Finalmente Truffaut (& co.) su Netflix. Accordo (cinefilo) con la francese MK2

Accordo cinefilo tra Netflix e la francese MK2 Films: dal 24 aprile gli abbonati d’Oltralpe godranno di una cinquantina di titoli d’autore di ieri e di oggi. Truffaut de “I quattrocento colpi” e “Finalmente domenica!“. Ma anche Chaplin (“Tempi moderni“), Haneke, Resnais, Demy, Kieslowski e altri ancora. Una piccola svolta (anche) nel rapporto non sempre facile tra la multinazionale e il mondo del cinema francese. E che potrebbe rilanciare tra i cinefili più diffidenti l’immagine del gigante dello streaming, tanto più in periodo di lockdown…

Se non è il “compromesso storico” tra multinazionali dello streaming e cinema d’autore francese, poco ci manca: dal 24 aprile, infatti, l’accordo tra la società di distribuzione d’Oltralpe MK2 Films e il colosso del cinema on-demand per antonomasia, ovvero Netflix, porterà nel catalogo di quest’ultima cinquanta titoli di grandi cineasti di ieri e di oggi. Qualche nome? François Truffaut, Alain Resnais, Jacques Demy, Charlie Chaplin, David Lynch, Michael Haneke, Emir Kusturica, Steve Mcqueen, Xavier Dolan e Krzysztof Kieslowski.

Per il momento solo gli abbonati in Francia potranno beneficiare di questa espansione “cinefila” dell’offerta Netflix. Ma si tratta, in ogni caso, di una novità simbolicamente rilevante: anche perché le opere di molti degli autori citati non avevano mai fatto ingresso nel parco titoli della piattaforma.

I cinquanta (degli ottocento) film di MK2 inclusi nell’accordo saranno pubblicati via via nel corso dell’anno su Netflix francese, ma non saranno un’esclusiva di quest’ultima, e continueranno ad essere disponibili anche su altre piattaforme.

Particolarmente rappresentata l’opera di uno dei maestri della Nouvelle Vague e (quindi) del cinema moderno, François Truffaut: del grande autore, regista e critico dei Cahiers du Cinéma (scomparso nel 1984) il gigante in streaming ospiterà ben dodici film.

Tra questi, l’intero ciclo di formazione (dall’infanzia al divorzio) del personaggio di Antoine Doinel (interpretato da Jean-Pierre Léaud) nei lungometraggi I quattrocento colpi (1959), Baci rubati (1968), Non drammatizziamo… è solo questione di corna (1970) e L’amore fugge (1979). Presenti anche l’amatissimo «inno alla vita e alla morte» di Jules e Jim (1962, dal libro omonimo di Henri-Pierre Rochè), l’adattamento del romanzo distopico di Ray Bradbury Fahrenheit 451, l’hitchcockiano La calda amante (1964), il dramma storico d’ambientazione teatrale L’ultimo metrò (1980) e il noir autoironico Finalmente domenica! (1983).

E farà un certo effetto vedere anche classici come Tempi moderni di Chaplin tra i suggerimenti di visione su Netflix (magari accanto a Stranger Things e a La casa di carta). Tanto più in Francia, dove il rapporto tra la multinazionale guidata da Reed Hastings e il mondo del cinema non è stato privo di attriti (pensiamo all’esclusione dal Festival di Cannes delle produzioni Netflix non uscite in sala).

Da questo punto di vista, Nathanaël Karmitz (amministratore delegato di MK2) guarda con soddisfazione all’accordo raggiunto, che segnerebbe un positivo rafforzamento del ruolo di Netflix nel valorizzare «l’eredità culturale del cinema e dei maggiori autori internazionali». Sulla stessa lunghezza d’onda il commento dell’altra contraente: «Il patrimonio di questi film», afferma Sara May, responsabile acquisti e co-produzioni di Netflix per Francia e Italia, «ha una portata universale, e rimarrà una fonte di ispirazione sia per i soci che per gli autori e i registi con i quali oggi collaboriamo».

Ma, al di là del dichiarato (e condivisibile) amore per il grande cinema di ieri (e di oggi), dietro l’accordo si può ben ipotizzare una strategia del colosso on-demand per migliorare la sua immagine agli occhi di quella fetta di comunità cinefila (non solo francese) che continua a guardarla con una certa diffidenza: vuoi per la discussa corresponsabilità nel sottrarre titoli (e pubblico) alle sale, vuoi per l’effettiva penuria (sino a questo momento) di titoli d’autore del passato nel catalogo.

Non sembra casuale allora che l’accordo arrivi adesso, con le sale che sprofondano nella peggiore delle loro crisi (e che in Francia resteranno chiuse almeno fino a luglio), mentre proprio le finanze di Netflix beneficiano della quarantena: il colosso dello streaming (su cui pesavano, prima del lockdown, debiti ingenti uniti alla concorrenza sempre più aggressiva di rivali come Amazon e Disney) è infatti tornato a toccare i suoi massimi in borsa, potendo contare su un aumento degli abbonati a fronte di una temporanea riduzione delle spese dovuta allo stop delle nuove produzioni.

In un simile contesto, la (già) privilegiata multinazionale potrà rendersi presumibilmente più simpatica contribuendo (almeno) alla divulgazione dei capolavori della settima arte. Anche perché, come ricorda a tale proposito il quotidiano Le monde, «il cinema mantiene un potere simbolico che ha profondamente a che fare con la sua storia e non può essere negoziato senza di essa».


Emanuele Bucci

Libero scrittore, autore del romanzo "I Peccatori" (2015), divulgatore di cinema, letteratura e altra creatività.


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