Claudia Cardinale, la tigre indomabile che folgorò Visconti. Tra un libro e l’omaggio al MoMa di Cinecittà

Presentata a Roma la rassegna omaggio (di Cinecittà) per Claudia Cardinale, oggi 85enne, che si svolgerà al MoMA di New York dal 3 al 21 febbraio. Un libro di foto e ricordi, “Claudia Cardinale L’indomabile”, curato dalla figlia Claudia Squitieri e tre pellicole restaurate (il letterario “La ragazza di Bube” , “L’Udienza” di Marco Ferreri e “Atto di dolore” di Pasquale Squitieri, suo compagno di una vita). “L’indomabilità – spiega la figlia – è un file rouge che lega la sua intera vita”. La vita di una diva fuori dagli schemi, “una tigre” come la definì Luchino Visconti che la trasformò nell’indimenticabile Angelica de “Il Gattopardo” …

 

Forse una delle più belle definizioni di Claudia Cardinale è quella offerta da Luchino Visconti in un’intervista, a proposito de Il Gattopardo, nel quale figura questa splendida e giovanissima attrice di origini tunisine: “Oggi è un po’ come una splendida gatta – diceva allora, nel ’63 – una gatta persiana, una gatta soriana che per il momento graffia i cuscini del salotto, ma ho l’impressione esatta che uno di questi giorni ci si accorgerà che Claudia è una tigre e darà una di quelle zampate che rischierà di ammazzare il domatore”.

La testimonianza del grande autore che l’ha voluta appena 25enne nel folgorante ruolo di Angelica, nel suo capolavoro ispirato alle storiche pagine di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, non è che una delle tante testimonianze presenti nel libro Claudia Cardinale L’indomabile”, una raccolta di ricordi e bellissime fotografie, pubblicati (da Cinecittà ed Electa) in occasione della retrospettiva che si terrà al MoMA di New York dal 3 al 21 febbraio. In collaborazione con il Film Department, infatti, Cinecittà celebra una diva che ha avuto un’importanza capitale sul suolo americano.

E a curare la pubblicazione è Claudia Squitieri, figlia dell’attrice e del regista Pasquale Squitieri, che spiega subito il perché del titolo: “l’indomabilità” in sua madre, dice, “è un file rouge che lega la sua intera vita. A volte è sottile, cucito nei rivestimenti interni dei suoi abiti, altre volte è dirompente, come nella risata di Angelica de Il Gattopardo”. È un fuoco che divampa in tutti i personaggi che ha interpretato e che risale alla sua prima giovinezza, nella Tunisia di Bourghiba (dove è nata il 15 aprile 1938) sull’onda della modernizzazione e del desiderio di libertà seguiti alla liberazione dal giogo coloniale francese (nel 1956).

Presentata in anteprima a Roma, il 20 gennaio al Multisala Barberini, la rassegna è composta da venti titoli, tra cui tre film restaurati da Cinecittà: La ragazza di Bube, proiettato a Roma in occasione della presentazione del libro, L’Udienza di Marco Ferreri e Atto di dolore di Pasquale Squitieri, compagno della diva per ventisei anni e morto qualche anno fa. La rassegna si propone, dunque, come prezioso omaggio a Claudia Cardinale, ai suoi ruoli meno noti e alla donna che è ed è stata, in tutte le sue sfaccettature, in tutta la sua indomabilità per l’appunto.

Joshua Siegel, senior curator del dipartimento di cinema del MoMA, ha messo in luce la particolarità del progetto in un video: “non si tratta di una retrospettiva su un’attrice ormai defunta, ma un omaggio ad un’icona che continua ad ispirare star e registi di tutto il mondo. Celebrare un’attrice vivente è un omaggio straordinario che il MoMA ha dedicato a pochissimi eletti, di cui Claudia Cardinale è una splendida rappresentante”.

La rassegna, curata da Paola Ruggiero e Camilla Cormanni, è l’occasione per riscoprire un’attrice che è stata ricercata e apprezzata dai registi di tutto il globo e che è entrata quasi per caso nel mondo cinema, quando ancora ragazza venne chiamata a recitare dal regista René Vautier nel cortometraggio Les Anneaux d’or del ’56, per celebrare l’indipendenza tunisina partendo da Al-Mahdiyya un piccolo villaggio di pescatori. Una carriera che si è costruita film dopo film, ma in cui la Cardinale non ha mai rinnegato quello che era.

“La cosa interessante è che questa indomabilità si è sempre manifestata in Claudia in modo estremamente quieto ed elegante – spiega con estrema efficacia Caterina d’Amico, che ha aiutato Claudia Squirtieri a raccogliere il ricco materiale fotografico e i tanti preziosi contributi del libro – . Era una persona, sin da giovanissima, molto amabile, sembrando così accondiscendente. Era precisa, affabile, concreta, studiosa magnificamente obbediente e, invece, faceva solo quello che voleva lei. È esattamente questo a renderla unica”.

Nel 2000, l’Unesco riconoscerà il suo impegno e le conferirà il ruolo di “Ambasciatrice di buona volontà” per i diritti delle donne e delle bambine. Sulla scia di questa grande sensibilità, ha istituito insieme alla figlia la Fondazione Claudia Cardinale, come spiega la stessa Claudia Squirtieri: “Mamma ha sempre difeso i diritti degli omosessuali, è contro la pena di morte, ha prestato la sua immagine di attrice per sensibilizzare anche i diritti delle donne e delle bambine. Più tardi è subentrata anche l’attenzione all’ecologia. Così è nata spontanea questa Associazione, diretta a continuare le sue battaglie: un modo, attraverso l’arte, per continuare a contribuire a grandi tematiche”.

Un Cardinale donna, corto del giovanissimo regista Manuel Perrone, ha completato il menu della mattinata romana. Mentre la vera chiusura è toccata a La ragazza di Bube, capolavoro di Luigi Comencini dall’omonimo romanzo di Carlo Cassola, che, allora nel ’64, ha regalato a Claudia nel ruolo della volitiva Mara, il suo primo Nastro d’argento.

Durante la proiezione del film Claudia Cardinale è entrata in sordina, dall’ingresso laterale, godendosi la straordinaria fotografia di Gianni Di Venanzo, per poi sgattaiolare via, come una tigre silenziosa che delle sue “zampate”, per dirla con Visconti, ha riempito la storia del cinema.