Cosa è successo all’Overlook Hotel tra King e Kubrick? Lo svela Gian Arturo Ferrari alla Festa

Proseguono gli appuntamenti di “Fedeltà/Tradimenti”, il nuovo format della Festa del cinema di Roma dedicato agli adattamenti cinematografici di opere letterarie, raccontati da scrittori e addetti ai lavori. È la volta di “Shining” presentato a Palazzo Altemps da Gian Arturo Ferrari – una vita alla Mondadori – che racconta del “tradimento” di Stanley Kubrick nei confronti del libro di Stephen King. Un tradimento fortunatissimo che ha reso il testo il più famoso dello scrittore americano …

Nella luce soffusa del magnifico teatro di Palazzo Altemps, Gian Arturo Ferrari, una vita nel campo dell’editoria (Mondadori), spiega come il famoso romanzo di Stephen King, Shining, si sia trasformato nell’ancor più famoso film di Stanley Kubrick.

Il racconto, com’è giusto che sia, parte dalla genesi e dunque dal viaggio di King con sua moglie in un albergo del Colorado, lo Stanley Hotel (che fatale coincidenza già il nome!). È lì che nasce in lui la storia dello scrittore spiantato Jack Torrance, in rapporti pessimi col padre e ottimi con gli alcolici, che ha perso proprio per via dell’alcolismo il lavoro di professore nel New England e si ritrova ad accettare il posto di guardiano invernale nel maledetto Overlook Hotel.

Il romanzo esce nel 1977 e finisce immediatamente nelle mani di Kubrick, che decide subito di renderlo un film. La débâcle economica di Barry Lindon, d’altronde, lo spingeva necessariamente verso un soggetto di sicuro successo per la sua prossima opera.

Le riprese sono turbolente, non solo per il modus operandi del regista (è arcinota la sua tendenza a girare almeno una quindicina di volte ogni scena), ma soprattutto perché la sceneggiatura viene modificata costantemente. I risultati di questo processo sono rimasti in piccoli episodi che sembrano quasi inspiegabili nel film, ma che trovano un senso leggendo il romanzo.

Un esempio su tutti: la scena-apparizione della donna nella doccia che bacia Jack per poi trasformarsi in cadavere putrefatto. Non a caso i racconti dal set parlano sempre di un Nicholson, attore di indole molto scrupolosa, irritato dal fatto di ricevere un copione nuovo ogni giorno. Ma le riprese sono per Kubrick un’occasione continua di riflessione e di nuovi approdi che lo portano inevitabilmente sempre più lontano dal romanzo.

Ferrari sottolinea come i due aspetti cardine del libro, l’alcolismo in sé e il suo rapporto con la scrittura (in cui l’ombra dello stesso King è piuttosto evidente), finiscano per essere accantonati nella trasposizione cinematografica, che invece inserisce nuovi elementi, come ad esempio il dialogo fra Danny e le gemelle (nelle foto) o l’iconico labirinto, spingendo cioè su temi solo marginali nel libro.

Ma l’aspetto fondamentale in cui, sempre secondo Ferrari, le strade dei due autori si separano, è un altro: l’ubicazione del male, che per King risiede nell’hotel mentre per Kubrick è Jack stesso. Da questo punto nasce ogni altra differenza sia sul piano tematico che su quello narrativo e alla luce di questo si spiega il dialogo misterioso nel film fra Jack e Grady, nonché la fotografia che mostra Jack all’Overlook già nel 1921 (nel romanzo, invece, la festa si svolge nel secondo dopoguerra ed è in costume).

Kubrick ha sfruttato, come ha sempre fatto, l’idea del libro e la sua ambientazione, facendone le fondamenta per costruire un’opera molto più universale e profonda che affrontasse il male come questione assoluta e irrisolvibile. Prova ne sia il finale della versione estesa (ad oggi in streaming su Netflix), poi tagliato per accorciare il film, che mostrava il direttore dell’hotel raggiungere Wendy e Danny in ospedale per spiegare loro che il corpo di Jack non era stato ritrovato.

King non apprezzò gli stravolgimenti, anni dopo quando gli fu proposta una miniserie proprio su Shining accettò solo a condizione di poter avere l’ultima parola sulla sceneggiatura, ma è certo anche grazie a Kubrick che The Shining è ancora oggi il suo romanzo più famoso.