Il Dracula di Besson è un Don Giovanni. Alla Festa la nuova rilettura del vampiro tra Dio e sesso

In sala dal 29 ottobre (per Lucky Red) “Dracula: l’amore perduto” di Luc Besson. Il regista francese riparte dai temi già abbozzati in “Dogman” per rimaneggiare il famosissimo vampiro di Bram Stoker. Il suo è un Conte seduttore, costruito sui binari del sesso e della religione. Una lettura che apre nuove riflessioni, anche se non necessariamente originali. Presentato alla scorsa Festa del Cinema di Roma …

Ogni film è un affluente. Si ricongiunge col film che lo aveva preceduto, porterà qualcosa al film che verrà dopo, tutti insieme scorrono placidamente nel fiume principale, che siede sulla sedia della regia. Il nuovo affluente di Luc Besson è tinto di rosso sangue, come inevitabile per un adattamento di Dracula, sfocierà nelle sale il prossimo 29 ottobre e si sviluppa davvero molto vicino all’affluente precedente, Dogman, in concorso a Venezia nel 2024. Stavolta, invece, la corsa è partita dalla Festa del Cinema di Roma.

Non è solo la comune presenza del bravissimo attore protagonista, Caleb Landry Jones, ancora una volta in punta di fioretto (o forse di canino). Per chi Dogman lo aveva apprezzato, condividendo la levata di scudi per la mancata Coppa Volpi al protagonista, questo Dracula sembra una naturale continuazione, quasi un secondo tempo. Con tutto che le trame, invece, differiscono e non poco.

Siamo, va da sé, in Transilvania. Il Conte Dracul è un soldato portentoso, ma vive davvero solo per l’amore passionale che lo lega a sua moglie. Un’insistenza che è il primo segno di una rilettura di Besson: il suo Dracula è, prima di tutto, un seduttore, come ci fa capire il sottotitolo del film L’amore perduto. Ci fa capire anche che il conte viene sedotto a sua volta e, possiamo dire, abbandonato. Nella foga della battaglia per conto della Chiesa non riesce a difendere la sua bella, che rimane uccisa.

Dracula : Stoker, Bram, Saba Sardi, Francesco: Amazon.it: LibriLe pagine sanguinose del romanzo di Bram Stoker sono molto lontane, l’autore irlandese aveva costruito un personaggio giocato più sul gusto del macabro, che in quella dimensione ha segnato uno dei punti più rappresentativi del gotico europeo. Gli elementi del libro sono invece rimaneggiati, utilizzati in maniera diversa per rendersi funzionali a un discorso con due direttrici nuove: la religione e il sesso. Dracula si scaglia infatti contro Dio, colpevole di non aver protetto sua moglie, e contro l’istituzione terrena che lo rappresenta.

Dio risponde, togliendogli la morte e costringendolo al vampirismo come lo conosciamo un po’ tutti. Sangue fresco per tenersi in vita, più se ne ha e più si ringiovanisce, ma soprattutto chi viene morso può diventare vampiro a sua volta, sempre ammesso che il Conte decida di non ucciderlo. I suoi lunghi secoli Dracula li passa a cercare l’amata, convinto che prima o poi rispunterà fuori sotto vesti nuove, ma capace di riconoscerlo nonostante il tempo trascorso.

Proprio l’elemento religioso connette il Conte di oggi con il protagonista di Dogman, rifiutato dalla società e diventato un ladro. I manifesti allora riportavano una frase di Lamartine, “Ovunque ci sia un disgraziato, Dio invia un cane”, ma riferimenti alla religione erano sparsi un po’ ovunque nel film. Accostato al Dracula di oggi, ci si rende conto che i due protagonisti sono due reietti in lotta con la fede, da cui sentono di essere stati maledetti, coltivano la loro ossessione come atto di resistenza a un Dio che non c’era quando doveva esserci.

C’è poi il sesso. Dracula possiede un profumo magico che immediatamente fa crollare qualsiasi donna ai suoi piedi. Lo centellina, è la sua arma per riconquistare la moglie rediviva. Ma infine, stufo di aspettare le indecifrabili leggi della reincarnazione, crea un esercito di giovani donne, sedotte e morse, inviate per il mondo a cercarla al posto suo. Tra queste c’è anche un po’ d’Italia, con Matilda De Angelis, esemplare vampiro sottoposto al prete incaricato di scovarli, interpretato da Cristoph Waltz.

Certo, non è la prima volta che i canini affondati nel collo vengono letti in una chiave diversa, come metafora allusiva del sesso. E certo, davanti al vecchissimo vampiro seduttore sommerso da giovani monache di clausura, pronte a fare a gara per concederglisi, qualche retropensiero alla storia personale non proprio limpida di Besson viene naturale. Sono i conti da pagare, se il Conte decidi di immaginarlo così.

Dracula si conferma in ogni caso un personaggio capace di solleticare l’inventiva del cinema. Solo alcuni mesi fa il dissacrante regista romeno Radu Jude ne aveva portato una versione (anzi, più di una in un film solo) a Locarno, spiazzando ancora una volta la platea. E questo senza considerare gli innumerevoli adattamenti precedenti, da Coppola in giù. Forse è perché generano affluenti anche i grandi personaggi, ciascuno col suo corso.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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