Mollo tutto e vado a vivere in campagna. (Troppo) ambizioso esordio alla regia per Giuseppe Battiston
In sala dal 19 gennaio (con Adler Entertainment) “Io vivo altrove” ambizioso (anche troppo) esordio alla regia di Giuseppe Battiston molto liberamente ispirato a “Bouvard e Pecuchet” di Gustave Flaubert. Due “Candidi” (lo stesso attore regista e Rolando Ravello) mollano tutto e scelgono la vita semplice della campagna. Ma i temi dell’innocenza perduta e i valori dell’amicizia non bastano a coinvolgere lo spettatore …

Per il suo esordio alla regia con Io vivo altrove, Giuseppe Battiston ha dato prova di coraggio. Intanto per l’ispirazione dichiarata a un capolavoro di Gustave Flaubert come Bouvard e Pecuchet, pubblicato postumo nel 1881, un anno dopo la sua morte. Poi, per la scelta di trasferire personaggi e storia nel tempo presente, con l’ambiziosa missione di farne un manifesto dell’amicizia e della vita semplice. Per riuscire nell’intento, la sceneggiatura scritta da Battiston insieme a Marco Pettenello prende spunto solo da alcune parti del romanzo.
Protagonisti della commedia cinematografica sono il bibliotecario fondamentalista Biasutti e il perito elettrotecnico Perbellini, addetto alla lettura dei contatori per conto dell’azienda elettrica. Interpretati rispettivamente dallo stesso Battiston e da Rolando Ravello, i due si incontrano casualmente e scoprono di avere in comune il nome Fausto oltre al desiderio di una vita diversa, a contatto con la natura.
Detto, fatto: Biasutti eredita un rudere in campagna con annessi terreni sulle colline friulane e i due Fausto non esitano a lasciare impieghi, case e frustrazioni per puntare sul sogno condiviso, contando esclusivamente sulle proprie presunte competenze e sulle istruzioni apprese da manuali e trattati. Con le conseguenze tragicomiche che questo comporta: disastri annunciati e l’emarginazione da parte della comunità locale, tranne un paio di eccezioni, sempre più ostile e irritata nei loro confronti.
Battiston e Ravello sono bravi, non è una novità, e non è da meno il resto del cast, con Teco Celio, Diane Fleri, Ariella Reggio e Alfonso Santagata in prima linea, che ben sostiene il tono farsesco della commedia.
Meno convincenti, invece, le scelte di regia e di sceneggiatura che indeboliscono la narrazione, rendendo prevedibili e scontate scene e situazioni, tutte zeppe di dialoghi e considerazioni.
La complicità affettuosa nei riguardi dei due caparbi personaggi, promossi a simbolo di un’innocenza perduta e a portabandiera dei valori dell’amicizia, non riesce a coinvolgere più di tanto lo spettatore che nel racconto vede rappresentato benevolmente l’ottimismo ingenuo e presuntuoso di chi ritiene l’informazione capace di sostituire la conoscenza, con l’approssimazione elevata a competenza.
Altro che farsa, un vero e proprio pericolo già troppo diffuso, con danni quotidiani per la nostra esistenza.
Chissà, forse Io vivo altrove racconta proprio questo e, per supponenza e superficialità, non ce ne siamo accorti.
Prodotto da Rosamont, Rai Cinema e Staragara con Minimum fax media e Tucker film, il film è nella sale distribuito da Adler entertainment.
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