Aspettando Bookciak, Azione! cominciamo dai libri. Lo Yemen della tolleranza in un (felice) esordio a fumetti

Vi presentiamo “Il racconto della roccia” felice esordio di BeneDì (Coconino-Fandango, 2023) vincitore di Bookciak, Legge 2024, per la sezione graphic novel. Alle sue pagine saranno ispirati i bookciak 2024 di cui scopriremo i vincitori il 27 agosto al Festival di Venezia. Una storia che colpisce per il segno, per la ricchezza della ricerca che ne è alla base, per i possibili livelli di lettura. Una fiaba, ma anche un viaggio nella coscienza. Un’amicizia tra due bambini, in un villaggio yemenita all’inizio del XX secolo. Benjamin, ebreo e Hakim, musulmano che si ritroveranno da grandi a Vienna sullo sfondo di un’Europa flagellata dalla prima guerra mondiale …

 

Promettente è la prima parola che viene in testa, appena finito di leggere Il racconto della roccia di BeneDì, Benedetta D’Incau, classe 1997 (Coconino press Fandango 2023). È uno dei tre libri premiati alla terza edizione di Bookciak legge, il concorso letterario che, grazie a Bookciak, Azione! trasforma i libri di editori indipendenti in corti e poi li porta al Festival di Venezia, con il premio nell’anteprima delle Giornate degli autori.

Il racconto della roccia è un graphic novel che colpisce per il segno, per la ricchezza della ricerca che ne è alla base, per i possibili livelli di lettura. Una fiaba, ma anche un viaggio nella coscienza. Un esordio di grande rispetto. È la storia di un’amicizia tra due bambini, in un villaggio yemenita all’inizio del XX secolo. Benjamin, ebreo e Hakim, musulmano ci portano con leggerezza, sullo sfondo di un’Europa flagellata dalla prima guerra mondiale, nella vicinanza che per secoli si è svolta nei villaggi yemeniti, tra le due comunità.

Un isolamento che ha permesso la sopravvivenza di tradizioni millenarie e la condivisione di uno straordinario patrimonio culturale. C’è una vena di nostalgia per i tempi che precedono confini dettati dalle potenze coloniali che ricorda Sempre nel posto sbagliato, l’autobiografia scritta in tempi più recenti e ambientata tra Egitto, Libano e Gerusalemme, dell’intellettuale palestinese Edward Said.

È un’antica leggenda a gettare il villaggio nella paura, il risveglio di un demone senza memoria, che torna per minacciare l’intero villaggio riaprendo vecchie ferite, sospetti, ostilità tra le diverse componenti. A dire il vero il demone, il fantasma di un soldato turco morto per amore, nello scompiglio generale scatena anche qualcosa di buono, una sorta di patto tra le donne del paese per far sopravvivere la comunità.

I riti, l’architettura, le biblioteche, le stoffe, i copisti, le pecore e il famoso miele: il libro ci risucchia in un universo fascinoso che con gli occhi di oggi sembra essere stato davvero inghiottito da uno dei Jinn del racconto. Frammenti di vita quotidiana come gemme preziose sulla trama di un mondo minaccioso. Non a caso il tema del concorso quest’anno è dedicato alla pace quotidiana, “quella necessaria come il pane per poter vivere tutti i giorni”,

Ma quello che qui si racconta soprattutto è l’amicizia tra i due bambini, che ritroviamo, adulti a Vienna, nel ‘38, alle soglie della catastrofe, a cercare di dare un senso a quella vecchia storia che sconvolse il villaggio dove è nata la loro amicizia e ha segnato per sempre le loro vite. Ed è proprio questa seconda lettura che ci porta in un terreno più ricco, ambiguo, dove le certezze sfumano e il senso di precarietà cresce.

Lo Yemen, l’Arabia Felix, è un paese dal 2015 dilaniato da una guerra di cui pochi sembrano curarsi. Decine di migliaia di vittime, milioni di profughi, oltre metà della popolazione allo stremo, della comunità di oltre 55 mila ebrei che abitava da tempi remotissimi quella zona non resta più praticamente nulla.

Del bel libro, così accurato in tante parti, va segnalata una svista. I frutti del cedro all’inizio del testo, usati per la festa delle capanne, sono agrumi, citrus medica in latino; nascono da piante basse. Le migliori crescono in Calabria e ogni anno rabbini di mezzo mondo arrivano a scegliere le più belle. Mentre il maestoso albero su cui si arrampica Hakim, ha la forma di una conifera, sembra un cedro del Libano che col frutto non ha niente a che spartire se non il nome. Come disegnare un banano che fa le arance, o dell’uva che nasce su un pino.