Cinema & lavoro, compagni di viaggio in musica. Nel doc (Aamod) “Working Class Heroes”
In occasione della festa dei lavoratori il collettivo “Opponiamoci”, nato all’interno dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, propone in visione, sulla piattaforma Arcoiris tv, “Working Class Heroes. Camminando e cantando la canzone del primo maggio”, documentario di Giandomenico Curi. Un viaggio attraverso la storia che ripercorre un secolo di lotte e di cortei. Per rispondere, anche grazie alle canzoni di Lennon, Springsteen, Cocker, Strummer, Bragg, i Gang alla domanda: “Che fine hanno fatto gli operai?”…

È con gli operai che nasce il cinema, i lavoratori delle officine Lumière che escono dal loro lavoro ed entrano nella storia. Il legame tra i lavoratori e il cinematografo nasce così, Giandomenico Curi ce lo mostra con la chitarra incalzante di Working class hero di Lennon, tratta dal suo album più doloroso.
Working Class Heroes.Camminando e cantando la canzone del primo maggio costruito con le immagini dell’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico ma anche con quelle di tanti film nazionali e internazionali, è una storia che ripercorre un secolo di lotte e di cortei, anche attraverso i brani – Springsteen, Cocker, Strummer, Bragg, i Gang – che quela storia l’hanno resa epica. “Che fine hanno fatto gli operai?”, si chiede la voce fuori campo di Donatella Allegro e ci si accorge subito che è la domanda chiave di questo millennio.
Curi li va a ricercare, parte a ritroso e li ritrova nelle riprese in fabbrica di Vertov, ma è solo un momento. Sopraggiunge quel buco nero di violenza che è il Fascismo, in cui il Primo maggio viene soppresso, ostaggio anch’esso della dittatura.
Nel 1947 è tutto finito ma nulla è cambiato, i fotogrammi di Salvatore Giuliano di Rosi raccontano il Primo maggio di sangue a Portella della Ginestra, è il momento della disillusione: anche la Repubblica ha versato il sangue degli operai. Così si passa all’esodo di chi non può trovare lavoro nella propria terra natia, prima i volti dei meridionali sui treni per il Nord, poi quelli degli africani, perché la storia si ripete se nessuno la cambia. Sono proprio i volti che colpiscono, così lontani da quelli di un cinema che ha lasciato il Neorealismo e ora si ferma sulla soglia della fabbrica.
Il ’68 macchia ancora di sangue la festa del Lavoro, la guerriglia all’università la Sapienza di Roma, i cortei degli studenti. Ma prevale ancora una disillusione forte, “loro potevano addormentarsi con il sogno che il mondo sarebbe cambiato, mentre noi possiamo solo addormentarci”. Il racconto del mondo operaio è ormai chiaramente quello dei suoi miti, dallo stakanovismo incarnato da Volonté ne La classe operaia va in Paradiso di Petri ai grandi sindacalisti come Lama e Di Vittorio, per poi virare sulla più lontana delle sue speranze: la Cina.
Il documentario passa poi a un rapido riavvolgimento, come se la bobina volesse ripartire. Invece è un rapido montaggio che serve a mostrarci ancora quei volti per poi chiedersi con forza: “e oggi?”. Oggi in piazza ci sono tutti gli effetti collaterali che il movimento operaio aveva lasciato indietro e nei cinema ci sono quelle stesse lotte operaie, mostrate quasi come reperti storici seppure magnificamente, da Bertolucci a Monicelli.
Curi firma un documentario che pur con la sua forte disillusione vuole lanciare un messaggio ben preciso, ovvero che non ci si scordi che il Primo maggio è un giorno di lotta, un giorno che è costato tanto a chi ci ha creduto. Difficilmente si potrà trovare una visione migliore per celebrare la festa del Lavoro e riflettere sull’oggi.
Il film è visibile qui
Tobia Cimini
Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.
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