“I diseredati son la mia patria”. Il Don Milani di Affinati

Paola Pitagora suggerisce la lettura di “L’uomo del futuro”, il romanzo di Eraldo Affinati, nella cinquina dello Strega. “È un libro appassionato, da leggere e poi anche riaprire a caso per ritrovare citazioni e riflessioni, come una raccolta di poesie”…

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“I don’t care più, e invece me ne care ancora moltissimo” una delle citazioni che Eraldo Affinati riporta nel suo bel libro L’uomo del futuro, dedicato a Don Lorenzo Milani.

Viene l’angoscioso dubbio che il futuro purtroppo sia ancora là da venire, ripercorrendo, ma tutto appare così nuovo e spiazzante, le tracce della breve vita di Don Milani.

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Avevo incontrato l’autore nel 2009, nel suo libro Berlin, e lo ritrovo ancora tenace viaggiatore, non solo entronauta, a Barbiana a dialogare con gli ex allievi di Don Lorenzo.

Affinati, dalla casa di Don Milani, ci porta a Volgograd già Stalingrado, da New york a Città del Messico fino a Hiroshima, sospinto dalla sua instancabile curiosità.

Si dà del tu, l’autore, come a creare un distacco, uno  zoom indietro fra sé e la sua coscienza: è noto l’impegno didattico dello scrittore, che porta in sé una vocazione non lontana dallo straordinario lavoro e dagli obbiettivi di Don Milani: “indovinare negli occhi dei ragazzi, le cose belle che essi vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso”.

È un libro appassionato, da leggere e poi anche riaprire a caso per ritrovare citazioni e riflessioni, come una raccolta di poesie.

“Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia patria, gli altri i miei stranieri.”


Paola Pitagora

Attrice e scrittrice


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