Fuori i maschi dalla favola. Marion Cotillard Regina delle nevi alla Berlinale

In concorso a Berlino “La tour de glace” della francese Lucile Hadžihalilović, liberamente ispirata alla Regina delle Nevi di Hans Christian Andersen. Il film mischia bene fiabesco e reale, partendo da un presupposto interessante: rinunciare al maschile. Si perde, però, nella sua premessa. Marion Cotillard interpreta bene la sua Regina, ma a spiccare è la giovane protagonista Clara Pacini…

Chissà cosa avrebbe detto Propp, con la sua teoria della fiaba, nel vedere una Regina delle Nevi come quella passata sugli schermi della Berlinale. La regista francese Lucile Hadžihalilović ha preso la fiaba famosissima di Hans Christian Andersen e l’ha ribaltata, escludendo completamente la componente maschile. Il risultato è La tour de glace, selezionato in concorso per l’Orso d’oro 2025.

L’idea di Hadžihalilović è interessantissima in realtà e non sorprende, da collaboratrice sono anni che mette la sua firma su alcuni dei film più anticonformisti e stuzzicanti passati tra i vari festival, specie quelli diretti da Gaspar Noé, suo compagno (Lux æterna, Carne), qui anche in veste di attore. Nella favola un ragazzo era fatto preda dalla temibile Regina, toccava alla giovane fidanzata provare a liberarlo per poter avere finalmente una vita insieme. La regista decide di eliminare l’elemento maschile, rendendo la fiaba una ricerca del materno invece che dell’uomo.

Con premesse così, era facile formarsi delle aspettative alte. La tour de glace invece (e purtroppo) non va molto più in là della sua cornice. Riesce molto bene a mescolare la realtà con il fiabesco e alcune sequenze in pellicola sono ottime dal punto di vista visivo. Sul resto, invece, fa avanzare molti più punti interrogativi che plausi. In particolare per il ritmo dilatato fino al limite del flemmatico, che finisce per pesare in maniera inverosimile su tutta la storia.

Hadžihalilović immagina una giovanissima ragazza ossessionata dal racconto della Regina, tanto da conoscerlo a memoria e recitarlo senza sosta alla bambina cui fa da sorella maggiore, pur non essendolo. È orfana, infatti, e vive tra le Alpi francesi con una famiglia che l’ha accolta. La interpreta una giovanissima attrice, Clara Pacini, una delle tante promesse passate per il concorso, in cui quello delle madri sembra essere il tema preponderante e dunque, per riflesso, ci sono tanti figli e figlie in ogni film.

La ragazza si fa portare in città e finisce rapidamente su un set cinematografico. Stanno girando appunto una versione adattata della favola di Andersen, con una capricciosa diva a far da Regina. È Marion Cotillard a vestire i panni della protagonista, serafica ma rigida, con gli occhi perennemente socchiusi. Proprio sul personaggio della Regina pesa di più il ritmo di cui abbiamo già detto, con le pause infinite tra una battuta e l’altra a rendere difficile sostenere i dialoghi.

Per la ragazza l’attrice diventa la figura materna che non ha mai avuto, difficile dire con certezza invece cosa ci veda la star in questa bambina, che però fa entrare rapidamente nelle sue grazie, pretendendo per lei un ruolo nel film. Tra le due nasce un rapporto di codipendenza, hanno lunghe discussioni nel camerino della star, così vicina al suo personaggio da interpretarlo anche a telecamere spente, rafforzando il fascino della giovane nei suoi confronti.

Nell’avvicinarsi al finale il rapporto esplode nelle sue contraddizioni, ma anche nella sua evanescenza, che finisce per contagiare il film stesso. Hadžihalilović ha scelto chiaramente di fare del legame tra le sue protagoniste il centro nevralgico di tutta l’impalcatura de La tour de glace. Se però il centro non regge, qualcosa si rompe, o si scioglie, inevitabilmente.


Tobia Cimini

Perditempo professionista. Spende il novanta percento del suo tempo leggendo, vedendo un film o ascoltando Bruce Springsteen. Nel restante dieci, dorme.

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