Alla Settimana della critica il “Passatempo” di Amelio: insegnare la tenerezza

Secondo appuntamento con la rubrica dal Festival di Venezia 76 di Gianluca Arcopinto, produttore indipendente, scopritore di giovani talenti, distributore coraggioso, scrittore, regista, docente al Centro sperimentale di cinematografia di Roma e giurato del nostro premio Bookciak, Azione!. Una panchina sulla laguna da cui osservare la Mostra “senza essere visti”, tra film e riflessioni a margine del mondo del cinema e non solo …

Quando ero allievo del Centro Sperimentale di Cinematografia, più o meno trentasei anni fa, ogni volta che potevo fuggivo dalle lezioni del corso di Produzione, per andare a seguire quelle di Gianni Amelio, che già allora era l’insegnante principale di Regia.

Devo molto a quelle lezioni. Arrivo a dire che forse quelle lezioni hanno condizionato anche il mio modo di essere da un cento punto in poi della mia vita, forse troppo presto, un “insegnante” di cinema, oltre che uno strano produttore troppo fuori dal coro.

Amelio era allora un insegnante passionale, tendenzioso, mai accademico. Quello che credo debba sempre essere un insegnante. Anche se così rischia di essere imparziale, mai esaustivo e quindi discutibile. È per questo che mi sono fiondato a vedere Passatempo, quello che Amelio sostiene essere il suo primo cortometraggio narrativo, che ha aperto la Settimana della Critica.

Una sceneggiatura forte, decisa, criptica e per questo aperta a varie possibili letture, magistralmente interpretata da quel gigante della recitazione che è Renato Carpentieri, che ancora una volta si è consegnato a quello che io ritengo essere uno dei tre o quattro registi che meglio sanno utilizzare i talenti attoriali.

Accanto ad Amelio, l’evento di apertura della Sic ci ha regalato Bombay Rose, della regista indiana Gitanjali Rao, una piccola perla animata fotogramma per fotogramma, che parla di emancipazione femminile, di integrazione, di lotta per la sopravvivenza, di sogni, di amore con gli strumenti della delicatezza, della poesia, per tornare ad Amelio della tenerezza.

Ma in una giornata di visioni per me fortunata, anche se non ancora esaltante, che mi ha portato a vedere i film in concorso di Baumbach e Martone, io non posso trattenermi dal dire che mi è piaciuto tanto, ma veramente tanto, Sole di Carlo Sironi. Un esordio italiano importante, posizionato da Barbera nel concorso di Orizzonti.

Un film semplice, che ha il coraggio di affrontare una piccola sconvolgente storia di ultimi, senza però cadere mai nella tentazione del già visto, in cui per una volta si delinea non una periferia geografica ma oserei dire dell’anima, con uno stile asciutto, intenso, cupo ma di quella cupezza che ti scuote ti mette a disagio ti racconta.