Formidabili quegli anni (Settanta). Prima della Milano da bere quella del cinema militante (ora su Youtube)

Disponibile sul canale Documentalia di YouTube prezioso repertorio anni ’70 del Collettivo Cinema Militante di Milano recuperato da Ranuccio Sodi e già presentato allo scorso festival di Pesaro. In questa epoca di grandi turbolenze la macchina da presa assume un ruolo fondamentale per documentare o costruire reportage sui temi più vivi. Quasi una sorta di versione in video de L’orda d’oro: 1968 – 1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, lo storico affresco d’epoca di Balestrini e Moroni. Ma anche uno spunto di riflessione sull’oblio di quelle battaglie e il sonno della ragione dei nostri giorni …

Sono disponibili sul canale Documentalia di YouTube 17 film e spezzoni del Collettivo Cinema Militante di Milano e del Movimento Studentesco Milanese girati tra il 1972 e il 1978. I materiali recuperati da Ranuccio Sodi in decenni di ricerche sono stati poi digitalizzati da CSC-Archivio Nazionale Cinema Impresa di Ivrea, dove i film sono conservati dal 2018.

Film girati all’epoca con scarsità di mezzi da cineasti in erba, all’epoca studenti e dei quali faceva parte lo stesso Ranuccio Sodi, operai e intellettuali, ma anche da professionisti con l’intento di documentare e produrre la controinformazione da opporre alle veline dei media ufficiali e addomesticati.

Il recupero del prezioso materiale video, nato dall’urgenza di documentare e la povertà di mezzi, aggiunge un ulteriore gruppo di testimonianze sul periodo troppo spesso liquidato con la definizione mistificatoria di “anni di piombo”.

Il decennio dei “movimenti” degli anni Sessanta e Settanta è stato invece una stagione rivoluzionaria vissuta da centinaia di migliaia di persone in modo totale e darne una lettura riduttiva, che inverte ad arte le cause con gli effetti, attesta solo la responsabilità e la malafede di chi non ha mai voluto fare i conti con quel periodo.

Tra il Free Speech Movement di Berkley del 1964/65, il Maggio francese e la Primavera di Praga, il ’68 italiano aveva assunto una propria specificità per durata, allargamento dei temi ben oltre le istanze giovanili e per la violenza opposta dallo Stato. Da noi il ’68, in realtà, aveva avuto inizio con l’occupazione studentesca dell’Università Cattolica di Milano nel novembre/dicembre del 1967 per prolungarsi fino alla fine degli anni ’70 attraversando le stragi di stato, l’Autunno Caldo sindacale del ’69 che sei mesi dopo obbligherà il breve Governo Rumor all’approvazione dello Statuto dei Lavoratori, le lotte per la riforma della scuola e un più aperto diritto allo studio…

Ma questi sono solo alcuni dei momenti salienti di quella che a tutti gli effetti è stata la vastissima mobilitazione permanente di una così larga parte di uomini e donne.
Un terremoto capace di sgretolare convenzioni consolidate e che le istituzioni, vedevano come un pericolo da combattere con “ogni” mezzo più o meno lecito: dalle cariche sui cortei della Celere e il retaggio fascista del Codice Rocco alle azioni neofasciste ordinate da corpi dello Stato.

È in questa epoca di grandi turbolenze che la macchina da presa assume un ruolo fondamentale per documentare gli avvenimenti o costruire veri e propri reportage sui temi più vivi. Materiali scarni, il più delle volte girati con la cinepresa super8 di famiglia, grezzi ma proprio per questo veri. Altre volte passati in postproduzione per aggiungere una voce fuori campo a commento. Altre volte ancora veri e propri reportage semiprofessionali.

Verrebbe quasi da considerare questo materiale come la componente visuale de L’orda d’oro: 1968 – 1977. La grande ondata rivoluzionaria e creativa, politica ed esistenziale, (la prima edizione edita da SugarCo nel 1988 ha avuto due successive ristampe uscite per Feltrinelli, con integrazioni e aggiornamenti, nel 1997 e 2003) il libro corale di Nanni Balestrini e Primo Moroni che vede raccolti i contributi più diversi per dare conto della galassia di eventi, gruppi, idee e personaggi che ha animato quel decennio.

Soni infatti numerosi i fondi visuali che compongono il polittico della stagione dei movimenti: l’Archivio Alberto Grifi, l’Archivio Armando Ceste tra i fondatori del Collettivo Cinema Militante di Torino, i documentari di Anna Lajolo e Guido Lombardi.
Indipendentemente dalla qualità tecnica dei film raccolti nel canale YouTube di Documentalia siamo di fronte ad un materiale che, oltre a conservare meritoriamente la memoria di un periodo così travagliato e contraddittorio, impone più di una riflessione seria e non reducista nel confronto con la contemporaneità.

Per avere argomenti di raffronto basterebbe il solo Feda Fargas (1974, 65’, sonoro, b/n.), realizzato dal Collettivo Cinema Militante milanese per documentare le lotte alla Feda, una piccola fabbrica tessile di Cinisello Balsamo, e alla Fargas, una azienda metalmeccanica di Novate Milanese (gruppo Montedison), a cavallo tra il 1973 e il 1974. Seguire gli operai che parlano delle motivazioni e lo svolgimento delle agitazioni nelle due fabbriche, dell’occupazione e, nel caso della Feda, dell’autogestione è uno spaccato di coesione e consapevolezza politica che oggi sembra desolantemente irripetibile. Eppure, mai come oggi, dopo quasi cinquant’anni, i motivi per una mobilitazione sono stati più vivi. È davanti agli occhi di tutti il rigurgito fascista, le drammatiche questioni del lavoro e lo Statuto dei Lavoratori ridotto a carta straccia, gli innumerevoli problemi sociali oltre alla dissoluzione di diritti basilari faticosamente conquistati proprio in quel decennio.

Quello che è stato uno degli slogan minacciosi del movimento “Pagherete caro, pagherete tutto”, che è anche il titolo del film di Ranuccio Sodi contenuto nel cartellone di Documentalia, sembra essersi ritorto, con interessi da strozzino, contro chi quei diritti aveva strappato a costo di sangue sudore e lacrime.

Per questo, da un lato, se quegli anni fossero o meno formidabili, come vuole il titolo del libro di Mario Capanna (Rizzoli 1994 – Garzanti 2017) che di quell’epoca è stato uno dei protagonisti di rilievo, attiene alle sensibilità personali di chi li ha vissuti dall’altro lato l’importanza di questi come di tutti i materiali che compongono l’ideale antologia del periodo rimandano all’attualità dove, mai come ora, l’erosione dei diritti elementari ha portato la coesione sociale e la capacità di reagire vicina allo zero.

“Cosa hai fatto in questi anni, Noodles?” chiede l’amico a Robert De Niro in C’era una volta in America. “Sono andato a letto presto” è la risposta più calzante per descrivere gli ultimi quarant’anni di sonno e i mostri che ha generato… e soprattutto della necessità che suoni in fretta la sveglia.


Gino Delledonne

Gino Delledonne
Architetto e docente universitario a contratto. Ha collaborato alle pagine culturali di vari giornali tra i quali "Diario" e "Archivio". Devoto del gruppo garage punk degli Oblivians.

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