Com’ è bello l’Inferno se lo racconta Herzog
Affascinante viaggio attraverso i vulcani attivi del nostro pianeta, ma anche e soprattutto tra le divinità vecchie e nuove (il dittatore coreano Kim Il-sung, per esempio) che gli uomini che vivono sotto i vulcani hanno creato. È Into the Inferno, ispirato dal libro del vulcanologo americano Clive Oppenheimer, passato alla Festa di Roma e dal 28 ottobre su Netflix. Da non perdere…

E no, non è l’Inferno della premiata ditta del cineturismo, Brown-Haward che ha preso d’assalto le sale dopo il lancio fiorentino. È l’inferno di Werner Herzog. Meglio, Into the Inferno, l’ultima esperienza estrema dell’immenso autore tedesco, abituato a solcare il pianeta fin dai tempi lontani di Fitzcarraldo nel racconto delle imprese impossibili dell’uomo e della “natura indifferente”.
Dopo l’ultima esplorazione dell'”invisibile mondo della rete” (Lo and Behold- Internet: il futuro è oggi, leggi la recensione di Carlo Gnetti) l’autore di Aguirre, furore di Dio, si è lasciato affascinare – e chi non lo sarebbe? – dalla furia incandescente dei vulcani. Grazie all’incontro con Clive Oppenheimer, vulcanologo statunitense e autore del libro, Eruptions that Shook the World, alla base di questa nuova avventura, sotto il vulcano.

Quel mondo sotterraneo, cioè, che tiene insieme l’immagine più tangibile della preistoria dell’universo e contemporaneamente del suo futuro, del suo divenire. Quel luogo magico e misterioso che gli uomini, nel subirne le conseguenze devastanti, hanno riempito di spiriti e divinità, espressione di una natura “matrigna” o benevola, da adorare o imbonire attraverso danze o sacrifici.
Dall’Islanda all’Arcipelago di Vanuatu nel Pacifico, dall’Etiopia alla Corea del Nord, Werner e Clive ci accompagnano alla scoperta dei vulcani ancora attivi del nostro pianeta. Ma soprattutto all’incontro con le popolazione che lì vivono da millenni, in balia degli eventi. Perché Herzog lo mette in chiaro subito: non gli interessa rischiare la vita per filmare le viscere della terra, come spesso accade agli scienziati del campo. Ultima una coppia di francesi, uccisa da un vulcano in Giappone, di cui vediamo – impressionante – lo stesso flusso piroclastico che loro non sono riusciti a “domare”.
A Herzog l’antropologo interessa “la gente: com’è vivere sotto un vulcano – dice – quali sono le credenze, i demoni o i nuovi dei che ha potuto creare una forza così grande”. Così come gli ultimi discendenti di un’etnia di cannibali nel Pacifico, il cui capo villaggio regala all’obiettivo una danza propiziatoria o il divertito gioco dei ragazzini mentre tentato di mostrarsi “feroci” indigeni come un tempo.
O ancora, più straordinario a proposito di nuove divinità, ecco Kim Il-sung, il condottiero, il liberatore, il dio assoluto dell’atea Corea del Nord, nato dalle viscere del grande vulcano al confine con la Cina. Lo cantano i bambini nelle loro canzoncine, lo invacano nelle oceaniche coreografie di piazza, e lo celebrano i manifesti della inossidabile propaganda di regime, questa sì inossidabile anche alla lava.
Into the Inferno, presentato in nteprima al Telluride festival negli States e poi qui a Roma, arriverà su Netflix dal 28 ottobre. Assolutamente da vedere.
Gabriella Gallozzi
Giornalista e critica cinematografica. Fondatrice e direttrice di Bookciak Magazine e dei premi Bookciak, Azione! e Bookciak Legge. Prima per 26 anni a l'Unità.
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