Addio Adriana Asti. L’originalità fatta attrice per i grandi autori del teatro e del cinema

Il teatro soprattutto, ma anche il cinema e la tv, quella della grande stagione degli sceneggiati piangono la scomparsa di una grande protagonista: Adriana Asti.

L’attrice nata a Milano il 30 aprile 1931 è morta a Roma, all’età di 94 anni il 31 luglio. Dopo il suo esordio a soli 17 anni, convinta da Romolo Valli a seguire la compagnia teatrale del “Carrozzone”, Adriana lavorerà con i più grandi, da Giorgio Strehler a Luchino Visconti, da Bernardo Bertolucci a Luca Ronconi.

Dal corpo minuto, capelli neri e corti Adriana era così diversa dalle sue colleghe (da lì a poco sarebbero esplose le “maggiorate”) da sentirsi addirittura “bruttina”. E invece la sua originalità, la sua diversità in tutto, soprattutto l’inssoferenza verso le convenzioni, l’hanno resa unica.

Con Luchino Visconti avrà il primo successo personale a teatro con una parte ne Il crogiuolo di Arthur Miller e poi al cinema in Rocco e i suoi fratelli (1960). Mentre sempre a teatro aveva già debuttato con Giorgio Strehler nell’ Elisabetta d’Inghilterra di Bruckner, regista con cui seguirà un lungo sodalizio. Del 1961 è la collaborazione con Pier Paolo Pasolini in Accattone, l’anno successivo è interprete nel Il disordine di Franco Brusati, sorta di dolce vita alla milanese.

Nel 1964 in Prima della rivoluzione Bernardo Bertolucci (di cui fu compagna per una decina d’anni) la consacrò indimenticabile protagonista. Lavorò poi ancora con Visconti in Ludwig (1972), nel Fantasma della libertà di Luis Buñuel e Metti una sera a cena di Giuseppe Patroni Griffi dalla sua omonima pièce.

Con Mauro Bolognini interpreta due titoli letterari: Per le antiche scale da Mario Tobino (1975) e L’eredità Ferramonti dall’omonimo romanzo di Gaetano Carlo Chelli (1976). Intanto aveva già incontrato il futuro marito durante una tournée in America con Orlando furioso di Luca Ronconi. È Giorgio Ferrara (fratello del giornalista Giuliano Ferrara) che, ben più giovane di lei, la dirige al cinema nei panni della protagonista, la serva flaubertiana nella trasposizione scritta da Cesare Zavattini Un cuore semplice (1977, nella foto)) e poi, ancora, a teatro in Trovarsi di Luigi Pirandello.  Nel frattempo era diventata anche un volto noto al pubblico televisivo grazie agli sceneggiati di gran successo come La fiera della vanità dal romanzo di William Makepeace Thackeray per la regia di Anton Giulio Majano (disponibile su RaiPlay) e I Nicotera di Salvatore Nocita

Nel 1999 ha interpretato Una vita non violenta di David Emmer e nel 2001 ha partecipato al film corale Come si fa un Martini di Kiko Stella. Doppiatrice, tra le altre, di Lea Massari e di Claudia Cardinale. Tra gli ultimi film Pasolini, un delitto italiano nel 1995 di Marco Tullio Giordana e ancora nel 2003 La meglio Gioventù dove il regista le aveva affidato il ruolo della madre dei protagonisti, i fratelli interpretati da Luigi Lo Cascio e Alessio Boni.


Gino Santini

redattore

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