Donne nel pallone. Se il calcio femminile diventa una web serie

È “A qualcuna piace il calcio” web serie di Silvia D’Orazi, Chiara Aliberti e Giovanni Lupi. Dedicata al calcio femminile racconta sogni e speranze delle protagoniste di uno sport che ancora oggi fatica a raggiungere l’attenzione che meriterebbe…

“Purtroppo il pubblico non ci vede mai, non ci conosce, eppure vi assicuro che non siamo seconde agli uomini per attaccamento, grinta e voglia di fare”. (…) “Ancora avvertiamo intorno uno strano genere di misoginia, retrivo, assurdo, come se lo sforzo delle ragazze valesse meno di quello degli uomini. Speriamo di cambiare questa mentalità, ma ci vorranno anni. Noi faremo il nostro”.

Sono parole della campionessa di ciclismo Elisa Longo Borghini (La Repubblica, 7 marzo 2017), ma si adattano benissimo allo sport femminile in generale, fatta esclusione ovviamente per le grandi campionesse-icone di sport come il nuoto, la scherma, l’atletica leggera.

Eppure quello dello sport femminile è un mondo sorprendentemente ricco di storie e di umanità. Per raccontarlo in versione calcio è stata ideata la web serie A qualcuna piace il calcio (guarda), che porta la firma di Silvia D’Orazi, trentenne regista viterbese, di Chiara Aliberti e di Giovanni Lupi.

La prima opera della serie racconta la realtà della Res Roma, Società sportiva dilettantistica che ha partecipato al campionato femminile di serie A nella stagione 2013-2014. Si tratta di un video-documentario che ha ottenuto gran successo sul web e ha ricevuto il riconoscimento come miglior film italiano al Matera Sport Film Festival, oltre a essere stato premiato dalla giuria dello Sport Film Festival di Palermo. I curatori hanno tenuto a sottolineare che la scelta è dovuta soprattutto al tema trattato, il calcio femminile che con fatica cerca di ottenere la meritata attenzione da anni.

Il buon esito dello sforzo ha convinto le autrici a proseguire nel solco dello sport femminile, che le porterà ad affrontare anche le discipline “minori”. Intanto, però, Chiara e Silvia sono rimaste ancorate al calcio femminile con un secondo video intitolato Fuori gioco. In principio era lo sport, che punta l’attenzione su una squadra femminile di calcio a 5, l’Atletico San Lorenzo, e sulla realtà del calcio popolare.

Tradotto, significa che le squadre sono affidate alla proprietà (e alla generosità) dei tifosi grazie all’azionariato popolare, promosso attraverso cene sociali e altri eventi. Questo secondo video-documentario ha già fatto incetta di premi. A Macerata ha ottenuto il premio Pindaro in occasione della sesta edizione dell’Overtime Festival, che anche quest’anno ha dato la possibilità a giovani registi e autori di proiettare cortometraggi e documentari sociali sul tema del racconto e dell’etica dello sport.

A Bagnoregio l’Unione Nazionale Veterani dello Sport “Giulio Onesti” ha conferito agli autori la Benemerenza Coni 2016.
Le due opere raccontano le peripezie del calcio femminile attraverso interviste, immagini, riprese di allenamenti e sfide sul campo, quest’ultima forse la parte più difficile considerando che fior di registi hanno tentato con scarso successo di riprodurre il pathos di una partita di calcio.

Qui la scommessa è stata vinta, forse perché si è trattato semplicemente di un approccio “alla pari”, che fa prevalere da entrambe le parti lo spirito amatoriale nonostante la tecnica impeccabile, in questo caso sia quella delle calciatrici sia quella delle autrici. È curioso però osservare come il calcio femminile riproduca in versione più soft (ma neppure tanto) certi fenomeni tipici dello sport, come il tifo appassionato, la cattiveria, la generosità, lo spirito di spogliatoio e così via, sebbene in modo più autentico e privo di eccessi (a cominciare dal tatticismo esasperato dato che parliamo di calcio).

“C’è meno livellamento ed è la classe a fare la differenza”, osserva la Longo Borghini nell’articolo citato. Mettendo a confronto i due film peraltro – come è avvenuto in occasione di una recente presentazione presso il museo della Mente di Roma –, risulta evidente il divario non solo tra sport maschile e sport femminile, ma anche tra sport femminile di serie A e quello di altre serie, compreso il calcio popolare. Pianeti che si sfiorano ma restano lontani anni luce, ognuno con le sue storie da raccontare.