Pirandello stavolta lo raccontano le donne. Costanza Quatriglio fa un bel ritratto del “Gigante innamorato”
Presentato alla Festa di Roma “Pirandello-Il gigante innamorato” di Costanza Quatriglio, da un’idea di Valentina Alferj e Pietrangelo Buttafuoco. Un ritratto del drammaturgo premio Nobel realizzato attraverso le voci delle otto donne (e altrettante interpreti) più importanti della sua vita: dalla madre alla tata, dalla prima fidanzata a Marta Abba. Tanti sguardi al femminile, tra magnifico repertorio e teatro, per un’opera dal grande respiro ed immagini meravigliose …

Finalmente un respiro. I campi larghi sulla bellezza del paesaggio siciliano: il mare, gli aranceti, i monumenti, gli ulivi, il vulcano, la primavera.
Immagini meravigliose che si alternano ai primi piani delle belle 8 donne ben vestite, come lo erano tra fine ottocento e primi novecento, che si raccontano e raccontano il rapporto d’amore che hanno avuto con Luigi Pirandello.
Il tutto poi scandito storicamente dagli azzeccati repertori, scovati negli archivi Luce, da Costanza Quadriglio. Che firma la regia di questo Pirandello-Il gigante innamorato.
L’idea di far conoscere, dando direttamente alle donne che l’hanno amato la parola, la componente affettiva dell’uomo che ha dedicato la sua vita al teatro e alla letteratura, snobbando soldi e solfatare, ha evidenziato ulteriormente la relazione evidente tra cuore & scrittura.
Idea che pare sia venuta a Valentina Alferj, pescarese, agente letterario e storica assistente di Andrea Camilleri, e al catanese Pietrangelo Buttafuoco, giornalista e scrittore e, dal 20 di marzo del 2024, presidente della Biennale di Venezia.
La vita del figlio del caos inizia grazie a Caterina (Donatella Finocchiaro), la sua mamma, che il 28 di giugno del 1867 lo mette al mondo da sola sotto un ulivo da favola e riesce a farlo sensibile e poeta.
E Caterina ci tiene subito a chiarire che non è il padre che l’alleva, ma il seno della madre. Poi padre e figlio, aggiunge, non si sono mai capiti.
Dopo di lei entra in scena Maria Stella (Manuela Ventura), domestica di carne buona e anche lei quasi una bambina. Perché così era la vita in tutta Italia: i figli maschi dei braccianti finivano nei campi e le bambine al servizio nelle case dei padroni. Insomma era una ragazza che lo faceva giocare, ridere e spaventare con le sue storie di streghe che scambiavano i bambini nelle culle. E per lei Pirandello, come spesso succede con le “tate”, ha mantenuto un profondo affetto per tutta la sua vita. Come ci ha ricordato anche il bel film di Andò La stranezza.
Il tempo passa e giovanotto a Bon, in Germania, dove Luigi si trasferisce per studiare filologia e linguistica, arriva il primo amore. Quello con Jenny (Jennifer Ulrich) che trova proprio nella casa dove ha affittato una stanza, e con lei si fidanza, creando eterno rancore nella cugina Linuccia (Ester Pantano), promessa sposa siciliana a cui, da buon grafomane, il diciannovenne scriveva lettere in continuazione. Compresa forse anche l’ultima in cui lui le spiegava che un medico gli aveva proibito di sposarsi perché era molto malato.
Tradimento che lei, non poco invelenita, giudica positivamente: un pericolo scampato. Del resto all’epoca i matrimoni erano combinati con un unico scopo: mantenere intatti i beni di famiglia.
C’è poi la deliziosa Giovanna (Chiara Russo) la vicina di casa e primo amore davvero di quand’era un bimbo-gatto e lei una bambina, che ancora se lo ricorda quando la spiava arrampicato su un albero da cui è anche caduto scheggiandosi un dente.
Ma in questi vari capitoli, in cui il film è diviso, entra in scena anche la storia più dolorosa: quella di Antonietta (Gioia Spaziani) la donna che diventerà la sua sposa. Creatura che già in partenza non sembra abbia affrontato spensieratamente la vita visto che passa direttamente dal convento al matrimonio, ovviamente combinato.
I matrimoni erano come cambiali che si passano da una famiglia all’altra, ci racconta, per non scombinare gli interessi economici dei genitori. Anche se in questo caso lei poi si è davvero innamorata di lui, proprio grazie alle sue lettere.
Ma anche questo progetto, la dote della moglie investita nelle solfatare della famiglia Pirandello, come del resto il matrimonio, inizialmente goduto, non avrà buona fine.
Com’è noto la fragile Antonietta traslocata in una casa bellissima, ma a Roma, una città che le faceva paura, mentre il marito scriveva chiuso nel suo studio tutto il giorno, soffriva tremendamente, voleva tornare in Sicilia, voleva l’annullamento che il marito non le avrebbe concesso.
Finirà in manicomio, probabilmente per schizofrenia, lasciando tracce di evidenti fragilità anche nei loro figli: soprattutto in Lietta (Simona Distefano), amatissima dal “gigante piccolo” a cui Pirandello (Gaetano Aronica) non perdonerà mai il matrimonio col cileno Manuel Aguirre che la porterà in Cile.
Ma è con il quarto capitolo che entriamo finalmente in teatro con i fischi, la stupefatta reazione del pubblico impreparato all’evento dei Sei personaggi in cerca d’autore che si trasformerà in strepitoso successo mondiale; col rapporto con Edoardo (“si la signora è pazza ma con la camicia di forza”) e la famiglia De Filippo, ma anche con la letteratura: col desiderio di fuga de Il fu Mattia Pascal.
E soprattutto entra in scena l’ultima protagonista di questi racconti: Marta Abba (Matilde Gioli), giovane attrice-imprenditrice milanese che a 28 anni era già una capocomica affermata. Lei ci racconta di Milano a quell’epoca, dove sono le donne a portare avanti la baracca sostituendo, e molto bene, in tutti i lavori gli uomini in guerra.
Sarà lei l’ultimo amore e dal giorno del loro primo incontro, quando avrà il ruolo di Nina ne Il gabbiano, lui le scriverà 560 lettere e lei lo seguirà ovunque.
Però non a Stoccolma nel 1934 quando gli fu assegnato il Nobel.
Perché era giusto che in quella occasione sul palcoscenico ci fosse solo lui.
19 Settembre 2018
Tutto su mio figlio. Costanza Quatriglio al cuore del popolo dimenticato
In sala dal 20 settembre (per Ascent Film), "Sembra mio figlio", nuova…
11 Dicembre 2015
Le tre vite di Magnus, lo Sconosciuto del fumetto italiano
Nel ventennale della scomparsa del celebre disegnatore un film, una mostra e…
20 Febbraio 2025
“Le parole tra noi leggere”. È il tema del Salone del libro di Torino 2025
"Le parole tra noi leggere" è il…



