Biancaneve è tornata e lotta per il popolo. Nelle sale (il deludente) remake Disney

In sala dal 20 marzo (per Walt Disney) “Biancaneve” atteso remake live-action della classica fiaba dei fratelli Grimm. La principessa, riscritta in chiave woke, si batte col suo popolo per mandar via la regina cattiva usurpatrice. Il principe non è più azzurro ma un ribelle proletario, buono comunque per risvegliarla dall’incantesimo. Rachel Zegler e Gal Gadot, nei panni delle protagoniste-antagoniste. Durata 109 minuti con più di uno sbadiglio …

Biancaneve è tornata, lotta insieme a noi (7 nani compresi) e sconfigge la regina cattiva con le armi della bontà e della gentilezza. Sarà questo l’ultimo capitolo del nuovo immaginario fiabesco riscritto dalle major nell’osservanza woke? Nell’era Trump potremmo persino arrivare a rimpiangerlo.

Ma intanto ecco invadere gli schermi del pianeta, con la corazzata Disney, la nuova versione live-action della classica fiaba dei fratelli Grimm, trasformata in uno dei cartoni più celebri proprio dalla casa di Topolino nel lontano 1937.

A rimetterla a punto (dopo vari ritardi e, diciamo, “polemiche” di rito) un gruppetto di galline dalle uova d’oro: Marc Platt e Jared LeBoff, produttori, tra l’altro, del fenomeno Wicked, adattamento del celebre musical ambientato nel mondo del mago di Oz; Marc Webb, regista di vari successi tra cui uno Spider-Man; la sceneggiatrice californiana Erin Cressida Wilson (suo uno dei grandi casi cine-letterari, La ragazza sul treno) ingaggiata, stavolta, col compito di fare di Biancaneve una “giovane leader” contemporanea.

Basta con le solite principesse candide come la neve, la nostra nel 2025, ha il volto e l’incarnato della Maria di West Side Story: Rachel Zegler, colombiana di origini, cantante e diva hollywoodiana celebratissima. A lei il compito di tenere testa alla regina cattiva, la Wonder Woman Gal Gadot che, con l’inganno, ha fatto fuori l’amato re padre di Biancaneve, ridotto il regno in miseria e, ancor peggio, vuole uccidere la principessa per restare, come da tradizione, “la più bella del reame”.

Un po’ Greta Thunberg, circondata dalla natura festante in forma di deliziosi animaletti che la guidano e proteggono nel bosco (ma c’erano già nel 1937); un po’ Maria Antonietta che, mutatis mutandis, offre al suo popolo felice succulente torte di mele (non avvelenate), la Biancaneve contemporanea non stupisce, né sorprende.  Neanche quando, da leader pacifista, guida la rivolta di popolo contro la regina cattiva che sgomina grazie alla gentilezza, alla non violenza, alla soavità del suo canto.

E il principe azzurro? Ah ecco, quasi viene da dimenticarlo. Niente cavallo bianco, né castello, né regno: è un uomo del popolo, un ribelle, seppure biondo e aitente nel corpo del giovane Andrew Burnap, senza titolo nobiliare e col nome di Jonathan. A lui giusto il merito del bacio che la risveglierà dall’incantesimo. A Biancaneve quello di guidare la ribellione (fondamentale l’aiuto dei 7 nani) e restituire il sole e la felicità al suo regno, in stile Robin Hood. Mentre nei 109 minuti di film al pubblico è concesso ben più di qualche sbadiglio.


Gabriella Gallozzi

Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.


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