Dall’altra parte del cancello. Il Teatro patologico di D’Ambrosi si fa cinema col “pricipe della follia”

Presentato alla Festa di Roma “Il principe della follia” di Dario D’Ambrosi, fondatore del Teatro Patologico dove dal 1992 lavora per cercare un contatto fra il teatro e la malattia mentale, promuovendo attività didattiche, pedagogiche e teatrali. Al centro del racconto la tragedia di una intera famiglia che vive accanto a un figlio con disabilità fisica e psichica. Produce Red Post Production di Giovanni Saulini e Silvia Innocenzi col contributo di Marche Film Commission …

Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Special Screening, Il principe della follia è un film di Dario D’Ambrosi prodotto da Red Post Production con il contributo del ministero della Cultura, di Marche Film Commission e in collaborazione con il Teatro Patologico.

Il film si svolge su due piani temporali e ha per protagonisti alcuni personaggi i cui legami si scopriranno in corso d’opera: un travestito, un tassista, una ex ballerina ormai decaduta e madre di un figlio disabile che, insieme al padre, interagiscono in modo drammatico e talora violento; nei frequenti flashback vediamo alcuni di questi personaggi da giovani, mentre ciascuno a suo modo stava gettando le basi di una vita di sofferenze e recriminazioni.

Le connessioni non sono sempre chiarissime ma non è questo il punto. Tra visioni poetiche e scene di crudo realismo il film trova la sua unità narrativa nelle scene madri, specie quella che vede protagonisti i genitori del travestito, lui e il fratello disabile, ciascuno a rinfacciarsi le scelte che li hanno condotti a un livello intollerabile di conflitto e dolore.

La storia è ispirata a un incontro realmente avvenuto nel 1979, durante il ricovero del regista Dario D’Ambrosi nel manicomio Paolo Pini di Milano, dove conobbe un giovane affetto da gravi disabilità psichiche e fisiche segnato dalla sofferenza interiore ma capace di trasmettere grande energia.

Senza dubbio pensava a quel giovane D’Ambrosi quando ha scelto nel ruolo di protagonista Stefano Zazzera, colpito dal morbo di Parkinson a soli 40 anni. Insieme a lui recitano nel film alcuni attori del Teatro Patologico e professionisti di grande spessore come Alessandro Haber, Mauro Cardinali (il travestito), Carla Chiarelli e Andrea Roncato.

L’idea di mescolare attori dilettanti e di mestiere non è solo la scelta inclusiva che è a fondamento del Teatro Patologico, creato dallo stesso D’Ambrosi nel 1992, ma è anche un modo per indugiare sul confine impalpabile tra normalità e follia, sulla fragilità che riguarda tanto i “sani” quanto i disabili.

E poi, chi sono i pazzi e chi sono i normali quando i primi si comportano normalmente e i normali si comportano da pazzi, nella vita come nel film? Ricordiamo che l’Associazione Teatro Patologico lavora per cercare un contatto fra il teatro e la malattia mentale, promuovendo attività didattiche, pedagogiche e teatrali e lavorando insieme a ragazzi con problemi psichici.

Dario D’Ambrosi, che si misura col cinema non da oggi anche se prevalentemente nel ruolo di attore, affianca alla scuola di teatro una programmazione fondata sulla socialità e la non discriminazione. Il 13 febbraio 2025 D’Ambrosi si è esibito con il Teatro Patologico al Festival di Sanremo, suscitando grande emozione. “Abbiamo persone bravissime con autismo grave che stanno per salire sul palcoscenico più importante d’Italia, uno dei più importanti al mondo – ha detto l’attore e regista a margine dell’evento –. Penso che sia una vera e propria rivoluzione”.


Carlo Gnetti

giornalista e scrittore

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