“Haiku”, la famiglia Maraini nel lager giapponese

È il documentario di Mujah Maraini-Melehi dedicato all’Odissea della sua famiglia durante la Seconda guerra mondiale, quando i nonni Topazia Alliata e Fosco Maraini, residenti in Giappone, rifiutandosi di aderire alla repubblica di Salò furono imprigionati in un lager, insieme alle loro tre figlie. Una storia raccontata a partire dal diario che Topazia scriveva durante la prigionia…

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Pur trattando vicende in gran parte conosciute e a rischio agiografia e autoreferenzialità, il film documentario Haiku on a Plum Tree (Haiku sull’albero del prugno, prodotto da Interlinea Film e Haiku Film) di Mujah Maraini-Melehi centra un obiettivo non facile: tenere desta l’attenzione dello spettatore dalla prima all’ultima inquadratura e allo stesso tempo colpirlo dritto nel cuore.

Il film, presentato alla Festa del cinema di Roma, racconta la storia della famiglia Maraini, dall’incontro tra Fosco Maraini e Topazia Alliata alla nascita delle loro tre figlie, Dacia, Yuki e Toni, dal trasferimento in Giappone alla vigilia della Seconda guerra mondiale, al successivo internamento in un campo di prigionia giapponese dell’intera famiglia, costretta a subire fame e privazioni in seguito al rifiuto dei genitori di aderire alla repubblica di Salò, che – ricordiamo – era ancora alleata del Giappone dopo l’8 settembre. Vicende che la stessa Topazia annotava giorno per giorno in un piccolo taccuino verde, poi “tradotto” in un libro dalla figlia Toni e madre della regista, nel 2003, col titolo Ricordi d’arte e prigionia di Topazia Alliata (Sellerio).

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Il pregio del film sta nella scelta della modalità in cui è costruita la narrazione, che si avvale della scrittura di Deborah Beldford de Furia accanto a quella della regista, nipote di Topazia e figlia di Toni: da una parte le interviste realizzate dalla stessa Mujah Maraini-Melehi, compresa quella alla nonna Topazia prima della sua morte avvenuta all’età di 102 anni, dall’altra il viaggio nei luoghi raccontati alla ricerca di testimonianze dirette.

Il tutto intervallato da elaborazioni grafiche, fotografie, filmati d’epoca e soprattutto dal Dogugaeshi, spettacolo di Marionette dell’artista statunitense Basil Twist che si ispira alla tradizione teatrale giapponese del 17° secolo. Giovandosi anche del commento musicale di Ryuichi Sakamoto, il film riesce così, tra documenti reali e giochi di fantasia, ad andare oltre la cronaca familiare, toccando le corde della memoria (e della nostalgia) collettiva.

Il film è stato realizzato grazie a un’azione di crowfunding, che ha permesso di raccogliere quasi 60 mila dollari in un mese sulla piattaforma Kickstarter. Il contributo di 193 finanziatori di 8 paesi del mondo si è aggiunto al sostegno dell’Istituto di cultura italiano di Tokio e alla collaborazione del gabinetto Viesseux e all’Archivio Alinari.