformare le lotte in bavagli”. Si premia la denuncia contro la repressione del dissenso in Turchia (c’è anche il turco Emin Alper con “Salvation” tra gli Orsi). Vince quindi il cinema politico, come in parte si era previsto, ma in nome di una libertà condizionata dalla necessità di non essere scomoda. Lasciando molte domande per il futuro sul ruolo della cultura del vecchio continente …

Cala un sipario definitivo ma non pacificato sul palco del Berlinale Palast, la sede del festival di Berlino, dove negli ultimi dieci giorni polemiche accesissime hanno sfidato il consueto gelo tedesco di metà febbraio. A tornare a casa con l’Orso d’oro è Īlker Çatak, un viaggio breve per lui, che a Berlino è nato e cresciuto, anche se da famiglia turca. Il suo Yellow letters lo incarna perfettamente, film di denuncia contro la repressione del dissenso in Turchia, ma girato interamente in Germania.
È stato forse il messaggio finale della giuria capitanata da Wim Wenders, “non trasformare le lotte in bavagli”, dopo che l’intero festival è stato travolto dalle polemiche per la mancata presa di posizione su Gaza. «La Berlinale deve rimanere una piattaforma che abbraccia le complessità», ha ribadito Tricia Tuttle, direttrice artistica, al culmine di un festival in cui per ben due volte si è vista costretta a intervenire con comunicati scomposti per difendere la scelta di non schierarsi.
Con Wenders e con la giuria ci sono stati ringraziamenti sentiti per essersi protetti a vicenda, «abbiamo superato insieme una tempesta» ha sospirato il regista tedesco prima di annunciare il premio più atteso. Difficile dire però cosa la tempesta abbia lasciato dietro di sé, da una fiducia minata in un’istituzione della cultura europea ai rapporti tesi persino tra giornalisti, con accuse incrociate tra colleghi anche durante le conferenze stampa. Nominare Gaza, anche solo in una domanda, può costare il marchio di favoreggiatore di Hamas per la stampa tedesca.
Le parole Israele o Palestina non fanno parte del protocollo ufficiale, solo piccoli accenni ironici ai nervi tesi. Si incaricano i premiati di infiammare la platea. Prima del concorso tocca al regista palestinese Abdallah Alkhatib, salito sul palco con kefiah e bandiera, che saluta con un monito: «Il mio paese non dimentica». Poi gli Orsi, su tutti il turco Emin Alper (nella foto in alto) premiato con il Gran Premio per Salvation, che lancia il suo messaggio di vicinanza ai detenuti politici turchi, ai curdi del Rojava e al popolo di Gaza.
Vince quindi il cinema politico, come in parte si era previsto, ma in nome di una libertà condizionata dal suo non dover essere mai scomoda. In altre parole la libertà di dissentire esibita tra il giubilo, ripulita però dal dovere di partecipare alle sfide del nostro presente. Meno assertivi invece gli altri premi, distribuiti tra gli altri alla padrona di casa Sandra Hüller per il suo ruolo in Rose e, doppiamente, allo splendido Queen at sea di Lance Hammer, premio speciale della giuria e miglior coppia di non protagonisti.
La Berlinale 2026 si chiude quasi con un sospiro di sollievo, ma potrebbe essere stato solo il banco di prova per la cultura del vecchio continente. La prima edizione del festival fu nel 1951, all’alba di un ordine mondiale che, proprio nei giorni della tempesta berlinese, il Cancelliere tedesco Merz ha definito estinto. Si respira il bisogno di costruire una nuova strada, in quale direzione però è ancora da capire. E, nel mentre, ci si accontenta di essere sopravvissuti alla bufera.
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.



